Speciale Sudestival 2018: Riccardo Jacopino racconta Al massimo ribasso

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Ultimo film in concorso al Sudestival 2018 è Al massimo ribasso del regista Riccardo Jacopino. In questo articolo l’intervista che il regista ci ha concesso in occasione della proiezione del suo film al festival.

Riccardo Jacopino

Il regista Riccardo Jacopino

Intervista al regista Riccardo Jacopino

Per cominciare parlaci di te. Sempre attento al sociale, sei autore di diversi documentari che raccontano le condizioni dei più deboli in giro per il mondo. Come sei arrivato a fare il regista e alla scelta di seguire questo filone?

Riccardo Jacopino: La passione per i film ce l’ho fin da piccolo, sarà che son nato davanti a un piccolo cinema di periferia che ora non esiste più. Per quanto riguarda l’attenzione ai i temi sociali e antropologici, certo nasce da interessi e studi personali, ma anche questo è stato in parte determinato dalla “lotteria biologica”. La mia città, Prato, è quella che in Italia ha il maggior numero di immigrati in rapporto alla popolazione totale, con tutto quello che comporta in positivo e negativo una situazione del genere.

Ed è anche una città che ha sentito fortemente gli effetti della globalizzazione economica e della deindustrializzazione. Per una persona curiosa delle vicende umane è un posto molto buono per trovare storie da raccontare. Da lì è un po’ cominciata, il resto lo hanno fatto le persone che ho avuto la fortuna di incontrare.

Al massimo ribasso

La proiezione di Al massimo ribasso al Sudestival

De Al massimo ribasso, oltre che regista, sei anche autore di soggetto e sceneggiatura. Anche il film alla fine racconta in versione romanzata temi a te cari. Ci racconti la genesi?

Riccardo Jacopino: Il film, oltre che da Rai Cinema, è prodotto dalla Cooperativa sociale Arcobaleno di Torino, con la quale collaboro da diversi anni. Uno di quegli incontri fortunati di cui dicevo. Sono uno degli esempi migliori, ma ce ne sono tanti altri, di come la cooperazione sociale possa davvero funzionare bene e svolgere la propria funzione in modo efficiente, onesto e trasparente.

L’input di occuparsi delle gare di appalto pubbliche al massimo ribasso, dove si aggiudica il lavoro chi propone il prezzo più basso per fornire un servizio o realizzare un’opera, viene da loro. E’ una pratica che può favorire le aziende scorrette o vicine alle mafie. Di sicuro penalizza i cittadini, che hanno servizi peggiori, e danneggia spesso fino alla chiusura le aziende più piccole, che fanno il loro lavoro correttamente e proprio per questo non possono abbassare i costi più di tanto.

Questo il tema. Ho scritto la storia partendo da lì e cercando, diciamo così, di dilatarla e spingerla in zone inconsuete, che affascinano me e spero anche gli spettatori. Ho scritto il soggetto ma ci tengo a dire che alla sceneggiatura ho lavorato con Tommaso Santi, Giovanni Iozzi e Manolo Elia, il loro apporto è stato indispensabile.

Matteo Carlomagno

L’attore Matteo Carlomagno

Parliamo del cast, tutti attori giovani più o meno noti nel panorama cinematografico italiano. Come li hai scelti e come hai lavorato con loro per la costruzione del personaggio?

Riccardo Jacopino: Abbiamo fatto il casting con l’aiuto della film Commission di Torino-Piemonte, che ci ha supportato in tutta la lavorazione. Trovare la protagonista femminile è stato abbastanza facile, Viola Sartoretto era quella giusta, senza dubbio. E anche Alberto Barbi mi è sembrato fin da subito perfetto per il ruolo dell’antagonista principale.

Matteo Carlomagno che interpreta il protagonista, è apparso per ultimo, quando già cominciavo a preoccuparmi, ma abbiamo capito subito che sarebbe stato benissimo, nei panni di Diego Malenotti. Con Stefano Dell’Accio abbiamo fatto un provino pro-forma, lo conoscevo perché ha lavorato con me nel film 40% – Le mani libere del destino, sapevo di andare sul sicuro ed ha avuto un ruolo non facile, quello del malato di mente, che è riuscito a interpretare senza cadere in stereotipi.

Francesco Giorda, che è un bravissimo e affermato stand-up comedian, lo conosceva Manolo Elia e mi è sembrato perfetto per un ruolo importante e delicato.

Per preparare il film ho fornito agli interpreti dei ruoli principali una biografia dettagliata del personaggio, dalla nascita fino al momento in cui entra in scena, come da manuale di sceneggiatura. E poi abbiano parlato, parlato, parlato… specie con Matteo, visto che la produzione, nel periodo delle riprese ci ha alloggiato nello stesso appartamento di Porta Palazzo. Ci trovavamo alle ore più assurde, dopo le riprese, in pieno jet lag, come succede quando giri che non sai più se è giorno o notte, e li svisceravamo storia e personaggio.

Devo dire che Matteo lo ha sentito fin dal provino molto “suo”, ci ha lavorato tanto, con passione, aggiungendo anche cose che in sceneggiatura non c’erano.

Riccardo Jacopino

Il regista Riccardo Jacopino

Il film purtroppo non ha ancora una data di uscita ma ha partecipato al TFF dello scorso anno. Qual è stato il riscontro di pubblico e critica sul tuo film? Ci sono dei complimenti che hai particolarmente apprezzato?

Riccardo Jacopino: Il film uscirà in sala, alla fine di marzo per adesso a Torino e nel nord, poi nel resto d’Italia, con la pazienza che ci vuole per far camminare questi film indipendenti. L’accoglienza al Tff è stata buona, anzi ottima, anche se non si tratta di un film “facile” e chi si aspettava (si parva licet…) un film alla Ken Loach, per capirsi, è rimasto spiazzato.

La soddisfazione più grande me l’ha data uno spettatore sui venticinque, trent’anni. E’ tornato a vedere il film due volte, anche per verificare se tutti i passaggi della storia “tornavano” e poi è venuto a farci i complimenti. Son soddisfazioni. Vere.

Riccardo Jacopino

Il regista Riccardo Jacopino, ultimo regista in concorso al Sudestival

E poi c’è già uno nuovo progetto nel cassetto? magari una nuova interessante indagine sociale… Ti va di parlarcene?

Riccardo Jacopino: Sto scrivendo e lavorando a due progetti che mi appassionano molto, un lungometraggio e un documentario. Non sono di argomento strettamente sociale, anche se, in fondo, tutto quello che riguarda la vita, e dunque le relazioni, ha a che fare col vivere sociale e le sue contraddizioni.

Poi credo che nel momento attuale bisogna cercare di alzare lo sguardo, puntare in alto, anche per risolvere i problemi di tutti i giorni. Sono progetti che mi appassionano molto e hanno tutti e due in qualche modo a che fare con la musica, altra mia grande passione.

Ringrazio Riccardo Jacopino per la sua disponibilità e gli faccio, a nome della redazione di cinemio, un in bocca al lupo per il concorso del Sudestival.

Continua a leggere tutti gli approfondimenti sul Sudestival 2018.

@Foto Credits Sudestival.org

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