Song’e Napule: parlano gli autori ed i protagonisti

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Proiettato in anteprima durante l’ottava edizione del Festival del Cinema di Roma, Song’e Napule è da poche ore ufficialmente giunto nelle sale italiane (qui la nostra recensione). Abbiamo avuto modo di incontrare il cast artistico e tecnico del film sia al BIF&ST 2014, dove il film era in concorso nella sezione lungometraggi, sia occasione della conferenza stampa tenutasi l’8 aprile al Barberini di Roma. Ecco cosa ci hanno raccontato:

Song’e Napule: la conferenza Stampa a Roma

Song’ Napule è un film che ci racconta il mondo della canzone neomelodica napoletana. Perché avete scelto di raccontare questo mondo?

Marco Manetti: Il film nasce da un’idea che Giampaolo Morelli ci ha raccontato qualche anno fa. L’abbiamo poi proposta a Lucio Martino che l’ha trasformata rapidamente in un soggetto a dir poco geniale.  All’inizio il film doveva chiamarsi Inside Napoli, ma abbiamo preferito usare il titolo attuale per legarci “tematicamente” ad un documentario e un disco musicale omonimo. Con Song’e Napule volevamo sfatare il mito negativo che si era creato ultimamente sulla musica neomelodica napoletana, troppo stesso bistrattata come musica di second’ordine o troppo popolare. La verità è che il mondo neomelodico, pur nei suoi eccessi e stranezze, è un mondo passionale ed emozionante, non vedevamo l’ora di raccontarlo attraverso questo film.

Parlateci della figura del poliziotto Paco

Alessandro Roja: Paco all’inizio del film è un ragazzo imbranato e poco legato alle sue origini, ma con il susseguirsi degli eventi subisce una trasformazione: viene proiettato in un mondo che non gli appartiene, da ragazzo pauroso diventa un eroe dell’action. Io stesso sono passato da una parte all’altra: il mio impatto con Napoli è stato positivamente devastante. In questa città c’è un calore umano incredibile, si respira aria totalmente diversa da quella di altre città. E’ stata un esperienza unica.

L’approccio e l’idea di questo film sono l’esaltazione del “buono” di una città che è spesso dipinta in tutt’altri termini. Come mai questa scelta?

Marco e Antonio Manetti: Volevamo raccontare la Napoli che abbiamo imparato a conoscere negli anni e che amiamo. Anzi, durante le riprese l’abbiamo conosciuta ancora meglio. Abbiamo raccontato di una città in cui convivono due mondi lontani: il povero e il benestante, traendo ispirazione dalla Napoli di Nanni Loy. Inoltre Napoli è l’unica città in grado di mantenere un’identità popolare nel proprio centro: questo fatto ci ha colpito molto.

Che cosa rappresentano i Neomelodici sul piano dei contenuti e dei sentimenti? I Neomelodici sono minacciati dalla popolarità emergente dell’hip hop (vedasi il successo di Rocco Hunt a Sanremo)?

Giampaolo Morelli: La musica Neomelodica riprende tutti i valori e le tematiche sentimentali del melodico classico, rielaborandole in una formula più moderna e adatta a tutti. E’ un genere che parla con il cuore e spesso trasmette messaggi positivi. Per quanto riguarda il confronto con l’hip hop, penso che esista una analogia tra i due generi: provengono ambedue dalla strada. L’hip hop è forse uno sviluppo del neomelodico stesso.

Come si sono preparati i “non-napoletani” a calarsi nelle rispettive parti?

Alessandro Roja: Ho seguito una preparazione specifica, abitando a Napoli per un po’ di tempo e partecipando alla vita di tutti i giorni. Quello che mi è stato raccomandato era di non essere troppo preciso nell’imitare il dialetto. Ho cercato di essere il più naturale possibile.

Paolo Sassanelli: Io sono di Bari quindi il dialetto non era poi così diverso, non ho avuto grosse difficoltà.

In Italia voi Manetti siete forse tra i pochi a confrontarsi con il cinema di genere. Dopo il noir, l’horror e la fantascienza ci avete proposto un poliziesco all’italiana ibridato con la commedia. Come si inserisce Song’e Napule nella vostra “riscoperta” del cinema di genere?

Marco e Antonio Manetti: Il cinema di genere non è per noi né violento né negativo e né riservato ai cinefili. Deve rinnovarsi e fare quello che ha sempre fatto, ovvero divertire il pubblico. In italia penso siamo gli unici a non preoccuparci di classificare i nostri film in un determinato genere, facciamo cinema per divertire. Certamente però non neghiamo che Song’e Napule è un film più facile da capire poiché tratta temi fortemente legati al nostro territorio, e per questo speriamo che possa intrattenere e divertire più persone possibili.

La conferenza stampa al BIF&ST

di Antonella Molinaro

Come nasce l’idea del film? Marco e Antonio Manetti rispondono in questo film parlando anche del cinema di serie A e quello di serie B

Come mai nel film il telefono di Lollo Love squilla continuamente? E come vi coordinate alla regia? La risposta dei due registi nel video che segue

Napoli ed i clichè

Durante la conferenza stampa si è osservato che Napoli è una città rischiosa da affrontare perchè, essendo una città così presente nell’immaginario collettivo è piena di clichè ed è facile cascarci quando si gira un film. I Manetti Bros., napoletani d’adozione, hanno affrontato il problema in questo modo:

Marco Manetti: Nell’approcciare una città così difficile perchè piena di clichè, di gomorrismi (problema con cui ci siamo confrontati con molta difficoltà) abbiamo pensato che in fondo i clichè nascono dalla vita e allora per tre quattro mesi abbiamo vissuto a Napoli prima di iniziare a girare per fare dei sopralluoghi e ad un certo punto abbiamo fatto un minestrone di tutti i clichè che in qualche modo (lo dico scherzando) danno un’identità più varia e vasta di quella che un singolo clichè ti racconta.

Nel film ritroviamo Peppe Servillo, attore e componente degli Avion Travel che hanno contribuito alle musiche. Come si incastrano le due cose?

Marco Manetti: La colonna sonora del film è di Pivio ed Aldo De Scalzi che sono per noi ormai una famiglia. Le canzoni di Lollo Love sono invece degli Avion Travel. Abbiamo fatto un film in precedenza in cui il protagonista era Peppe, con Peppe siamo amici, gli abbiamo proposto un ruolo in questo film a prescindere. Un giorno eravamo insieme parlavamo di Napoli e mi raccontava che Fausto Mesolella (componente degli Avion Travel) nella sua carriera aveva prodotto cantanti cosiddetti neomelodici e che quindi sapeva fare quel tipo di musica. Allora gli abbiamo chiesto di aiutarci a fare le canzoni di Lollo Love perchè non sapevamo come farle lui ha accettato e così è nato tutto

 

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