Animazione giapponese: al cinema ‘La scuola più pazza del mondo’

Sarà dal 27 febbraio nelle nostre sale, distribuito da Microcinema, il cartone animato giapponese La scuola più pazza del mondo di Hitoshi Takekiyo. Un trio di scalmanate bambine ci guiderà in una scuola molto curiosa.

La scuola più pazza del mondo

Il mercato cinematografico dei cartoon non è più quello di tanti anni fa, quando si aspettavano le festività per vedere un titolo animato in sala. Ormai di pellicole d’animazione (perché è anche diventato riduttivo chiamarli semplici cartoni animati) ne escono copiose annualmente. Naturalmente con l’aumentare della quantità, anche la qualità non è sempre ad alti livelli. Ma non è questo il caso di La scuola più pazza del mondo, un prodotto che riesce ad emergere e distinguersi in questa folta schiera di titoli.

Ci troviamo di fronte ad un film giapponese del 2012, che la Microcinema ha deciso di distribuire anche sul territorio italiano. Non è un classico anime né tantomeno una perla alla Miyazaki. Nei tratti del disegno è chiaro il rimando alla tradizione orientale ma la storia strizza l’occhio alle produzioni occidentali.

La trama

Siamo in una scuola elementare, aperta per il giorno delle visite ai futuri alunni. Tra questi ci sono le nostre tre protagoniste: Mako, Miko e Mutsuko. Ognuna di esse è totalmente diversa dalle altre, in quanto hanno un carattere fortemente marcato. Abbiamo Mako, la bambina vivacissima, con tanta energia (e trillante voce) da vendere che raramente ci porteranno a vederla mai ferma. C’è Miko, che impersona la vanitosa e un po’ snob del trio. Ed infine Mutsuko, una specie di emo infantile. Decisamente chiusa, capelli a coprirgli gli occhi e colori vivaci assenti nel suo vestiario. La loro curiosità le porterà ad imbattersi e a giocare con quello che per loro è un semplice modello anatomico, situato nell’aula delle scienze. Ma non sanno che questo modello, il signor Kun, non è affatto inanimato e anzi di notte è più vivo che mai. E si vorrà vendicare per il trattamento poco cortese ricevuto dalle tre pesti. E per farlo le sfiderà a conquistare le tre medaglie del terrore. Tre prove contro altrettanti terrificanti personaggi, da svolgersi in diversi spazi della scuola. Da qui la linearità della storia scorre come fosse un videogame, in cui abbiamo i protagonisti che dovranno sconfiggere un mostro di fine livello per approdare al successivo.

Il mondo che andremo a scoprire, accompagnati dalle tre simpatiche bambine, è una mescolanza di bizzarri personaggi, che difficilmente potrebbero passare inosservati. Vi immaginate un gruppo di teneri coniglietti che di professione fanno gli spietati sicari? O fantasmi che si impossessano di poster raffiguranti grandi compositori, come Mozart e Bach.
E’ un film abbastanza lontano da ciò che ci viene propinato sul nostro mercato. Questo carattere un po’ dark che viene impresso alla storia, potrebbe non piacere al target dei minori. Ma al tempo stesso, un pubblico più adulto difficilmente potrà trovarci un grande interesse. Infatti, seppur il film divertente e dall’indubbia originalità nel dipingere i protagonisti, la trama è abbastanza elementare.

L’ingenuità infantile e il non conoscere ancora figure che dovrebbero raccapricciare, corredano le nostre eroine di una forza naturale che gli permetterà di non fermarsi davanti a nessun ostacolo. E da questo spunto, il mondo degli adulti dovrebbe cogliere un prezioso insegnamento. A volte ci arrestiamo per dei limiti che ci appaiono insuperabili solo perché è la nostra testa a rappresentarceli così.

Il fiore all’occhiello di questo lavoro è la particolarità del signor Kun, il modello anatomico poi ribattezzato dalle bambine come “signor nudo”. D’altronde è stato proprio lui il motore che ha fatto partire tutto il mezzo di produzione. Questo perché il nostro signor Kun è stato già il mattatore di uno dei vari cortometraggi realizzati dal regista Takekiyo Hitoshi, per un canale musicale. Il successo fu così immediato da costringere Hitoshi a realizzarne un lungometraggio. E parte delle risorse finanziarie, è evidente che sono state trovate anche grazie al product placement. Che ormai ha fatto il suo ingresso anche nei prodotti d’animazione. E in questo caso però si tratta di un ingresso abbastanza irruento, la marca promossa in questione infatti è fin troppo evidente.

Alcune clip dal film

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