Registi emergenti: intervista a Davide Melini

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Per la rubrica dei registi emergenti ritroviamo oggi un regista che abbiamo già intervistato tempo fa per il suo precedente corto The Puzzle. Lui è Davide Melini e oggi ci parla del suo nuovo interessante corto: La dolce mano della rosa bianca.

La dolce mano della rosa bianca

Marco (Carlos Bahos) ha appena litigato con la sua fidanzata e quindi decide di prendere l’auto e scappare il più lontano possibile. Ma per una disattenzione investe e uccide una ragazzina (Natasha Machuca) e afflitto dal senso di colpa va al cimitero a visitare la sua tomba. Ma ad un tratto dei rumori lo distraggono…

Il regista Davide Melini si mantiene sul genere thriller/horror anche per questo nuovo corto davvero di ottima qualità, che eccelle soprattutto dal punto di vista tecnico, in particolare per fotografia (soprattutto nelle scene goticheggianti del cimitero), musiche e montaggio.

Bravi i protagonisti, tutti spagnoli come il resto dello staff, soprattutto la piccola Rosa Bianca Natasha Machuca, in silenzio per tutto il corto ma capace, nonostante la giovane età, di esprimere tutto il pathos necessario.

La dolce mano della rosa bianca ha avuto un tempo di lavorazione di poco piú di 1 anno (tra pre-produzione, 5 giorni di riprese e post-produzione) ed è costato 2000 euro, é stato girato in inglese e poi successivamente doppiato in spagnolo e italiano. La prima ufficiale é avvenuta l’8 aprile 2010 a Málaga (in Spagna) mentre il 10 agosto é stato emesso per la prima volta nella televisione spagnola “PTV Málaga”.

Il corto ha partecipato a numerosi festival in giro per il mondo e ricevuto numerosi riconoscimenti: Miglior Fotografia nel festival Cesur en Corto (Spagna), Menzione Speciale nel Tabloid Witch Awards (USA), 2º Miglior Film Indipendente dell’Anno (e unico corto nel podio) nel festival organizzato dal sito web Indie Horror (Italia) e 3º Miglior Film nella 1ª Muestra de Cine de Fuengirola (Spagna) e ha vinto il Premio Speciale Tiziano Berardinelli nel festival Pectoranum Movies.

Le domande al regista

Ciao Davide, bentornato su cinemio. Vuoi raccontarci com’è nata l’idea di questo corto?

Domanda difficile a cui purtroppo non so rispondere con esattezza. Ci sono persone che prendono spunto da diverse fonti, come giornali, libri, film, ecc. Nel mio caso specifico, è una cosa che non riesco a spiegare. Sento un piccolo fuoco che cresce dentro di me, e più passa il tempo più diventa grande. In quei momenti non riesco a pensare ad altro: c’è solo il film.

Alla fine questo fuoco che ho dentro finisce per esplodere e allora comincio a scrivere di getto. Se scrivo pensando a un soggetto preciso, non riesco a produrre niente di buono. Devo sentirmi libero di fantasticare. È così che ho scritto tutti i miei film; e anche La dolce mano della Rosa Bianca, storia che risale al 2007, non fa eccezione.

Com’è andata la fase di preparazione? Ci sono state particolari difficoltà? Hai degli aneddoti che vuoi raccontarci?

Essendo un cortometraggio piuttosto complesso, si necessitava ovviamente di molto tempo a disposizione e, di conseguenza, di molto studio. Bisognava tentare di far combaciare tutto alla perfezione, partendo dalle singole inquadrature, per poi passare alla luce, ai movimenti degli attori, alla scenografia fino agli effetti speciali. La pre-produzione ha portato via più di quattro mesi.

I problemi sono purtroppo sempre presenti: se li hanno i film prodotti da grandi case di produzione, figuriamoci un cortometraggio low budget. Niente è semplice da realizzare! Ma bisogna essere forti e riuscire a superare i vari ostacoli che si presentano lungo il cammino. Nel caso del mio film, ho avuto diversi problemi, più con i miei collaboratori che con la realizzazione vera e propria del corto.

La piccola Natasha Machuca

Purtroppo mi sono imbattuto in persone che non avevano una grande voglia di lavorare e che ho prontamente estromesso dal progetto. Ma la vera delusione sono stati alcuni membri della troupe che già conoscevo e che avevano già lavorato con me nel mio precedente film The Puzzle. È veramente triste quando credi in qualcuno e ci sono persone che fanno di tutto per farti perdere tempo, inventando in molte occasioni anche scuse banali.

Il Maestro della suspense Alfred Hitchcock, parlando dei suoi problemi con John Gavin sul set di Psycho, disse: “Non mi piace il conflitto, ma non sono disposto a sacrificare i miei principi. Sul mio lavoro decido io le regole. Mi disgustano le persone che non si sforzano fino in fondo. Per me quella è una truffa… questa gente la emargino”.

Parole sante che sposo in pieno! Alla fine, riuscii a vedere il prodotto completo dopo più di un anno di lavoro.

I protagonisti del corto, come tutti i tuoi collaboratori, sono spagnoli. Pensi che all’estero ci sia più possibilità per i registi emergenti piuttosto che in Italia?

In Spagna, a differenza dell’Italia, ho trovato una mentalità leggermente più aperta per quanto riguarda il cinema. Uno sceneggiatore può tranquillamente presentare una storia di qualsiasi genere ad una istituzione. Se il progetto vale, hai buone possibilità di essere aiutato. E questo l’ho sperimentato sulla mia pelle proprio con questo film. Sei più agevolato a girare, anche se poi, come in ogni parte del mondo, le amicizie contano tantissimo.

Il protagonista Carlos Bahos

Se posso farti questa domanda: chi è Massimo a cui il corto è dedicato?

È un caro amico, più precisamente il fratello di un membro della troupe che purtroppo è scomparso durante la lavorazione del film. Io dedico sempre i miei film a un persona in particolare e questa volta ho pensato a lui.

Il film è stato proiettato con enorme successo in Spagna, in Italia, in America e perfino in Sud Africa. Cosa puoi dirci?

Io sono critico per natura e sinceramente non posso ritenermi completamente soddisfatto del risultato finale. Si poteva e doveva fare molto di più! Comunque tutto fa esperienza, ed è utile per crescere e migliorare.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Pronto per un lungometraggio?

Attualmente sto lavorando su due storie che ho scritto quest’anno. Pian piano sto prendendo contatti con varie persone… Adesso, comunque, è ancora troppo presto per parlarne. Quello che posso dire è che sto lavorando per riuscire a girare l’anno prossimo. Speriamo bene…

Il regista Davide Melini

E in attesa di ritrovare Davide Melini sul nostro blog per parlare di questo suo nuovo progetto dò appuntamento ai lettori di cinemio alla prossima settimana per un’altra interessante intervista.

Domanda difficile a cui purtroppo non so rispondere con esattezza. Ci sono persone che prendono spunto da diverse fonti, come giornali, libri, film, ecc. Nel mio caso specifico, è una cosa che non riesco a spiegare. Sento un piccolo fuoco che cresce dentro di me, e più passa il tempo più diventa grande. In quei momenti non riesco a pensare ad altro: c’è solo il film. Alla fine questo fuoco che ho dentro finisce per esplodere e allora comincio a scrivere di getto. Se scrivo pensando a un soggetto preciso, non riesco a produrre niente di buono. Devo sentirmi libero di fantasticare. È così che ho scritto tutti i miei film; e anche “La dolce mano della Rosa Bianca”, storia che risale al 2007, non fa eccezione.

  1. Com’è andata la fase di preparazione? Ci sono state particolari difficoltà? Hai degli aneddoti che vuoi raccontarci?

Essendo un cortometraggio piuttosto complesso, si necessitava ovviamente di molto tempo a disposizione e, di conseguenza, di molto studio. Bisognava tentare di far combaciare tutto alla perfezione, partendo dalle singole inquadrature, per poi passare alla luce, ai movimenti degli attori, alla scenografia fino agli effetti speciali. La pre-produzione portò via più di quattro mesi. I problemi sono purtroppo sempre presenti: se li hanno i film prodotti da grandi case di produzione, figuriamoci un cortometraggio “low budget”. Niente è semplice da realizzare! Ma bisogna essere forti e riuscire a superare i vari ostacoli che si presentano lungo il cammino. Nel caso del mio film, ho avuto diversi problemi, più con i miei collaboratori che con la realizzazione vera e propria del corto. Purtroppo mi sono imbattuto in persone che non avevano una grande voglia di lavorare e che ho prontamente estromesso dal progetto. Ma la vera delusione sono stati alcuni membri della troupe che già conoscevo e che avevano già lavorato con me nel mio precedente film “The Puzzle”. È veramente triste quando credi in qualcuno e ci sono persone che fanno di tutto per farti perdere tempo, inventando in molte occasioni anche scuse banali. Il Maestro della suspense Alfred Hitchcock, parlando dei suoi problemi con John Gavin sul set di Psycho, disse: “Non mi piace il conflitto, ma non sono disposto a sacrificare i miei principi. Sul mio lavoro decido io le regole. Mi disgustano le persone che non si sforzano fino in fondo. Per me quella è una truffa… questa gente la emargino”. Parole sante che sposo in pieno!

Alla fine, riuscii a vedere il prodotto completo dopo più di un anno di lavoro.

  1. I protagonisti del corto, come tutti i tuoi collaboratori, sono spagnoli. Pensi che all’estero ci sia più possibilità per i registi emergenti piuttosto che in Italia?

In Spagna, a differenza dell’Italia, ho trovato una mentalità leggermente più aperta per quanto riguarda il cinema. Uno sceneggiatore può tranquillamente presentare una storia di qualsiasi genere ad una istituzione. Se il progetto vale, hai buone possibilità di essere aiutato. E questo l’ho sperimentato sulla mia pelle proprio con questo film. Sei più agevolato a girare, anche se poi, come in ogni parte del mondo, le amicizie contano tantissimo.

  1. Se posso farti questa domanda: chi è Massimo a cui il corto è dedicato?

È un caro amico, più precisamente il fratello di un membro della troupe che purtroppo è scomparso durante la lavorazione del film. Io dedico sempre i miei film a un persona in particolare e questa volta ho pensato a lui.

  1. Il film è stato proiettato con enorme successo in Spagna, in Italia, in America e perfino in Sud Africa. Cosa puoi dirci?

Io sono critico per natura e sinceramente non posso ritenermi completamente soddisfatto del risultato finale. Si poteva e doveva fare molto di più! Comunque tutto fa esperienza, ed è utile per crescere e migliorare.

  1. Quali sono i tuoi progetti futuri? Pronto per un lungometraggio?

Attualmente sto lavorando su due storie che ho scritto quest’anno. Pian piano sto prendendo contatti con varie persone… Adesso, comunque, è ancora troppo presto per parlarne. Quello che posso dire è che sto lavorando per riuscire a girare l’anno prossimo. Speriamo bene…

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