Registi Emergenti: Gong! di Giovanni Battista Origo

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E’ con molto piacere che oggi ospitiamo il regista Giovanni Battista Origo che ci parla del suo nuovo lavoro, il cortometraggio Gong! con gli attori Antonio CataniaBenedetta Buccellato Marco Bonadei, premiato qualche giorno fa al Roma Tre Film festival

Gong!

Gong! La locandina

Gong: l’irresolutezza di una famiglia radical chic

Presentato con grande successo al Roma Tre Film Festival tanto da uscirne vincitore, Gong!, di Giovanni Battista Origo, è un ironico racconto sulle contraddizioni di cui è imbevuta una fascia di alta borghesia, con buoni studi e interessi underground.

I tre protagonisti, padre,madre e figlio trentenne, decisamente bamboccione disquisiscono su una possibile serata a teatro per vedere un lavoro off , caro a chi coltiva interessi alti. Ne nascono dei dialoghi alquanto surreali dai quali emerge il piattume esistenziale di chi fingendo di coltivare lo spirito di fatto trascura ogni possibile reale empatia al punto da dimenticare il nome reale del proprio figlio.

Recitazione teatrale, con scambio perfetto nei tempi tra la coppia Antonio Catania e Benedetta Buccellato nel ruolo dei sessantenni colti e borghesi e con il giusto innesto di Marco Bonadei, il figlio Jimmi, adolescente trentenne per certi versi però più risolto dei suoi genitori.

Divertente ritratto dei tempi contemporanei.

Francesca Barile

Giovanni Battista Origo

Il regista Giovanni Battista Origo

Intervista a Giovanni Battista Origo

Ciao Giovanni, benvenuto su cinemio. Del corto sei autore di soggetto e sceneggiatura. Ci racconti la genesi di Gong!?

Gong! nasce dalla libera ispirazione di una piece di Karl Valentin. Nel caso di Gong! le vittime sono una coppia di sessantenni che si trova a discutere sostanzialmente del nulla. Sono detriti alleggeriti del retaggio di un’eredità che ha perso quasi totalmente le proprie radici storiche e culturali. In poche parole è ciò che rimane in alcuni ambienti radical chic di ciò che fu il ’68. I nostri protagonisti, Elsa e Luigi, hanno totalmente perso contatto con il proprio contemporaneo e, esasperando la propria autoreferenzialità, si scoprono sempre meno intelligenti e sempre più inutili.

Il figlio, Jimmy, è la loro vittima; ma è una vittima non sofferente, accomodata in questa bambagia in cui non vede nessuna urgenza di evasione. Non è alla ricerca di nulla, si accontenta, non contesta e si pone le domande minime per la sopravvivenza nel suo mondo. In poche parole è una sorta di apocalisse medio borghese.

Gong!

Una scena di Gong!

Per Gong! hai deciso di giocare con il pianosequenza, un esercizio di stile molto complesso. Vuoi parlarci nei dettagli di questa scelta? Quali sono state le maggiori difficoltà?

Il pianosequenza è l’unico modo per poter raccontare un cortometraggio come Gong! e rappresenta una sorta di auditore itinerante, sfacciato e invisibile. Senza il pianosequenza il corto avrebbe preso un altro taglio e sarebbe stato probabilmente tutto molto più debole. Gli attori hanno sfruttato al meglio la propria provenienza dal teatro: per questo, nonostante le classiche difficoltà che può presentare un pianosequenza, hanno retto il gioco in maniera solida e magistrale.

Di questo ne sono molto contento. Le difficoltà sono più da ricercare nel trovare l’alchimia per non perdere mai la tensione e la concentrazione. E’ un corto senza appuntamenti emotivi, cioè i protagonisti dicono una marea di cose tutto sommato insensate, quindi per gli attori è ancor più difficile sostenere un ritmo serrato ed essere allo stesso tempo credibili e veri. Complimenti speciali vanno al direttore della fotografia Tiziano Bernardini, che ha dato prova di notevole capacità.

Gong!

Una scena di Gong!

Il film è girato in bianco e nero, apparentemente senza un motivo storico o tecnico. Come mai questa scelta stilistica?

Il bianco e nero colloca il tutto in una sorta di non luogo e di non tempo. E’ distaccato e imparziale, non gioca sulle sfumature emotive che, implicitamente, suggerisce il colore. Il bianco e nero restituisce a Gong! l’idea di un grande necrologio, in cui i personaggi sono culturalmente i morti in questione.

Parlaci un pò dei protagonisti del corto. Come li hai scelti e come hai lavorato con loro per la definizione dei loro personaggi?

Benedetta Buccellato è mia madre, quindi non ho avuto grandissimi problemi per contattarla. Coinvolgerla è stato meno scontato visto che mia madre è stata ed è il punto di riferimento autoriale più severamente giusto da quando ho iniziato questo percorso. Per il corto precedente, La notte del professore, il suo personaggio di Anna all’inizio aveva una caratura meno importante nella storia, e lei, senza alcun fronzolo, mi ha detto che così com’era quel ruolo non l’avrebbe interpretato.

Meglio così, perché in riscrittura Anna è diventata Deus ex Machina del racconto restituendo al corto un finale di gran lunga più bello della prima versione. Ho avuto poi la fortuna di lavorare con Antonio Catania che era perfetto per il ruolo e, come Marco Bonadei (Jimmy), ha letto la sceneggiatura e ha accettato.

Il lavoro prima delle riprese è stato sicuramente quello più impegnativo, perché, al di là della complessità del girato, ci tenevo che rimanesse un corto sì di commedia, ma che tenesse sempre una certa tensione senza cadere in vizi o “rappresentazioni” troppo scontate. Inutile dire che avere la possibilità di lavorare con attori di questo calibro ti dà la libertà di giocare divertendosi senza mai rischiare che la qualità del lavoro si abbassi.

Gong!

Una scena di Gong!

Il corto ha partecipato a numerosi Festival e vinto il premio del pubblico al Roma Tre Film Festival. Che effetto fa avere un riscontro così positivo? C’è un complimento che ti è rimasto più nel cuore?

Per ora Gong! ha partecipato solo al Roma Tre Film Festival e al Cortinametraggio e abbiamo raccolto due premi. Abbiamo già altre selezioni per i prossimi mesi e, grazie alla Premiere Film (che curerà la distribuzione), ambiamo a farlo girare il più possibile nel panorama nazionale e internazionale.

Tra i complimenti più belli rivolti al mio corto ci sono stati alcuni riferimenti artistici individuati come a Woody Allen o addirittura alla drammaturgia di Pinter e affini. Essendo drammaturghi che amo e da cui cerco di rubare il più possibile, devo dire che queste audaci analogie ingrassano pericolosamente la soddisfazione personale.

Gong!

Una scena di Gong!

E per concludere uno sguardo al futuro. Hai già avuto esperienza in un lungo corale. Hai voglia di cimentarti da solo in un lungometraggio? C’è già un progetto nel cassetto?

Assolutamente sì. In questa fase, la sceneggiatrice Elettra Raffaela Melucci ed io stiamo lavorando alla realizzazione del primo lungometraggio che avrà la mia regia. Poi stiamo lavorando anche a progetti per terzi nel ruolo di sceneggiatori. Speriamo che abbiano tutti una buona sorte.

Ringrazio Giovanni Battista Origo per la disponibilità facendogli un in bocca al lupo da parte dello staff di cinemio per i progetti futuri.

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