French Connection: ritorno a duello

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Arriva nelle sale italiane il prossimo 26 Marzo, dopo il successo ai botteghini francesi, il secondo film del regista Cédric Jimenez con protagonista la coppia (ormai assodata) composta dal premio Oscar Jean Dujardin e Gilles Lellouche. I due sonderanno, su sponde opposte, i segreti e le sfumature dell’organizzazione marsigliese nota per lo spaccio di eroina nel mondo: arriva nelle sale French Connection.

French connection locandina

Trama

Siamo a Marsiglia, nel 1975. Il giudice Pierre Michel (Jean Dujardin; The Artist, Monuments Men) viene incaricato di un’inchiesta sull’organizzazione criminale che esporta eroina nel mondo nota come French Connection. A capo di questa pare compaia tra tutti il nome di Gaetan Zampa (Gilles Lellouche; Gli infedeli, Piccole bugie tra amici), con cui Michel inizia una battaglia quasi personale per “eliminare” tutti i nomi legati all’organizzazione.

Trailer del film ‘French Connection’:

Dalla Francia con… nostalgia

Se da diversi anni ormai la Francia sembra riuscire a mettere insieme le migliori commedie sul mercato mondiale (Quasi amici su tutte), riuscendo ad incassare ai botteghini, a convincere la critica e a cedere i diritti per remake e sequel, la risposta che questo film dona è di una voglia di tornare al genere. French Connection, con un budget di tutto rispetto per la media europea (21 milioni di euro), riporta in auge il Polar francese, quel genere a limite tra poliziesco e noir non certo di fattura minimale e improntato molto sulla caratterizzazione e l’approfondimento dei personaggi.

L’argomento narrato non è nuovo al mezzo cinematografico: basti ricordare Il braccio violento della legge di William Friedkin del 1971 o, più recentemente, American Gangster di Ridley Scott del 2007. Eppure lo spirito puramente francese insito in quest’opera, nella composizione cromatica e stilistica dell’immagine, negli sfondi e nella scelta di un linguaggio d’inquadratura dinamico e parallelamente statico, riporta l’argomento in modo soddisfacente all’interno dei 135 minuti della pellicola.

French Connection Dujardin

Dujardin e Lellouche

I due protagonisti, uno contro l’altro nel film, s’incontrano giusto un paio di volte e il loro primo incontro e di certo uno dei dialoghi più tesi e ricchi di ritmo e suspance dell’intera pellicola. Per quanto due attori di grande spessore e duttili alla commedia quanto al dramma, la personalità che spicca maggiormente è quella di Lellouche che, avendo un personaggio caratterizzato meglio e di cui il regista spia tutte le vulnerabilità e discrepanze, risulta quindi più avvicinabile ad un pubblico neutrale che cerca di cogliere le persone oltre i personaggi raccontati.

Al contrario, dunque, risulta leggermente più fredda la prova di Dujardin che, seppur l’Oscar e ottime interpretazioni in generale, qui non ha lo spettro emozionale scritto per mostrare il suo talento e, anche quando potrebbe dar prova di ciò (la scena in cui la moglie lo lascia per paura di perderlo), pare non raggiungere l’obbiettivo sensoriale richiesto a se stesso e dal copione. Buona la prova registica, ancora soltanto alla seconda prova dopo il semisconosciuto Aux Yeux De Tous (2012).

french connection recensione

French Connection è un’opera dinamica, scritta serratamente che, raccontando l’escalation alla lotta al crimine realmente esistita tra gli anni settanta e ottanta a Marsiglia, riesce ad inserire trovate più puramente cinematografiche senza darlo mai (o quasi) a vedere allo spettatore, riuscendo ad attirarlo senza farlo annoiare grazie alla costruzione d’insieme (musiche, scenografie, recitazione, montaggio) ben dosate e dirette.

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