I Grandi Maestri del Cinema: La fiamma del peccato di Billy Wilder

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Siamo nel 1944 e Billy Wilder ci regala una delle piu’ interessanti rappresentazioni del film noir anni Quaranta.

Per la rubrica I Grandi Maestri del Cinema ti proponiamo il film “La fiamma del peccato”.

La storia del film

di Chiara Ricci

locandina ufficiale del film

Ho ucciso per denaro e per una donna e non ho preso il denaro e non ho preso la donna. Bell’affare. (Fred Neff / Fred McMurray)

No, io non ti ho mai amato, non ho mai amato nessuno. Sono guasta dentro. (Phillys Dietrchson / Barbara Stanwyck)

Solo queste battute de La fiamma del peccato sono sufficienti a tracciarne la trama, l’atmosfera noir, la caratterizzazione dei personaggi.

In questo film di Billy Wilder si racconta, attraverso la tecnica del flash-back, ovvero del “ricordo”, che inizia quando l’assicuratore Walter Neff (Fred McMurray), dopo una lunga giornata di lavoro, torna nel suo ufficio per registrare su un nastro tutto l’accaduto. Per lo più la vicenda è narrata – ad eccezione dei dialoghi – attraverso la voice over, la fuori campo, che appartiene allo stesso Fred.

L’uomo racconta dell’incontro e della seduzione di Phillys Dietrichson (Barbara Stanwyck), il cui marito ha una polizza assicurativa sugli infortuni con la compagnia per la quale lavora Fred della quale, in caso di morte dell’uomo, sarà Phillys a beneficiarne.

Quest’ultima è una giovane donna avvenente, seducente, intrigante ma visibilmente annoiata e insoddisfatta del marito burbero, avaro, tedioso e della propria vita. Sin da subito sembra essere attratta da Fred e non tarda a proporgli l’assassinio dell’uomo per poter usufruire della sua polizza e doppia indennità (da qui il titolo originale del film Double indemnity) prevista in caso di morte.

Fred, totalmente irretito dalla donna, progetta un piano praticamente perfetto per liberarsi dell’uomo senza però tener conto dell’ipocrisia della donna che dice di amarlo e dell’infallibile intuito del suo amico e compagno di lavoro Barton Keyes (Edward G. Robinson) che, irrimediabilmente, scopre l’imbroglio.

Un film noir Anni Quaranta

locandina ufficiale del film

Il film di Billy Wilder rappresenta – assieme a Viale del tramonto che lo stesso Wilder gira nel 1950 – l’apice del film noir targato Anni Quaranta. Perfetti sono i tre protagonisti: Fred McMurray, Barbara Stanwyck ed Edward G. Robinson ciascuno dei quali impeccabile nel proprio ruolo. A spiccare è l’insolitamente biondissima Barbara Stanwyck (con un vago richiamo alla grande dive tedesca Marlene Dietrich) che accettò questa parte non senza timori e preoccupazioni.. riuscendo, però, a creare sul grande schermo l’archetipo della perfetta femme fatale. Ogni sua apparizione, ogni suo gesto, ogni sua battuta sono misurati affinché il suo ruolo risulti quanto più possibile sinistro, ambiguo, distruttivo eppure affascinante, curioso, intrigante. Ed è proprio tutto questo ad attirare l’attenzione del povero Fred.

Memorabile è la scena in cui la Stanwyck, disturbata durante il suo bagno di sole, incontra per la prima volta l’assicuratore: il suo solo sguardo racconta la vita e il carattere inaffidabile e capriccioso di una donna “pericolosa”. E tutto questo Wilder lo sottolinea magistralmente riprendendo la discesa dalle scale di Phillys focalizzando la macchina da presa sui suoi piedi, in particolare sulla sua brillante cavigliera marchio d’istintivo (all’epoca) di una donna volgare, di facili costumi.

L’origine del film: “Il postino suona sempre due volte” di James Cain

ossessione il film

Il film è tratto dal romanzo di James Cain “Il postino suona sempre due volte“, lo stesso da cui Luchino Visconti, nel 1943, trarrà Ossessione con Clara Calamai e Massimo Girotti.

Lo stesso James Cain è profondamente entusiasta del film di Wilder tanto da dichiarare, “E’ l’unico film che abbia mai visto, tratto da miei libri, che ha cose che vorrei aver trovato io”. Ciò è dovuto alla grande capacità di scrittura e di descrizione di Billy Wilder e di Raymond Chandler, famoso scrittore di romanzi gialli e uno tra i più grandi sceneggiatori di Hollywood (basti pensare a Il grande sonno e alla creazione del personaggio di Philip Marlowe).

Ma il genio di Billy Wilder in questo film sembra avere un libero sfogo mostrando come al cinema tutto è possibile. C’è una scena che si svolge in casa di Fred dove Phillys, per nascondersi da Barton Keyes, si nasconde dietro una porta. Quest’ultima però ha una singolare particolare: infatti, non si apre verso l’interno come di consuetudine bensì verso l’esterno.

Inoltre, il finale del film non è stato concepito così come le vediamo oggi poiché prevedeva la vista della morte di Walter in una camera a gas, dove era presenta anche il suo collega. Poi, in un secondo momento si è pensato che questa scena potesse essere troppo forte e si è deciso di modificarla con quella attuale.

La fiamma del peccato è un film ricchissimo di pregi, di innovazioni tecniche, strutturali, ambientali, narrative. È un film che andrebbe studiato e analizzato fotogramma per fotogramma. Ed è per la magistrale regia di Wilder e per le indimenticabili e impeccabili interpretazioni dei tre protagonisti che il film ottiene ben sette nomination agli Oscar, pur non vincendone nessuno: Mglior Film, Miglior Attrice protagonista, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura, Miglior Fotografia in bianco e nero, Miglior Suono, Miglior Colonna Sonora. A dimostrazione di come i premi e la critica non sempre riconoscano un prodotto eccellente della Settima Arte.

È un film che nessun cinefilo – anche chi non è amante del genere noir – non può perdere! La fiamma del peccato è un film che è stato, e che continua ad essere, una pietra miliare nella storia del cinema non solo statunitense ma mondiale. Chapeau a Billy Wilder!

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