Separati ma non troppo, la commedia di Dominique Farrugia con Gilles Lellouche e Louise Bourgoin

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Dal 13 settembre nei cinema Separati ma non troppo, commedia francese scritta e diretta da Dominique Farrugia. Protagonista la coppia “scoppiata” formata da Gilles Lellouche (C’est la vie – prendila come viene; Ils sont partout – Sono dappertutto) e Louise Bourgoin (Famiglia allargata; Adèle e l’enigma del faraone). Nel cast anche Manu Payet e Marilou Berry, nel ruolo rispettivamente di amico del marito e amica della moglie.

Separati ma non troppo - poster

Separati ma non troppo – locandina

Separati ma non troppo

Una coppia in crisi tenta di salvare il matrimonio: la moglie suggerisce di provare vie alternative, aprendosi ad incontrare altre persone per ravvivare il rapporto. Il marito, dapprima restio, impiega giusto 24 ore per cambiare idea e seguire alla lettera il consiglio, tradendola. La moglie non apprezza e si lasciano.

Lei, Delphine (Louise Bourgoin) vive il divorzio come una liberazione, da festeggiare con un party tra amiche, con tanto di torta su più piani con la statuina del marito riversata al suolo. Lui, Yvan (Gilles Lellouche), lo vive invece come un dramma, per cui lagnarsi con gli amici, da cui – uno via l’altro – tenta di elemosinare appoggio e una provvisoria sistemazione. Ben presto gli amici scarseggiano e Yvan si trova costretto a seguire il consiglio dell’unico rimasto, Nico (Manu Payet): chiedere alla sua ex-moglie di riprenderlo con sé, non tanto come marito quanto come coinquilino. D’altronde l’appartamento familiare è suo per un buon 20% e, in tempo di crisi, non sarebbero certo loro l’unica coppia a dover essere separata in casa.

La convivenza tra i due, a cui Delphine suo malgrado deve assoggettarsi, è ovviamente molto difficoltosa e comporta un’innumerevole serie di equivoci e di situazioni imbarazzanti. Yvan prova ad approfittare per rimediare ai suoi errori passati; Delphine rimane ben ferma nella sua intenzione di voltare pagina – pur con qualche cedimento; i loro due figli vorrebbero che i genitori divorziassero “in modo normale”, andando ognuno per la propria strada, come tutti gli altri; la madre di lei, da brava (ex) suocera, viene coinvolta più del dovuto nel tutto, in una girandola di momenti comici più o meno divertenti.

A latere, il percorso della carriera di Yvan, che tenta di diventare il manager di un asso del calcio il cui lato debole – il discrimine che lo fa scegliere tra siglare un contratto con un procuratore o con l’altro – è proprio l’attaccamento quasi maniacale al concetto di “famiglia” tradizionale. Manco a dirlo, l’attuale condizione famigliare di Yvan non lo aiuta particolarmente nel compito, per cui dovrà fare i salti mortali anche per ovviare a quest’ulteriore ostacolo. Così, magari, da poter finalmente avere i soldi per riuscire ad andarsene dalla casa dell’ex-moglie.

Una commedia insipida su un tema promettente

Dominique Farrugia si è ispirato, per l’idea di fondo di Separati ma non troppo, a un articolo di Liberation secondo il quale il 60% delle coppie francesi è costretta a condividere lo stesso tetto (da cui il titolo originale, Sous le même toit) a causa dei problemi economici di questi ultimi anni. Lo spunto, seppure non originalissimo, avrebbe potuto dar vita a un repertorio potenzialmente illimitato di situazioni comiche, così come permettere un approfondimento della tematica, di per sé interessante.

Separati ma non troppo - cast

Separati ma non troppo – la famiglia

Purtroppo, però, la sceneggiatura, realizzata dal regista in collaborazione con Laurent Turner, non riesce a prendere una direzione precisa, abbandonando i pur bravi attori un po’ a loro stessi. Il film si risolve in una serie di sketch, alcuni anche riusciti, che tutto sommato potrebbe tranquillamente vedersi staccati uno dall’altro, poiché in effetti manca un vero filo conduttore. Certo, sono costretti tutti sotto lo stesso tetto. Ma ciò che li unisce finisce lì. Yvan è scontento della fine del matrimonio, ma fa ben poco perché le cose cambino. Delphine – che in ogni caso per prima aveva proposto di prendersi degli spazi per riaccendere la passione di coppia – reagisce brevemente come moglie tradita, dopodiché si dà quasi immantinente alla pazza gioia, festeggia la separazione, adesca con intraprendenza quasi aggressiva il dottore con cui lavora, si mette con lui e volta pagina. I figli sognano due genitori davvero divorziati, ma anche loro non mantengono una vera e propria posizione – il che potrebbe anche starci, se non fosse che i loro cambiamenti sono completamente slegati da ogni logica o possibile evoluzione.

La sensazione costante che si ha guardando Separati ma non troppo è che Farrugia & socio non siano riusciti a decidere che piega dare al film, e sono rimaste buttate lì quasi a caso, come in un canovaccio iniziale, tutte le svolte possibili immaginate per la loro storia. Perché, in effetti, c’è un po’ di tutto, mai approfondito: scene di dispetti tra ex-coniugi e scene di vaghi ritorni di fiamma; scena di bambini sentiti dal giudice in quanto considerati gli unici adulti rimasti in famiglia e gli stessi bambini che, dopo la scena, tornano a essere solo bambini, dimenticandosi di essere andati da un giudice, che comunque non si è mai espresso in merito, quindi è stata effettivamente una visita, così, tanto per farla. Scene di triangoli amorosi tra ex-moglie, ex-marito e nuovo amante della moglie, scazzottate e poi, boh? ce ne scordiamo. La suocera invadente ma anche moderna. Gli amici che non aiutano più di tanto Yvan ma comunque sono sempre lì quando c’è da festeggiare. La (ex)moglie che vuole andare avanti ma fa la scenata agli amici dell’ex-marito perché anche loro l’hanno fatto e hanno “osato” non schierarsi dalla sua parte e supportarla come meritava. C’è anche una scena, di per sé pure spassosa, in cui la suocera di Yvan gioca a carte con le amiche ignorando l’ex-genero che, indispettito, inizia a camminare nudo nella stanza davanti alle non più distratte signore.

Separati ma non troppo - Yvan

Separati ma non troppo – Yvan nudo davanti alla ex-suocera

A completare il quadro già sufficientemente confuso si aggiungono una serie di numerose (e spesso inutili) sottotrame: il migliore amico di Yvan, Nico, che inizia – segretamente – una relazione con la migliore amica di Delphine, Melissa (Marilou Berry); il calciatore che firma solo con chi ha una famiglia che funziona e a cui quindi Yvan racconta una serie di bugie sull’effettivo stato di “salute” del suo matrimonio; il figlio del nuovo amante dell’ex-moglie che imbraccia un fucile perché stressato dopo il divorzio dei genitori; e si potrebbe continuare. Insomma, un pot-pourri che assomiglia più da vicino ad un’accozzaglia di micro-episodi di quelle serie tv in pillole alla Camera Café e similari, che a un film vero e proprio

Separati ma non troppo - Farrugia

Separati ma non troppo – backstage

Bilancio finale di Separati ma non troppo

Gilles Lellouche, nonostante il suo personaggio sia l’apoteosi dei difetti dell’uomo-medio – pigro, nullafacente, pronto al tradimento, senza lavoro, senza troppa dignità -, riesce a strappare il sorriso, e alcuni battibecchi tra lui e l’ex-moglie (interpretata puntualmente, ma senza suscitare grandi entusiasmi, da Louise Bourgoin) possono provocare qualche risata. In sé e per sé rimane un film tra i tanti che il cinema d’oltralpe ci regala con discreta regolarità sulle coppie in crisi: lascia il tempo che trova e l’impressione che si potesse dare di più.

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