Lezioni di cinema: il regista Abbas Kiarostami – Quarta parte

Eccoci giunti al termine di questa interessante lezione di cinema del regista Abbas Kiarostami che ha affascinato e stupito il pubblico in sala durante l’ultima edizione del BIF&ST.

Il cinema brutto non esiste

Questa affermazione, detta da un regista, ha una valenza quasi assoluta. Ma Kiarostami ha apposto le sue motivazioni nel video che segue.

La musica nei film: un particolare non necessario

Secondo Kiarostami, il suono è la terza dimensione di un film. Lo stesso non vale per la musica davvero poco presente nei suoi film. Ecco perchè:

Per chi conosce il mio cinema, c’è un film che si chiama Dieci che ne è l’esempio. Purtroppo ho poco tempo e non ho l’abitudine di parlare poco per cui faccio solo un cenno: la musica è un’arte talmente elevata e talmente influente. Se uso poca musica nel mio cinema non è perchè non la amo e non ci credo ma perchè ha un valore enorme e molto importante.

Ogni volta che decido di usare la musica in un film, durante la lavorazione, continuo a diminuire sempre di più il volume fino al punto che il mio collaboratore mi dice “ma allora togliamola!” ed io decido di toglierla. Quando ascoltiamo la musica non guardiamo un film, la musica è completa di per se. Per quale ragione quando andiamo a vedere un film dobbiamo ascoltare la musica? Ora per esempio noi ci stiamo relazionando senza la musica.

Il regista Abbas Kiarostami

Copia conforme: il rapporto tra i due protagonisti

Non avevo intenzione di creare ambiguità o raccontare una storia ambigua ma volevo raccontare una storia antica com’è l’essere umano che inizia da Adamo ed Eva e continua fino ad oggi. Mi sono chiesto: in che modo devo raccontare questa storia d’amore per renderla più interessante ed affascinante? C’è un elemento in più che è molto importante: se non accettiamo che questi due sono marito e moglie riusciamo a vedere la loro relazione e le loro personalità in modo differente.

Questo significa spezzare la strada per non essere un semplice raccontastorie ma fare cinema: potevamo molto semplicemente usare un flashback e dire che 15 anni prima questi due erano sposati e avevano una vita comune oppure usare un flask forward, vedere il futuro e dire si sposano adesso e tra 15 anni sarà così.

Invece la composizione che ho scelto è come quella di un puzzle: ho dato la scatola con i pezzi in mano allo spettatore e gli ho chiesto di lavorare per mettere insieme i pezzi giusti.

La lezione di cinema di Abbas Kiarostami

Shirin: il foglio bianco

In Shirin il film si realizza dentro l’immaginario delle persone, nel fuoricampo, sembra che tutto si realizzi più lì che non durante le riprese o le inquadrature:

Prima di salutare un pubblico letteralmente affascinato dalle sue parole, Kiarostami ha risposto ad un’ultima, veloce, domanda: ma il quaderno con i fotogrammi esiste ancora o è andato perduto?

No non ce l’ho più, tutti i bambini avevano questi quaderni e facevamo anche lo scambio. Lo avevamo tutti e non è per questo che sono diventato cineasta, ce l’aveva anche il mio amico che ora è poliziotto pensionato. Era un gioco e ci piaceva molto.

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