Estate 1993, di Carla Simón: il ritratto tenero e delicato di una stagione di passaggio

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Primo lungometraggio, in gran parte autobiografico, della regista Carla Simón (che ne è anche sceneggiatrice), Estate 1993 è stata la pellicola scelta per rappresentare la Spagna agli Oscar 2017 – pur se girata quasi interamente in catalano. Tra i suoi interpreti principali, Bruna Cusi (la zia di Frida), David Verdaguer (lo zio materno di Frida) e le due fantastiche bambine protagoniste, Laia Artigas (Frida) e Paula Robles (Anna). In uscita al cinema in Italia il 5 luglio.

Estate 1993 - poster

Estate 1993 – locandina

Estate 1993

Siamo a Barcellona, all’inizio degli anni ’90. Una serie di donne impacchettano gli oggetti personali di una bimba in un appartamento, sussurrando tra loro frasi e mezze parole che la piccola non deve intendere.

La bimba si chiama Frida (David Verdaguer), ha 6 anni e ha appena perso sua madre, suo padre era già morto qualche anno prima. Dopo un concilio familiare piuttosto teso, la trasferiscono in campagna a stare con la famiglia dello zio materno. Il fratello di sua madre, Esteve (David Verdaguer), vive in un piccolo villaggio dell’entroterra catalano con sua moglie Marga (Bruna Cusi) e la loro piccola figlia di tre anni, Anna (Paula Robles).

L’estate del 1993 sarà un’estate di svolta per Frida: l’ultima prima di iniziare la scuola elementare, ma anche la prima nella sua nuova famiglia, la prima senza entrambi i suoi genitori, la prima con una sorellina, la prima in campagna e non in città. Un’estate di cambiamenti non facili, alcuni naturali, altri meno, che lei vive con l’ottica che le è propria, quella di una bimba. Che a volte fa dispetti, anche crudeli, che è gelosa se le attenzioni non sono esclusivamente su di lei, che a volte dice bugie. Che origlia per sbaglio conversazioni di cui è lei l’argomento, che si chiede cosa sia successo alla madre ma ha paura di domandarlo, che guarda la sua cuginetta circondata dall’affetto dei genitori e sente di detestarla perché ha ciò che a lei sarà per sempre proibito avere.

Nel corso di un’estate non solo Frida cresce e cambia, ma anche i suoi zii, che ora le faranno da genitori – che si trovano a dover gestire un problema più grande e più scottante di loro, che devono aver a che fare con una bimba ferita che non conoscono fino in fondo e che non sanno come aiutare, che cercano di essere pazienti e di tollerare anche quando Frida mette in pericolo la loro, di bimba, e più di una volta.

Sullo sfondo, accennato a spizzichi e bocconi, bisbigliato nei commenti furtivi ascoltati qua e là, intuito ma mai chiaramente espresso, lo spettro del male che ha portato via i genitori della piccola: l’AIDS. E la paura, iniziale, che anche lei potesse esserne contagiata.

Un’estate di passaggio vista coi ricordi di un bambino

In Estate 1993 non succedono molte cose, o meglio, capitano, ma come capitano nella vita vera, senza grandi clamori, senza troppe azioni, a volte anche senza molti dialoghi. Gli avvenimenti importanti, la trama reale, accade quasi a latere, senza che siano i protagonisti a farla, senza che gli spettatori la vedano né venga loro raccontata per intero.

In Estate 1993 noi, gli spettatori, abbiamo le conoscenze di una bambina di 6 anni. Che si accorge che la gente intorno parla, ma non capisce fino in fondo quale sia il discorso. Riceviamo stralci di informazioni e poi tentiamo di metterli insieme e dar loro un senso. Ma non è un racconto visto in soggettiva, è come se un altro – bambino o adulto che sia – stesse seguendo Frida e riprendesse il suo punto di vista, ciò che si vede dall’altezza di una bimba di 6 anni.

Estate 1993 - Frida

Estate 1993 – Frida

La persona che segue Frida è Frida stessa, cresciuta. È la regista, Carla Simón, che racconta, da grande, i suoi ricordi di un’estate particolare: quella in cui ha dovuto accettare di aver perso sua mamma, dopo aver già perso suo padre, e di andare ad abitare con gli zii e la cuginetta, più piccola di lei. È la sua, la storia che osserviamo, dall’angolo dei suoi stessi ricordi.

Attraverso cui capiamo che la mamma di lei doveva aver fatto delle scelte discutibili, dalle espressioni di stizza che sfuggono alla nonna nei suoi confronti, dal suo accanimento nel far apprendere alla nipote una preghiera per “restare vicino alla mamma” e farle ricevere il perdono. Attraverso cui intuiamo la paura degli altri nei suoi confronti, quando si ferisce al parchetto e la mamma di una sua amichetta grida in preda al panico alla figlia di non toccarla e di star lontano dalla sua ferita. Attraverso cui vediamo quel sadismo che solo la mancanza di freni inibitori dei bambini può permettere, e con leggera apprensione seguiamo Frida e i suoi dispetti pericolosi alla piccola cugina – colpevole di averli ancora vivi e vicini a lei, i genitori.

Esatte 1993 - cast

Estate 1993 – la zia, Frida e Anna

Se non si trattasse di racconto autobiografico, il punto di vista del bambino visto dall’adulto che quel bambino è diventato sarebbe stato assolutamente e incredibilmente geniale. Essendo estremamente e fortemente legato alla propria storia familiare, colpisce comunque il tono delicato e poetico con cui l’argomento – evidentemente doloroso – è stato trattato.

Carla Simón è riuscita a tratteggiare, con una narrazione quasi lirica, un momento fondante della sua crescita, che per pura coincidenza andava a corrispondere con un momento comunque decisivo nella crescita di ogni bambino, l’estate prima dell’inizio della scuola dell’obbligo. L’aver descritto tematiche che potevano essere affrontate in modo molto più forte con una lievità e leggerezza classica dell’infanzia le rende ancora più pregnanti, e l’impossibilità di piangere di Frida rende ancora più potente la sua finale accettazione del lutto: si può piangere solo quando si è sicuri che ci sarà qualcuno ad asciugarci le lacrime, o ad aiutarci a farlo.

Anche la scelta, insolita, dell’utilizzare la lingua catalana risulta funzionale, in quanto contribuisce a porci nella condizione del bambino, che capisce i discorsi dei grandi, ma non fino in fondo – come chi conosce lo spagnolo può arrivare ad intuire il senso delle frasi catalane, senza però riuscire sempre a coglierle appieno. E comunque, sforzandosi per farlo. Una volta di più, una sfumatura importante che andrebbe a perdersi nella versione doppiata.

Estate 1993 - bimbe

Estate 1993 – le due bambine protagoniste

Bilancio finale di Estate 1993

Le due bambine protagonisti sono incredibili, come in realtà sono spesso i bambini, che stupiscono per le loro capacità interpretative così sviluppate. Alcuni loro giochi, le sfumature nello sguardo a tradire un guizzo di gelosia e poi la colpa, e poi la paura di aver causato troppo male, il desiderio di essere accettata e la rabbia contro chi non è il proprio genitore… Ma anche, in particolare nella figura della “nuova mama”, come la chiama Frida, la difficoltà di trovare l’equilibrio tra il raccogliere i pezzi di un’infanzia ferita e il mettere dei limiti ai capricci di una 6enne cresciuta senza regole, il pudore nel sostituirsi in un ruolo che non è il proprio e lo strazio di vedere una bimba affrontare dolori troppo più grandi di lei, la pesantezza e il fastidio di essersi trovata in una situazione difficile a causa di qualcuno che è morto, e che quindi non ci si può nemmeno permettere di odiare… Il discorso tra la zia e Frida, quando lei le chiede della morte della madre, un capolavoro di finezza psicologica… Questi alcuni dei minuscoli, infiniti e preziosissimi dettagli che fanno di Estate 1993 una piccola gemma. Un film in punta di piedi, a volte sussurrato, ma che dipinge coi toni dell’Arte con la “A” maiuscola un frammento di vita di una bimba. Che da grande vuole fare la regista.

2 Comments

  1. monica corti

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