Registi emergenti: Elisa Fuksas parla di ‘Nina’

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In occasione dell’uscita del film Nina, opera prima della regista Elisa Fuksas, pubblichiamo in questo articolo le sue impressioni a riguardo, registrate in occasione della presentazione del film al BIF&ST 2013.

Elisa Fuksas, classe 1981, è laureata in Architettura all’università di Roma Tre. Dopo aver seguito un workshop di regia e scrittura cinematografica a New York, gira il suo primo cortometraggio, Marni. Ha scritto e diretto numerosi video musicali, documentari e cortometraggi e ha vinto il Nastro d’argento 2007 con il cortometraggio Please leave a message.

Nina, con Diane Fleri, Luca Marinelli, Ernesto Mahieux, Luigi Catani, Marina Rocco ed Andrea Bosca, è il suo primo lungometraggio.

Nina

di Francesca Napola

Opera prima di Elisa Fuksas, Nina, racconta l’estate solitaria di una ragazza di trent’anni che rimane in una Roma deserta, ospite a casa dei genitori di un suo caro amico  per prendersi cura del cane Omero, del porcellino d’India Armando e di un meraviglioso acquario di pesci. La sua estate trascorre prendendo lezioni di scrittura cinese dallo strano e bizzarro professore (Ernesto Mahieux), che la riceve tra statue di Madonne e ceri accesi, insegnando canto ad una ragazza consapevole del suo limitato talento e soprattutto mangiando torte intere con la speranza di colmare la solitudine sempre presente in lei stessa.

Il tutto si svolge in una location scelta dalla regista in maniera non casuale (è infatti laureata in architettura), il quartiere dell’EUR, dove l’architettura razionalista e urbanistica dei luoghi  le sono serviti a spiegare il senso di confusione e di spaesamento di Nina. La protagonista del film è una donna problematica, incapace di sentire, alla ricerca della propria identità. Mentre si guarda il film, allo spettatore viene trasmetto un senso di vuoto, di angoscia, di sospensione, e direi, anche di attesa di qualcosa che sta per accadere.

Il film affascina molto per la cura delle immagini, per la semplicità e la tenerezza della protagonista che riesce ad avere un unico rapporto umano e autentico con un bambino di 9 anni. Sono gli sguardi di Nina, gli occhi del bambino Ettore che parlano e narrano il film. Molto brava Nina, l’attrice Diane Fleri,  che è riuscita ad interpretare la donna inquieta e tormentata dalle sue paure, come quella di amare e di essere amata,  risvegliata dall’incontro con un musicista Fabrizio, Luca Marinelli, e dove lei è impreparata a viverla (la sentiamo infatti dire “ad essere normali come gli altri, ho paura!”). Infine si può dire che Nina è un film pieno di originalità estetica, elegante ed emozionante.

Le parole della regista

L’importanza degli spazi

Nina ha una particolarità nel modo in cui i personaggi si muovono nello spazio. Questa sembra essere una prerogativa del lavoro di Elisa Fuksas. Ecco come la regista parla di questo aspetto:

La scelta di girare a Roma all’inizio l’ho vissuta come una restrizione perchè in realtà quando ho iniziato a pensare al film, circa nove anni fa, la storia era molto diversa e non era ambientata a Roma. Tornarci era per me una specie di sconfitta perchè volevo girare altrove (a Londra per esempio), per sentirmi una straniera in questo lavoro. Per questo motivo l’EUR, il quartiere dove è interamente girato il film, mi è sembrata l’unica forma di salvezza. Ho girato tutto lì, anche gli interni, cosa che non accade quasi mai, e ho fatto di tutto per rimanere a vivere lì il più a lungo possibile.

E’ vero che è sempre Roma, ed infatti chi conosce la città la riconosce, ma chi non la conosce a fondo non ci riesce. Per esempio ho portato il film a Tokio dove è stato proiettato per la prima volta e lì hanno avuto l’impressione di uno spazio non ben precisato. Io cercavo una specie di maglia indeterminata, indefinita dove far muovere il mio personaggio, come in un pentagramma.

La regista Elisa Fuksas

La compattezza spaziale è molto importante per Elisa Fuksas, ma non solo:

In realtà il mio sogno sarebbe stato girare anche in sequenza. Forse è l’inesperienza che ti porta a volere il controllo continuo e costante però a mio avviso girare in sequenza aiuta davvero l’attore perchè gli la possibilità di far crescere il personaggio. Ovvio che non sono un’attrice e non posso esserne certa ma per logica mi sembra più naturale. Invece la compattezza delle location era legata una mia insicurezza.

La scelta degli attori ed il lavoro con loro

La preparazione del film ed il processo produttivo

Ecco come Elisa Fuksas si preparava al lavoro giornaliero:

Prima di iniziare a girare sono andata milioni di volte nei luoghi dove dovevo girare, sola, di giorno, di notte, con o senza il direttore della fotografia. Al momento di girare non ho voluto lasciare spazio per le prove, mi ero costretta a non fare capricci per rispetto verso gli altri. Quando giri c’è sempre il dubbio che quella cosa che ti era piaciuta un giorno oggi ti piace di meno e potresti provare a farla diversamente però non ho voluto cedere a quella tentazione. Era tutto molto rigido.

Il processo produttivo del film è stato invece, in un certo senso, abbastanza complesso:

Prima c’era un altro film che ha avuto un processo creativo di diversi anni. Io ormai ne parlo ridendo perchè era un copione che arrivava ogni tanto alle agenzie degli attori, che aveva sempre lo stesso titolo (‘Roundtrip’ o ‘Falso d’amore’, lo cambiavo io) però aveva sempre una storia diversa tanto che agli occhi delle agenzie sembrava una specie di gioco: ora la location era Londra, ora Toronto, ora la protagonista era una rockstar, ora una regista.

Per una serie di cause la produzione non si è più fatta, sono tornata a Roma ed il paradosso reale di tutta questa storia è che poi il film Nina è stato scritto in un mese e mezzo e poi subito preparato, girato e montato. Quindi in realtà questo film ha una vita velocissima mentre quello che ha portato me ad arrivare lì è stato un martirio. E non c’è nessun punto di contatto se non che la protagonista era una donna ed il problema reale era l’incapacità di sentire le cose.

La regista Elisa Fuksas

Come mai una protagonista donna?

L’ideale sarebbe stato avere un personaggio definito come neutro perchè in questa fase della vita Nina è un neutro però il genere neutro non ce l’abbiamo…la realtà poi è che, soprattutto quando si inizia, credo sia difficile staccarsi da sè e raccontare storie che siano lontane da sè.

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