Gli undici lungometraggi in gara al 31 Trieste Film Festival

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Una carrellata degli undici lungometraggi in gara al Trieste Film Festival, un asterisco * precede i film sul mio personalissimo podio:

Trieste Film Festival
Trieste Film Festival

*Che sia fatta luce (di Marko Skop – Slovacchia): storia di Milan, muratore emigrato in Germania che fa ritorno nel suo piccolo paese per scoprire una delicata vicenda di bullismo nella quale è coinvolto il figlio; dal presunto stupro ai danni di un ragazzo, che arriva a suicidarsi, la famiglia di Milan finirà per rompersi in mille pezzi, per poi provare a ricomporsi. Tra i migliori film dell’intera rassegna.

Mostri di Marius Olteanu: una coppia divisa si muove per le strade di Bucarest come in un film di Kieslowski; una pellicola notturna ed intima che ha come unico limite il formato quadrato, scelta stilistica estrema e penalizzante perché alla lunga quello che resterà sarà il ricordo delle “polaroid” sul taxi.

Dirige ed interpreta se stessa Ivana Mladenovic nel suo Ivana la terribile, storia autobiografica di un’attrice ipocondriaca che, tra beghe familiari, un fidanzato troppo giovane ed un ex da dividere con un’esuberante bellezza rumena, fa ritorno nella cittadina serba dove è nata. Una commedia agrodolce con un’atmosfera malinconica da fine festa di paese.

*Asimmetria (di Masa Neskovic, Serbia) è il film del cuore di questo festival: storia di tre coppie che riescono per un istante ad allinearsi, come le tre lune nel cielo; un equilibrio che però non può durare per l’asimmetria, la mancanza di proporzioni fra le parti che è fatalmente presente in ogni storia d’amore. Un film miracoloso, capace di parlare al nostro passato, ai nostri ricordi e ai nostri desideri.

Viene dalla Bulgaria la commedia con punte comiche Bashtata (Il padre) che ha vinto il 31 Trieste Film Festival; Kristina Grozeva, di casa a Trieste dove era già passata più volte, dirige insieme a Petar Valchanov (al quale è realmente accaduto il fatto che ha ispirato il film) un road movie intelligente e spassoso, seppur non campione di originalità, che riesce ad imporsi su altre pellicole in gara più meritevoli grazie anche al potere della risata.

Bashtata (Il padre) TRAILER DEL FILM

C’era una volta a Trubcevske (di Larisa Sadilova): storia di tradimento in salsa russa, che è poi identica alle salse di ogni altro paese; toni da commedia e pace fatta, ma il finale è amaro come la scritta sulla torta “Niente è perdonato”. Film di gran classe, con un plot semplice ma con momenti di vera suspence, un ritmo perfetto ed interpreti che sembrano usciti da un fim di Kaurismaki.

Lillian di Andreas Horvath è il vero capolavoro del Trieste Film Festival

E’ dell’austriaco Andreas Horvath il film vincitore morale del Trieste Film Festival: la storia di *Lillian, unica protagonista insieme alla natura ed al regno animale, che parte a piedi da New York per tornare a casa in Russia; una specie di donna caduta sulla Terra che arrivata a destinazione, guardando l’aurora boreale si trasforma (forse) in una balena. Un film visivamente potentissimo che piacerebbe a Lynch e Wenders e che si iscrive di diritto nella storia del cinema. Impressionante ed indimenticabile, capolavoro totale.

LILLIAN

Vicenda confusa che sembra imboccare la strada del thriller con tinte horror quella narrata da Zana: una donna tormentata dagli incubi non riesce ad avere figli e, per accontentare marito e suocera, finisce tra le mani di un guaritore. Antoneta Kastrati, sopravvissuta al conflitto in Kosovo, rivive momenti dolorosi del suo passato ricavandone un film molto personale ma non pienamente convincente dal punto di vista cinematografico.

Oleg (di Juris Kursietis – Lettonia): un immigrato trova lavoro in Belgio ma finisce schiavo di un “amico” senza scrupoli; sarà un amore inaspettato a fargli fare una provvidenziale telefonata. Dramma dal ritmo sempre più serrato, con soluzioni un po’ scontate rispetto al registro più impegnato della prima parte, resta comunque una storia avvincente e raccontata con quel realismo e quella rabbia che ci avrebbe messo Ken Loach.

Mockumentary dall’aria amatoriale Oroslan (di Juris Kursietis – Slovenia) è un curioso requiem per un macellaio, che prova a reggersi prima sulle poche e silenziose immagini, poi sul (bel) testo dal quale è tratto: ci riesce, ma solo con l’aiuto dello spettatore.

Ultimo degli undici lungometraggi in concorso Un gatto nel muro (di Mina Mileva e Vesela Kazakova): la comparsa di un gatto, conteso fra due famiglie e nascostosi in un buco nel muro, sarà causa di alcuni problemi ma anche di tutte le soluzioni. La Bulgaria in una commedia inglese, nell’ambientazione e un po’ anche nello stile; piacevole, facile ma anche più debole rispetto agli altri film in gara: critica ai soprusi statali ed alla Brexit divertente ma troppo politically correct.

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