Petit Paysan, quando un film sulle mucche malate conquista i César

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Vera rivelazione degli ultimi César, dove si è aggiudicato ben 3 premi (Miglior Attore, Migliore Attrice non-protagonista e Migliore Opera Prima), Petit Paysan, l’originale ed insolito film di Hubert Charuel, è stato accolto con entusiasmo dalla stampa fin dalla sua prima apparizione durante la Semaine de la critique dello scorso Festival di Cannes e sta progressivamente facendosi strada nel favore del pubblico. Nelle sale italiane dal 22 marzo.

Petit Paysan - locandina

Petit Paysan – locandina italiana

Petit Paysan

Protagonista di Petit Paysan è Pierre (interpretato dal bravo e stralunato Swann Arlaud), un allevatore di bovini la cui intera esistenza ruota attorno alle adorate mucche: suona la sveglia e si alza per andarle a mungere; le segue dal mattino alla sera, attento alla pur minima variazione nel loro stato di salute; le aiuta a partorire, quando è il caso; trascorre tutto il suo tempo in fattoria, trascurando amicizie ed eventuali amori; quando termina la giornata e va a dormire, se le sogna pure. Il film inizia emblematicamente proprio con un sogno di Pierre, che beve il caffè con le sue mucche dentro casa.

Risultato di tutti i suoi sforzi e motivo di profondo orgoglio per lui, la classifica che vede il suo allevamento svettare ai primi posti – nonostante ed in barba alla concorrenza di vicini con fattorie meccanizzate.

I suoi genitori vivono con lui, ma gli hanno lasciato in mano la gestione del tutto. La madre si accontenta di cercare di gestire la sua vita sociale, organizzandogli incontri a tradimento con la fornaia del paese. La sorella veterinaria, dal canto suo, si occupa dei controlli sanitari, tentando di arginare le eccessive preoccupazioni del fratello, che è peggio di una neo-mamma ansiosa e la chiama ad ogni ora del giorno e della notte per ogni minima variazione delle condizioni delle sue vacche.

Ma non tutto è frutto solo di una spiccata tendenza alla paranoia: incombe lo spettro di una terribile malattia che sta decimando le mandrie in ogni dove, la FHD – Febbre Emorragica Dorsale (patologia inventata, in chiaro riferimento al morbo della mucca pazza).

Manco a dirlo, essendo il film francese, la malattia viene dal Belgio. Tutto precipita quando Pierre si rende conto che una delle sue mucche è infettata. Terrorizzato all’idea di poter perdere tutto, mette in atto una serie di misure, una più drastica ed avventata dell’altra, per cercare disperatamente di impedire l’inevitabile: la denuncia della situazione alle autorità competenti e la conseguente perdita dell’intero bestiame.

Petit Paysan – Il trailer originale

Una girandola di registri differenti che si susseguono con humor quasi surreale

Petit Paysan inizia in modo onirico, con l’immagine destabilizzante delle mucche a fianco ad un assonnato Pierre che prende il caffè dentro casa, per poi passare a sfiorare il documentario, con momenti anche piuttosto crudi quali la nascita del vitellino, filmata dal vero. L’attore, Swann Arlaud, per riuscire ad essere credibile, ha passato qualche settimana ad impratichirsi nella gestualità dell’allevatore nella fattoria dei genitori del regista.

In questa sua opera prima, infatti, c’è una forte componente autobiografica, visto che Hubert Charuel stesso è figlio e nipote di allevatori di bovini e che ha vissuto da bambino il clima di apprensione causato dall’epidemia della mucca pazza. Petit Paysan è stato in buona parte girato nella tenuta familiare e i parenti del regista hanno partecipato, interpretando ruoli minori e contribuendo così all’impronta fortemente realistica, evidente in particolare nella parte iniziale del film.

Petit Paysan

Petit Paysan – Swann Arlaud munge una mucca

Ben presto ci si discosta, però, da quest’aspetto quasi di cronaca sociale dell’ambiente rurale francese, per dare spazio all’ansia sempre maggiore che attanaglia Pierre, e transitare quasi impercettibilmente verso il registro del thriller psicologico.

Nell’attimo in cui si concretizzano le paure del protagonista e compare, nella sua mandria, il primo caso di malattia (resa visivamente dal sangue che trasuda dal dorso della mucca e cosparge le mani di Pierre, quando la accarezza), le azioni si fanno concitate e il thriller diventa un poliziesco.

Il nostro eroe, sempre più trafelato, fa tesoro in modo estremamente maldestro di tutti i cliché potuti apprendere dalla visione di film di criminali o giù di lì, e tenta goffamente di liberarsi di corpi, occultare cadaveri (ingombranti, in quanto di vacche), dissimulare scomparse (alla sua stessa sorella veterinaria, attenta e scrupolosa nei controlli, che ha la chiara funzione scenica di contraltare ai deliri di Pierre, per  riportare lui – e lo spettatore – il più possibile alla realtà), depistare gendarmi insospettiti, mettere a tacere vicini curiosi, tranquillizzare chiunque possa essersi allarmato a causa del suo comportamento bizzarro.

Petit Paysan

Petit Paysan – Pierre e la sorella

La spirale infernale che ha innescato lo porta a dover spedire in vacanza i genitori, per avere campo libero nei suoi sotterfugi, rubare una mucca dalla fattoria robotizzata vicina, partire alla ricerca del fantomatico allevatore youtuber che, nel retro della sua azienda agricola ospita un piccolo studio di registrazione e diffonde video da teorico del complotto sulla possibile origine della malattia.

Il clima è sempre più surreale e il registro passa dalla suspense all’umorismo, riuscendo nel contempo a mantenere costantemente reale il dramma che sta vivendo Pierre, quello di chi non solo sta perdendo l’unico lavoro “che ha sempre fatto e l’unico che sa fare”, ma anche la sua ragione di vita, la sua unica vera passione – come gli rimproverano spesso i suoi amici e come era evidente dal suo isolamento. L’epilogo è quasi toccante, e il cambiamento avvenuto ben sintetizzato dall’assenza della sveglia che, fino a quel momento aveva marcato le giornate del Petit Paysan.

Petit Paysan

Petit Paysan – il sogno di Pierre

Bilancio finale

Poco abituati a film in ambienti rurali, si potrebbe sdegnare la pellicola di Charuel: la vita di un allevatore di mucche non suscita, sulla carta, un grande interesse, è chiaro. Ma, superato quello che potrebbe essere un forte pregiudizio iniziale, si scoprirà che Petit Paysan è inaspettatamente divertente, ben fatto, con due attori principali, Swann Arlaud e Sara Giraudeau (la sorella), decisamente bravi, che ben si sono meritati i César ricevuti, e con una sceneggiatura originale da guadagnarsi l’applauso.

Perché troppo frequentemente il cinema dimentica di esplorare territori inconsueti e scade nella ripetizione banale dei soliti scenari. Petit Paysan ha il grande pregio di non essere per niente scontato.

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