Recensioni Film: La storia di un uomo che lotta per far valere il suo diritto alla morte

Questa è la storia di Ramon (Javier Bardem), tetraplegico da trent’anni, da quando, distratto da una ragazza, si lanciò dalla roccia in un mare troppo basso a causa della marea. Ramon lesionato agli arti inferiori e superiori sarà capace soltanto di parlare e muovere la testa. Sarà accudito per anni dal fratello, dalla moglie e dal loro figlio, che lo accoglieranno in casa loro come se fosse figlio loro. La finestra della sua stanza è l’unica che può donargli una visibilità che vada al di là dei confini spazio temporali.

La sua routine trentennale sarà felicemente scossa dall’arrivo di due donne, Julia (Belen Rueda)e Rosa (Lola Duenas), che sapranno cogliere dai suoi consigli, gli insegnamenti di una vita. Ma Ramon è deciso a porre fine alla sua vita. Vuole morire con una dose letale di cianuro che qualcuno, data la sua immobilità, dovrà procurargli.

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Entrambe sono innamorate di lui, ma ognuna ha una visione diametralmente opposta all’altra: una vuole farlo vivere, l’altra aiutarlo a morire. Così, inizierà una causa con il tribunale per avere il suo diritto a togliersi la vita in maniera dignitosa.

Critica

Premio di migliore attore a Venezia per Javier Bardem, vincitore di un premio Oscar e di un Golden Globe come miglior film straniero, “mare dentro” è un film destinato a rimanerti nel cuore. Avere il mare dentro vuol dire non essere schiavi di un letto, e di una tetraplegia che ti costringe immobile per tutta la vita.

Mare dentro significa libertà di movimento, curiosità, capacità di esternare il sentimento con il movimento del corpo e dell’anima. Javier è un uomo forte e caparbio e nonostante la sua immobilità permanente, riesce a cogliere sfumature impercettibili, riesce a colmare i vuoti di due donne e a convincerle che la vita è un bene prezioso, se si è liberi di poterla vivere.

“Una libertà senza vita non è una libertà. Una vita senza libertà non è una vita”.La speranza all’eternità è un desiderio agognato dalla totalità delle persone, ma quando non si vive, e si muore lentamente, paralizzati nell’anima, come si può desiderare di vivere? È vita?

“Mare dentro, in alto mare – dentro, senza peso nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà che fanno vero un desiderio nell’incontro. Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una saetta, il mio corpo cambiato non è più il mio corpo, è come penetrare al centro dell’universo: L’abbraccio più infantile, e il più puro dei baci fino a vederci trasformati in un unico desiderio. Il tuo sguardo il mio sguardo, come un’eco che va ripetendo, senza parole: più dentro, più dentro, fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo. Però sempre mi sveglio, mentre sempre io voglio
essere morto, perché io con la mia bocca resti sempre dentro la rete dei tuoi capelli”.

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  1. SAMUELA

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