Sudestival 2014: applausi scroscianti per Song’ e Napule

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Secondo film in concorso al Sudestival 2014, Song ‘e Napule dei Manetti Brothers. Dopo Take Five, si resta a Napoli, Quartieri Spagnoli, con la storia di un pianista precario, poliziotto suo malgrado, infiltrato nella band di un cantante neomelodico per acciuffare un misterioso boss della camorra.

‘A storia

Lo script sembra arrivare dritto dritto da un film neopolar di Hong Kong, si respira aria di Johnnie To e della sua Milkyway. Pianista disoccupato, diplomato al conservatorio, timido, educato e italiano madrelingua. Paco (Alessandro Roja, perfetto eroe per caso) a Napoli non vive bene. Per campare accetta di recarsi,  raccomandato da mammà, a cercare lavoro in polizia, ritrovandosi presto ad indossare la divisa nell’unico modo possibile per lui: da imboscato, lontanissimo dall’azione e dalle pistole.

Si accorge casualmente della sua esistenza il commissario Cammarota, cacciatore di latitanti sulle tracce di Ciro Serracane, spietato e inafferrabile killer della camorra, soprannominato O’ Fantasma, perchè l’unica immagine che lo ritrae è una foto che risale a quand’era bambino. Cammarota viene a sapere che il killer parteciperà al matrimonio della figlia di un boss, fan accanita (“cuoricina”) di Lollo Love, superstar neomelodica. L’imboscato Paco si ritrova a vestire (letteralmente) i panni dell’infiltrato diventando il tamarrissimo Pino Dinamite, tastierista del gruppo di Lollo, con il pericoloso compito di fotografare il killer e favorirne l’arresto.

O’ Commisario ‘e ferro

Tenebroso, nevrastenico, coraggioso eroe anticamorra: Paolo Sassanelli è il commissario perfetto (peccato per l’accento palesemente non-napoletano, ma è davvero l’unica piccolissima pecca), degnissimo interprete di un personaggio che è un omaggio vivente alla gloriosa tradizione del poliziottesco italiano. E non è l’unico.

La sceneggiatura dei Manetti è viva, credibile e onesta: evita, anzi, se ne frega delle regole non scritte del cinema italiano carino di questi anni, si sporca le mani con il genere, anzi, con più generi, come hanno sempre fatto anche nelle loro opere precedenti, creando una galleria di personaggi ineccepibile. Non manca l’inseguimento con la Giulietta Alfa Romeo, il sempreverde assessore amico dei camorristi, e una generale voglia di sottolineare in ogni inquadratura che questa, signori, è Napoli, anzi, Napule.

Maronn’, c’sta Lollo Love !

E poi c’è lui. Lollo Love, la star. Basta vivere a meno di cento chilometri da Napoli per guardarlo come la creatura più incredibilmente kitsch e freakedelica che si possa immaginare, ed invece i Manetti ci assicurano che il personaggio di Lollo è nato per sottrazione, e che le reali star neomelodiche sono ancora più esagerate.

Sovrano assoluto di eserciti adoranti di Cuoricine, le sue fans, che gli telefonano di continuo ed alle quali Lollo risponde fino allo sfinimento, lui ha una parola dolce per tutte, vuole bene a tutte. Personaggio indimenticabile, con il volto carismatico di Giampaolo Morelli (bravissimo, e per noi indimenticabile in Paz!) che è anche il responsabile dell’idea all’origine del film. Ci mette il cuore Lollo, e non esita un solo istante a trasformarsi in paladino anticamorra: del resto smontare l’equazione neomelodico=camorrista è uno degli obiettivi del film.

Dottò, vulisse ‘cattà o divvuddì ?

Inevitabile il confronto con Take Five, che il programma del Sudestival sembra incoraggiare: la pellicola dei Manetti ha tutto quello che nel film di Guido Lombardi latitava. I personaggi non sono macchiette da sketch, ma pedine perfette della storia narrata, la sceneggiatura è costruita con mano artigiana esperta, è solida e segue le regole del genere perchè i Manetti amano il Genere, non rappresenta uno “svago” dal cinema “serio”, cosa che invece traspariva dalla visione di Take Five.

Il film arriverà nei cinema tra circa tre mesi, la copia che abbiamo avuto il piacere di ammirare in anteprima era curiosamente un dvd di qualità bassa e con qualche difetto nel finale. Questo ci ha fatto divertire oltremisura perchè, oltre a sembrare ancora di più un film “d’epoca”, la sensazione era di stare a guardare un dvd pirata, magari con la copertina fotocopiata malamente, comprato per 5 euro da una bancarella ai quartieri spagnoli. Che ovviamente vendeva anche i cd di Lollo Love.

O’sindaco

Nota a margine: durante la piacevole chiacchierata post-film con i Manetti, abbiamo dovuto abbandonare la sala in fretta e furia, quando è stato chiamato sul palco, senza apparente motivo, il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il quale salutava il pubblico di Monopoli cone la seguente frase “sono venuto a chiedere i vostri voti (cfr. per le elezioni europee). No, scherzo … sono qui per amore del cinema…”.

Pover’ommo, anche lui a’da campà.

Dikotomiko

L’opinione della giuria dei giovani

di Giuseppe Rizzi (IIIB classico)

Con brio e una buona dose di genialità, l’estro dei Manetti Bros. ci regala una perfetta sintesi di poliziesco e commedia, adatta allo spettatore che vuol ridere ed anche a quello che ama stare col fiato sospeso. Song’e napule è un film che funziona.

Innanzitutto per la storia raccontata, banale in apparenza ma in realtà geniale, ricca di sagaci intrecci e imprevedibili colpi di scena, condita da una magistrale ed esilarante sceneggiatura. In una Napoli bella e autentica, Paco è un giovane pianista disoccupato e un po’ imbranato, che si ritrova nella polizia solo per una raccomandazione e a cui viene dato ordine, da un commissario severo e senza scrupoli, di fare il tastierista di un cantante neomelodico, al fine di poter infiltrarsi al matrimonio dei figli di due pericolosi boss della camorra; gli esiti di questa assurda situazione saranno i più incredibili e disparati.

Un altro motivo che contribuisce alla riuscita del film è rappresentato dalla impeccabile interpretazione di tutti gli attori: nei panni del protagonista Paco, Alessandro Roja si dimostra un attore davvero abile, capace di guadagnarsi le simpatie degli spettatori; Paolo Sassanelli è assolutamente formidabile nel ruolo del temibile e duro Commissario Cammarota; Giampaolo Morelli, da ispettore Coliandro a cantante neomelodico Lollo Love, interpreta un personaggio destinato ad essere adorato, per la sua divertente simpatia e per l’ironico modo con cui di volta in volta disattende alla stereotipata condotta che il pubblico è portato ad aspettarsi da lui. La bravura degli attori e allo stesso tempo la impeccabile scrittura hanno un esito molto importante: ovvero i personaggi entrano presto nel cuore dello spettatore, tanto che, alla fine della proiezione e uscendo dal cinema, ci si guarda intorno in cerca di essi, e non appena ci si accorge che non camminano al nostro fianco come credevamo, sorge una consapevolezza: quando capiterà un’altra volta di ritrovare quegli stessi attori in un altro film, senza dubbio ricorderemo subito Song’ e Napule, e li riaccoglieremo con lo stesso affetto e l’identica gioia che proveremmo nel riabbracciare un carissimo amico che non vedevamo da tempo.

Nel finale del film, Paco risulterà, in maniera quasi inaspettata, il deus ex machina della storia; tuttavia non si trasformerà all’improvviso e banalmente in un eroe, ma semplicemente, dopo numerose e sfortunate difficoltà, riuscirà a riscattarsi dalla immeritata mediocrità in cui aveva sempre vissuto. Marco e Antonio Manetti ci regalano un gran bel film, che sinceramente speriamo possa avere la fortuna che merita.

L’intervista ai registi

Continua a leggere l’articolo con l’intervista ai fratelli Manetti in occasione della presentazione del film

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