Money Monster (2016) – Quel tocco in più

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Con Money Monster la regista Jodie Foster realizza un film di intrattenimento sufficiente, ma sarebbe bastato solo qualche tocco in più per alzarne di molto la qualità.

Money Monster

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Lee Gates (George Clooney) è un anchorman televisivo finanziario che conduce goliardicamente il programma Money Monster, in cui dà consigli agli spettatori su come investire i propri risparmi. Ma questi consigli hanno fatto delle vittime. Tra queste c’è Kyle (Jack O’Connell), che un giorno decide di entrare in studio armato minacciando di uccidere Lee se non riuscirà a ricevere spiegazioni sulla perdita dei suoi soldi. Gates e Patty (Julia Roberts), la producer dello show, insieme alla polizia, dovranno trovare un modo per far tornare tutti a casa sani e salvi.

Jodie Foster prova a raccontarci il mondo laido della finanza, e soprattutto chi di questo mondo fa parte. Il suo film, che definire pessimista è dire poco, si scaglia senza pietà contro chi è a capo di grandi società per azioni, gente che cerca di accaparrarsi il maggior numero di soldi possibili, talvolta mentendo a chi, come Kyle, ha investito i risparmi di una vita in queste organizzazioni.

A rendere Money Monster un popcorn movie certamente interessante ci pensano un buon soggetto, ampliato molto bene dalla sceneggiatura nella seconda e nella terza parte. Qui la storia si fa avvincente e carica di tensione, e i personaggi sono ben caratterizzati. Per questi due terzi del film, la Foster è molto brava a farsi vedere il meno possibile dal punto di vista registico, puntando solo a dare il più grande spazio possibile prima ai personaggi e poi alla narrazione. Peccato che in questo film esista anche la prima parte, che confrontata alle successive due è come vedere due pellicole diverse.

Questa mezz’ora iniziale di pellicola, che coincide con l’arrivo di Kyle nello studio, è gestita molto male dagli sceneggiatori e dalla regista, che in una situazione di altissima tensione provano a sdrammatizzare il tutto facendo fare battute all’ostaggio e al sequestratore, senza che ciò abbia un senso. Questa scelta disorienta semplicemente lo spettatore, senza riuscire a intrattenerlo. Peccato anche per il messaggio, che se fosse stato approfondito a dovere avrebbe potuto addirittura innalzare il film al livello di un’interessante opera impegnata, visto anche il giusto approfondimento dei personaggi in tal senso. Invece è stato ridotto tutto a un unico colpevole, e lo spettatore tende, sul finale, a dimenticare anche le forti responsabilità di Lee e di chi gli sta intorno.

Come già detto, le potenzialità per fare un’opera di intrattenimento molto competitiva, o addirittura qualcosa di più c’erano, ma qualche ingenuità di troppo fa sprofondare Money Monster nello sconfinato mare dei film medi, che durante la visione possono risultare abbastanza piacevoli (o piacevoli), ma che non rimarranno mai impressi nella mente per molto tempo.

VOTO: ★★★

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