Fellini e Pasolini: amici, collaboratori, avversari

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Il cinquantenario de La Dolce Vita è già stato oggetto di una certa attenzione da queste parti: vedi ad esempio il post di Antonella su Cinemio, ed il post di Alice sulla rassegna allo spazio Oberdan di Milano. Anche a Bologna le celebrazioni sono in corso, ed avevo già riferito sulla mostra al Mambo (il nostro Museo d’Arte Moderna) dal titolo “Fellini – Dall’Italia alla Luna”.

Lo stesso Mambo sta organizzando una serie di conferenze sul regista, e ieri ho assistito a quella di Roberto Chiesi dal titolo “Fellini e Pasolini, una lunga infedeltà”: l’argomento erano dunque i rapporti tra due personaggi molto distanti tra loro, ma entrambi protagonisti assoluti della cultura e dell’arte italiana. Personalmente ignoravo perfino che i due si fossero conosciuti: a quanto riferisce Chiesi, erano invece legati da rapporti di amicizia e collaborazione.

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Per quanto riguarda l’amicizia, ho capito solo che Fellini e Pasolini da giovani amavano prendere la macchina insieme per darsi alle scorribande notturne sui viali più malfamati di Roma. Però è soprattutto l’aspetto professionale del loro rapporto a colpirmi: Pasolini collaborò tra le altre cose proprio alla Dolce Vita, partecipando alla sceneggiatura; anche se, come si può immaginare date le differenze fra i due artisti, alla fine Fellini utilizzò pochissimo delle indicazioni pasoliniane. Il dialogo finale, immaginato da Pasolini e forse fin troppo didascalico, venne eliminato completamente, e in un certo senso “riassunto” nell’enigmatico sorriso di Marcello. Dell’autore di “Ragazzi di Vita”, che non aveva ancora esordito come regista, Fellini mantenne solo delle singole battute: ad esempio, quella in cui Steiner invita Marcello (Mastroianni) a smetterla di scrivere per “quei giornali mezzi fascisti”. E da questo retroscena scopriamo dunque il perché di una battuta così poco felliniana.

Ma La Dolce Vita fu solo un episodio di una relazione artistica tutt’altro che facile. Fellini, che aveva fondato assieme a Rizzoli una sua casa cinematografica, fu inizialmente in trattative per produrre “Accattone”: ma appena viste le prove si tirò indietro, come lo stesso Pasolini raccontò in quei giorni in un articolo. Forse per farsi perdonare, Federico si schierò poi pubblicamente contro la censura di “Accattone” (siamo nel 1961).

Le polemiche

Negli anni più duri della contestazione, invece, si farà più duro anche il loro rapporto: fra il politicissimo Pasolini, e il bonario Fellini, le strade non potevano che dividersi. Il primo decise di boicottare la Mostra del Cinema a partire dal 1968, e non accettò la scelta del secondo di parteciparvi: anzi riservò parole tutt’altro che tenere sia a Fellini che a Visconti. Fellini da parte sua difese la mostra, definendo “ridicola” la contestazione.

Difficile dire chi avesse ragione all’epoca, e non credo sia così importante in fondo.

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