Dai creatori di ‘Galline in fuga’ e ‘Wallace &Gromit’, I Primitivi: la (Prei)storia del calcio

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×

Dall’8 febbraio al cinema I Primitivi, il nuovo film della Aardman Animations, studio di animazione britannico famoso per capolavori in claymotion (la stop-motion fatta con statuette di plastilina), come Galline in Fuga (2000), Wallace & Gromit (2005) e Shaun: vita da pecora (2015). Per la prima volta solo alla regia, Nick Park, vincitore di 4 premi Oscar e mente creativa della Aardman.

I Primitivi-locandina

I Primitivi – locandina del film

I Primitivi

In un improbabile Preistoria che mette insieme dinosauri, cavernicoli dell’Età della Pietra e prepotenti conquistatori dell’Età del Bronzo, un meteorite piomba sulla terra e lascia in dono uno strano sasso infuocato a forma di pallone da calcio. Gli antenati del protagonista, Dag, scoprono così il “gioco sacro” del football, che immortalano su pitture rupestri per poi dimenticarsene in seguito a cocenti sconfitte contro squadre avversarie.

Sarà proprio Dag a riportarlo in auge quando la sua tribù, scacciata dagli avveniristici mammut da guerra degli avidi Signori del Bronzo, dovrà riscattare la sua terra in una partita decisiva contro il team dei conquistatori, agli ordini del perfido e sleale Lord Nooth. Sua unica alleata, una ragazza (Ginna) che farebbe di tutto pur di poter giocare a calcio nell’arena cittadina (gli uomini dell’era di Bronzo sono sì all’avanguardia, ma non al punto da ammettere una femmina sul campo) e che valorizza il loro punto forte: sapere che il football è un gioco di squadra, non un modo per far sfoggio del proprio talento individuale (come avviene nel team avverso). Al  fianco di Dag resta sempre il fedele Grugno, cinghiale preistorico all’occasione massaggiatore, suonatore d’arpa e portiere di riserva.

 

Una produzione lunga e costosa per un risultato un po’ deludente

3 anni per realizzare la sceneggiatura, 150 persone coinvolte nella produzione del film (di cui a volte ben 33 impegnati contemporaneamente nell’animazione), 273 pupazzi in plastilina, creati da 23 differenti artisti in quasi 30 mesi di lavoro, 50 milioni di dollari di budget spesi in totale: uno sforzo produttivo davvero impressionante per un risultato finale non pienamente convincente.

L’animazione in stop-motion con le statuette in plastilina, marchio di fabbrica e fiore all’occhiello della Aardman Animations, è sempre estremamente curata e perfettamente realizzata, con tanto di chicche per fini estimatori, come le impronte tattili volutamente lasciate sui pupazzi per evidenziare l’immenso lavoro artigianale che vi è dietro. Forte attenzione è stata data a non snaturarne la qualità “vintage”, intervenendo con dosi eccessive di CGI (“Immagini Generate al Computer”, per i profani), riservate quasi solo alle scene dell’arena/stadio di calcio.

I Primitivi-set

I Primitivi – il set dell’animazione

Rispetto ai lavori precedenti, però, si avverte una certa mancanza di originalità e quasi una punta di approssimazione nel creare contesto e personaggi.

L’ambientazione preistorica regala qualche breve gag molto simpatica, come l’esilarante “caccia al coniglio”, o lo scarabeo-rasoio che usa il capo dei cavernicoli, Barbo (non a caso), per radersi; o le mollette-coccodrillo. Ma passa rapidamente in secondo piano, cannibalizzata dalla tematica del “gioco sacro del calcio”.

Scelta magari comprensibile, nell’anno dei Mondiali, che tuttavia pare riduttiva ed abbastanza scontata. Anche il possibile riferimento alla lunga serie di sconfitte della nazionale inglese (i “50 anni di dolore” dopo la storica vittoria nell’allora coppa Rimet), visto da alcuni nella tribù di Dag, rimasta isolata nella sua valle felice, che rinnega e poi dimentica la stessa invenzione del calcio a causa delle innumerevoli partire perse, risulta, se fosse vero, oltremodo criptico. Altrettanto dicasi per chi ci vede una specie di parodia di Brexit, con Lord Nooth – che inganna e sfrutta la passione del popolo per accaparrarsi sempre più soldi  – a rappresentare il bieco continente europeo.

Sinceramente, se di allusioni si dovesse trattare, sarebbero alquanto forzate, ben lontane dalle chiare citazioni in chiave caricaturale dei generi cinematografici presenti negli lavori precedenti di Park, come i vari Wallace e Shaun, la pecora.

Perfino Ginna, la ragazza che alla fine riesce ad allenare la squadra di Dag e a giocare al “gioco sacro” riservato ai maschi, pare un tributo un po’ pedissequo al momento pro-femminismo (apparente) che stiamo vivendo, una sorta di #metoo, anche noi abbiamo messo dentro un personaggio che rappresenti la parità dei sessi.

I Primitivi-scena

I Primitivi – Grugno massaggia Lord Nooth

Rimangono degne di nota alcune trovate umoristiche, come il fantastico piccione-messaggeria vocale, che funziona da segreteria telefonica replicando perfettamente voce, tono utilizzato e parole pronunciate da chi invia il messaggio; o la moviola fatta con i burattini, e i commentatori che seguono la regina dentro il loro box-portantina trasportabile; o Grugno, il cinghiale preistorico, un vero e proprio mix tra Shaun la pecora e il cane Gromit, che ci dona alcuni dei momenti più divertenti. Una curiosità: i suoi versi animaleschi sono interpretati dallo stesso Nick Park.

BILANCIO FINALE de I PRIMITIVI

Divertente per i bambini, soprattutto se under 10 anni e appassionati di calcio; meno entusiasmante per gli adulti, soprattutto se già conoscitori dei lavori meglio riusciti del team Aardman, che potrebbero rimanerne delusi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×