Una sottile e commovente esplorazione di sentimenti, rapporti, bisogni e assenze. Questo è Il rifugio, l’ultimo suggestivo film del regista francese François Ozon, in questi giorni nelle sale. Leggi nel mio articolo il motivo per cui, tra tanti campioni d’incassi, lo consiglio.
La trama
Mousse (Isabelle Carré) è una giovane tossicodipendente. Quando il suo compagno Louis (Melvil Poupaud) muore per un’overdose, lei scopre di essere incinta. Nonostante il tentativo dei ricchi genitori di Louis che cercano di indurla ad abortire, lei decide di tenere il bambino, accettando di disintossicarsi con il metadone, e lascia Parigi ritirandosi in una villa in riva al mare. La sua ricerca di pace interiore verrà però sconvolta dall’arrivo di Paul (Louis-Ronan Choisy), il fratello di Louis.
Cosa colpisce del film
François Ozon, dai più conosciuto come regista del film 8 donne e un mistero con le attrici francesi Catherine Deneuve, Fanny Ardant, Isabelle Huppert ed Emmanuelle Béart, è da molti definito il regista delle donne perchè ogni suo film è costruito intorno a personaggi femminili. Anche ne Il rifugio il fulcro centrale attorno a cui tutto ruota è proprio la protagonista interpretata da Isabelle Carrè. Gran parte delle scene sono state girate quando la Carrè era realmente incinta e non poteva essere altrimenti viste le tante bellissime inquadrature di lei a pancia scoperta. Ozon ha inoltre scritto la sceneggiatura quando lei era ai primi mesi di gravidanza interpellandola spesso per comprenderne i sentimenti e le emozioni.
Isabelle Carré e Louis-Ronan Choisy
Il risultato è un film delicato quanto lo può essere una gravidanza. Durante tutti i 100 minuti si ha davvero la tentazione di voler toccare quella pancia, come poi sono invogliati a fare molti personaggi che Mousse incontra, cosa che però concede a pochi. Il rapporto con il suo corpo è ambiguo perchè l’accettazione del suo stato significherebbe la presa di coscienza di un lutto che non ha ancora accettato completamente: molto intensa è infatti la scena in cui, parlando con Paul, si chiede il motivo per cui Louis è morto e lei no. Così se da un lato sfrutta il suo stato per avvicinare a se Paul, dall’altro quando molti le si avvicinano, tentati da quella dolcezza che solo una donna incinta sa esprimere, lei li respinge.
Louis-Ronan Choisy
Altrettanto difficile ed ambiguo è il rapporto con Paul, interpretato dall’enigmatico Louis-Ronan Choisy, cantante molto noto in Francia e al suo esordio come attore: la sensazione che si percepisce è quella che lui riconosca in lei la madre che non ha mai avuto e lei l’ancora di salvezza da quella solitudine che non riesce ad accettare ma che si è imposta per il bene del bambino. Ma le dinamiche si complicheranno e in alcuni momenti sfuggiranno di mano ai due protagonisti così attenti a non lasciarsi travolgere dai sentimenti.
Il film è molto riflessivo e con pochi dialoghi: le musiche, che riempiono dolcemente i tanti silenzi dei personaggi, sono intense e tristi e sono state scritte dallo stesso protagonista Choisy. Altrettanto belle sono le immagini: nonostante l’ambientazione sia in sè suggestiva (la villa sul mare immersa nel verde), ciò su cui Ozon si sofferma maggiormente sono i visi e i corpi. Molto espressiva è per esempio la scena di Mousse, ormai quasi alla fine della gravidanza, nella vasca da bagno. Insomma un film da gustare e contemplare dall’inizio alla fine.
Melvil Poupaud
Concludo con una curiosità: il brano che si sente di frequente durante il film e che ha il suo titolo (Le refuge), lo stesso che in una scena Choisy canta al pianoforte, lo ritroviamo nei titoli di coda nel quale il cantante duetta con Isabelle Carrè, che si rivela essere anche una brava cantante.
La locandina del film
Da questo articolo si intuisce che il film è molto intenso e nello stesso poetico senza essere banale, bello lo vedrò sicuramente!
Di fatto si tratta in questo film costantemente del tema della maternità e della paternità come inassumibili dai diversi personaggi. Essi si trovano talvolta a narrare, più spesso a “vivere” lungo il tempo di una gravidanza (peraltro molto reale), delle storie in cui essi/e si son trovati/e figli e genitori mancati o mancanti.
Questo riguarda senza scampo ciascuno dei personaggi di tre generazioni e tutti coloro che vengono a circondarli in una danza che si costruisce via via seguendo la bellezza dei corpi e degli ambienti, come pure l’atrocità delle esperienze individuali e familiari, fino a significare l’inconsistenza o la disgregazione della famiglia. L’ultima scena rappresenta una splendida trovata del bello spirito dell’autore che è riuscito con un tocco di teatro di unire per sempre, nel momento che si separano, i due personaggi centrali, attraverso una genitorialità simbolica, che viene reclamata dalla madre reale e che apre a nuove possibili evoluzioni.
Grazie per il commento così interessante e dettagliato Lenio!