Venuto al mondo: Castellitto ci regala un dramma che profuma d’Europa

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×

Venuto al mondo è l’ultimo film di Sergio Castellitto, tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini. E’ un film di pancia, un dramma intenso che emoziona fino alle lacrime, un percorso di vita che abbraccia circa un ventennio.

Una pellicola che parla innanzitutto d’amore. Tarkowskij diceva che un film è come una dichiarazione d’amore. Venuto al mondo non si accontenta di raccontare questo amore, ma si spinge fino agli archetipi dell’essere umano: la vita, la morte, la maternità, la paternità, l’odio, l’amore stesso, il tradimento, la fraternità, la memoria e la rimozione.

Venuto al mondo: la trama dettagliata del film

di Igor Riccelli

Qual è la trama di “venuto al mondo”? Puoi scoprirla qui sotto.

Con gli occhi ancora impregnati di guerra e cadaveri, Gemm (Penelope Cruz) si reca a Sarajevo con suo figlio Pietro, per assistere a una mostra sui caduti dell’assedio. Ad attenderli Gojko, amore mancato, che diciannove anni prima le fece conoscere l’uomo della sua vita, Diego.

Un film di respiro internazionale fatto da italiani, come afferma Castellitto in conferenza stampa. Secondo adattamento letterario dopo Non ti muovere (2004), Venuto al mondo è una pellicola ambiziosa che decide coscientemente di sporcarsi le mani con emozioni forti, estranee al cinema nostrano contemporaneo.

Servendosi di interpretazioni straordinarie – Penelope Cruz ed Emile Hirsch sono assolutamente fantastici nei rispettivi ruoli, senza trascurare le prove di Saadet Aksoy, Adnan Askovic e, infine, Luca De Filippo e Jane Birkin  – il regista mette in scena i drammi di una guerra che provoca morti innocenti e di una donna che non può dare la vita, sullo sfondo di una Sarajevo distrutta dai bombardamenti.

Penelope Cruz ed Emile Hirsch in una scena del film.

Ottimo l’uso dei flashback, che non appesantisce affatto la narrazione, creando un climax emozionale che si risolve nell’inaspettato disvelamento della vera verità (non quella che avevamo creduto tale fino a quel momento).

Il presente e il passato di intrecciano, l’elemento sonoro ci trasporta da una generazione all’altra. Netta l’aderenza ai canoni del melodramma, elevato però a un livello superiore. Non si finge mai, non si piange mai per finta. Le emozioni raccontate – e vissute da chi guarda – sono autentiche, reali, come un pugno allo stomaco che vi stringe nella notte.

La qualità del film è supportata poi da una sceneggiatura che si serve di una babele linguistica assolutamente funzionale alla narrazione. Si parla in italiano, bosniaco e inglese e il messaggio è di tipo universalizzante. Splendidi e pregnanti alcuni dei dialoghi e delle battute.

Ve ne cito solo alcuni:

  • «Come fai a essere sempre così felice? Facile. Non sopporto di essere triste»
  • «Kurt Kobain si drogava per affrontare Dio»
  • «Scrivi ancora poesie?» A rispondere, il silenzio
  • «Dio non ci perdonerà. E neanche i bambini»
  • «Voglio un lucchetto di carne che mi leghi a lui».

Non è mai facile tradire un romanzo in immagini, tantomeno un romanzo così corposo che si configura come contenitore di una miriade di temi di così grave importanza. Castellitto ci è riuscito, senza mai scadere nella retorica spiccia, confezionando un’opera epica, completa, profonda, basata su una vicenda inventata, che però rivela un altissimo grado di verità. Una perla rara per il cinema italiano. Assolutamente da non perdere.

 

 

Venuto al mondo: Il Libro

Questo qui sotto è la copertina del libro di Margaret Mazzantini da cui è stato tratto il film omonimo “Venuto al mondo”. Per capire meglio il film e approfondire alcuni contenuti puoi acquistarlo da Amazon.

venuto al mondo il libro

venuto al mondo il libro

>> Acquista qui il libro “Venuto al Mondo” <<

 

“Twice Born”: un’emozionante avventura umana alla scoperta dell’interiorità

di Jessica Di Paolo

Un atteso ritorno per il pubblico soprattutto per tutti quelli che hanno apprezzato “Non ti muovere” sempre diretto da Castellitto con Penelope Crùz , tratto dal libro della Mazzantini.

1984, anno delle Olimpiadi invernali a Sarajevo. Gemma (Penelope Crùz) si trova a Sarajevo per compiere alcuni approfondimenti per la sua tesi. Determinata a creare un lavoro originale e concreto, chiede ad un ragazzo del posto di nome Gojko (Adnan  Haskovic) di mostrarle le bellezze e le particolarità della città. Il rapporto tra i due è inizialmente conflittuale: il “traghettatore”( come lo ha definito Margaret Mazzantini in conferenza stampa a Roma ) rude e estremamente volgare, tenta in tutti i modi di sedurre la giovane Italiana che non sembra essere attratta dal fascino animalesco bosniaco.

Sarà proprio lui a farle incontrare Diego (Emile Hirsch), ragazzo tremendamente passionale e affascinante. Tra i due c’è  il colpo di fulmine, si crea una complicità trasgressiva e carnale ma allo stesso tempo dolce e  emozionante.

Non riescono a vivere separati, sono due calamite che si attraggono. La storia d’amore procede come tutte le belle storie d’amore fino a quando Gemma scopre di essere sterile. Da qui in poi la vita dei due innamorati cambierà radicalmente.

Escogiteranno numerosi piani per tentare di avere il così tanto desiderato figlio e, alla fine, Gemma riuscirà a raggiungere l’obiettivo con la nascita di Pietro (Pietro Castellitto). Nel corso del film il pubblico scoprirà che Pietro non è in realtà suo figlio, ma non voglio svelare il finale.

Il cast del film.

“Venuto al mondo” è la “storia dei salvati, di chi ce l’ha fatta ed è sopravvissuto ma anche di chi non ce l’ha fatta ed è stato travolto dalla vita” afferma Castellitto in conferenza stampa a Roma. “Non dire la verità a Pietro, il non figlio di Gemma, significa salvarlo da una realtà che sarebbe altrimenti troppo dolorosa da sopportare.”

Una parola per descrivere il film? Emozionante.

Il pubblico è coinvolto emotivamente dal primo all’ultimo minuto, senza una pausa, vivendo insieme ai personaggi le loro storie e condividendone le aspirazioni e passioni.

Un esempio lampante è Gemma, interpretata brillantemente dalla bellissima Penelope Crùz: una donna determinata e innamorata del suo uomo, Diego, che farebbe di tutto per tenere legato a sé. Quando scopre di essere sterile tutte le certezze della giovane donna crollano, portandola a dubitare continuamente dell’amore senza confini e estremamente intenso del fotografo bosniaco.

Sergio Castellitto, però, non vuole descrivere il tema della sterilità come un banale “capriccio” di Gemma che vuole per forza un bambino perché è nella normalità che le donne diventino mamma ad un certo punto della vita.

Gemma vuole un bambino da Diego perché crede che sia l’unico modo per tenerlo a sé, l’unico “lucchetto di carne” che possa proteggere il loro amore dagli eventi imprevedibili che la vita crea. L’ossessione della donna, quindi, deve essere vista come una specie di “dono d’amore” che lei vuole fare al suo uomo per dimostrargli quanto forte e vero sia il loro legame.

Penelope Crùz aggiunge che: “anche se non sei madre, si può capire facilmente il dolore che prova una donna quando scopre di essere sterile. Dopo aver letto il libro di Margaret e studiato il personaggio, ho deciso di intraprendere questa avventura umana che mi ha trasmesso tante emozioni”.

In contrasto con “Non ti muovere”, in questo film Penelope interpreta un tipo di donna diversa. È vero, la coppia Castellitto – Crùz è sempre la stessa, ma i personaggi cambiano. Italia e Timoteo sono personaggi algidi, distanti dalla loro quotidianità insignificante e ipocrita.

Gemma e Diego sono ragazzi carnali, passionali, che fanno l’amore senza vergognarsi e che vivono intensamente ogni attimo della loro vita. La prima scena di sesso tra i due è chiara: Castellitto si sofferma con particolare attenzione sul corpo, i tratti del seno, la violenza con cui il fotografo si impossessa del corpo della ragazza sussurrando un “ and now you are mine”.

È una storia d’amore trasgressiva e potente, che va oltre l’etereo rapporto dei personaggi di “Non ti muovere”. Lo sguardo per il regista è molto importante: dall’inizio del film, gli sguardi duri ma allo stesso tempo carichi di vita e di ricordi di Goyko ma anche di Diego da giovane, non possono che emozionare e commuovere il pubblico trascinandolo nella storia.

Insieme a Penelope Crùz bisogna ricordare Emile Hirsch che interpreta perfettamente i panni di un Diego solare e pieno di vita nonostante il background familiare non sia perfetto. È innamorato follemente di Gemma ma, a causa della guerra a Sarajevo, sarà costretto a cambiare le sue priorità mettendo al primo posto la patria.

Bravissimi anche Saadet Askoy che interpreta Aska, musicista innamorata di Kurt Coubain che aiuterà Gemma a coronare il tanto agoniato sogno di maternità, e Adnan Haskovic nei panni di Goyko, il Virgilio della situazione che traghetta letteralmente Gemma verso colui che sarà l’unico vero amore della sua vita.

Penelope Cruz e Sergio Castellitto.

Qual è l’intento del film?

A questa domanda Sergio Castellitto afferma che: “ con “Venuto al Mondo” ho cercato di mettere in scena qualcosa che semplicemente mi emozionasse, perché è proprio l’emozione che va controllata essendo la parte più pericolosa della nostra interiorità.

Il mio obiettivo è quello di arrivare al pubblico nel modo più forte; il cinema è lo strumento che ci aiuta a raccontare atti interiori che, almeno una volta nella vita, gli spettatori devono aver provato. Ogni scena è quindi depositaria di atti interiori come l’aborto, la vita, la morte, il colpo di fulmine, l’animalità.

Sto cercando di parlare all’intelligenza emotiva del pubblico per fare in modo che, dopo aver guardato il film,  lo spettatore possa portare via con sé dalla sala qualcosa che riguarda la sua vita, la sua interiorità.” Margaret Mazzantini aggiunge, inoltre, che il film vuole essere “un atto di omaggio alle donne in generale ma, in particolare, alle donne di Sarajevo stuprate, abbandonate e seviziate durante la guerra”.

Il regista è riuscito a colpire il pubblico nel modo più forte? Direi di sì. Lo spettatore esce dalla sala come se fosse stato lui il protagonista della storia, con amarezza e un forte senso di malinconia.

Come se avesse appena incassato una serie di pugni nello stomaco difficili da dimenticare. Il film verrà trasmesso con le voci dei doppiatori quindi non si potrà sentire la voce originale degli attori. Devo dire che è un vero peccato; nonostante l’indiscussa bravura dei doppiatori Italiani, la versione originale è molto più vera e emozionante.

No Responses

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 0 Flares ×