Oblivion: la parola sacrificata intelligentemente, per il genio visivo

E’ ormai nei cinema da più di una settimana, Oblivion, il secondo lungometraggio del giovane regista Joseph Kosinski, che si fece notare tre anni fa per il sequel del film cult, Tron, con Tron: Legacy.

Trama

Futuro. La Terra è stata devastata da una guerra contro degli invasori alieni. Gli umani però, usciti vincitori, hanno perso la luna, distrutta a metà e è prossima la morte del pianeta stesso. Rifugiatasi tutta l’umanità su Titano, Jack Harper e la sua socia, Victoria, vengono inviati sulla Terra per attivare dei droni, per distruggere le ultime minacce aliene rimaste e estrapolare ogni tipo di risorsa per poi portarla su Titano. Ma Jack, verrà a conoscenza di una verità differente da quelle raccontatagli e lo costringerà a mettere tutto in discussione e a salvare quello che rimane della razza umana dall’estinzione totale.

Joseph Kosinski

Tron: Legacy, nei suoi tanti difetti, aveva il pregio di aver portato in alto un nome, con relative qualità: Joseph Kosinski. Questo ragazzo di appena trenta anni si è trovato nella situazione di dover portare in sala il sequel di un film cult degli anni ’80, Tron. Per molti la scelta fu rischiosa e azzardata, ma nel complesso il prodotto si rilevò abbastanza buono da fare ottimi incassi al botteghino, anche se divise la critica. Gran parte dei pregi vanno sicuramente al regista, che con una regia totalmente ‘geometrica’, scelte visive ottime, alcuni spunti interessanti e una gestione della tematica uomo-tecnologia sopra ogni aspettativa, aveva dimostrato di saper gestire, anche con poca esperienza, grandi film, da grandi budget e riuscire a lasciare la sua traccia, riconducendo il suo stile, sì ad una chiamata hollywoodiana, ma che non degeneri nel solito prodotto confezionato solo per fare soldi.
Questo è Oblivion, un film intelligente, dove il regista, come accaduto già in Tron: Legacy, sacrifica i grandi discorsi, gli spiegoni finali a favore di un concetto visivo che riesca ad esprimere più delle parole, il senso di ogni fotogramma.

Oblio

 

Difficile parlare di Oblivion senza fare spoiler, ma per la natura stessa del film, non ne faremo.
Quello che Kosinski dimostra in questa pellicola è la padronanza della camera, la consapevolezza di riuscire a trasmettere un’emozione tramite un’immagine più che una parola e anni e anni di film di fantascienza digeriti, mescolati, estrapolati per poi fare il suo di film. Sì, perché una cosa chiara del film è che se cercate quel film originale, come si diceva poteva essere quel Looper di Rian Johnson (che di originale si è trovata solo farina del sacco del regista senza andare oltre, peccato), questo allora non è un film che fa per voi.
Impossibile non trovare somiglianze con il già citato Tron: Legacy (triangolo uomo-natura-tecnologia) oppure nel più animato Wall-E (il nostro protagonista, come il robot della Pixar, conserva resti e ricordi della Terra prima della guerra) o per alcune scelte visive l’apocalittico Independence Day (tutta l’ultima parte del film).
Questo però non fa di Oblivion un film pieno di citazioni o con rimandi, ma come detto sopra, semplicemente la malleabilità del regista di assimilare i concetti base dei film di fantascienza per riproporli per la sua causa.

Addetti ai lavori

Forse ai più, troveranno fastidioso un film dove lascia all’intuito tutte le risposte, ma nel complesso, il prodotto dimostra un’ottima dimestichezza con le esigenze attuali di fare cinema.

Tra gli addetti ai lavori sono degni di nota la fotografia di Claudio Miranda, fresco dell’Oscar per Vita di Pi, di Ang Lee e il gruppo elettronico M83 che ha curato la colonna sonora.
Se per Tron: Legacy, Kosinski aveva chiesto appositamente che ad occuparsi dello score ci fossero il duo francese Daft Punk, anche per questo film, il regista si affida ad un’altro gruppo francese e il risultato è uno score che accompagna il film intelligentemente e con passione.

Alla fine…

Oblivion è un film intelligente, dove anche nei punti più deboli, riesce sempre a trovare il modo di rimanere interessante e far rimanere lo spettatore seduto sulla poltrona fino alla fine del film.

No Responses

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *