Crimson Peak: Del Toro, della soporifera morte

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Da oggi torna finalmente in sala la creatività di Guillermo Del Toro che, messi (momentaneamente?) da parte i giocattoloni di Pacific Rim, torna a toni più cupi e vicini ai suoi esordi con un cast d’eccezione in Crimson Peak.

Crimson Peak

Crimson Peak

Crimson Peak

Quando la razionale e americana scrittrice Edith (Mia Wasikowska; Maps to the stars, Stoker) incontra il giovane e affascinante barone inglese Thomas (Tom Hiddleston; Thor: The dark world, Solo gli amanti sopravvivono), se n’è innamora perdutamente e lo segue sino la sua dimora in Crimson Peak, dove la cattiveria della sorella di lui (Jessica Chastain; Interstellar, The Martian – Sopravvissuto) e un oscuro passato stanno per essere palesati.

Trailer “Crimson Peak”:

Guillermo’s back?

Sarà forse il sapore della serie tv da lui prodotta The Strain ad avergli riportato alla memoria la magia e il sapore dei suoi primi lavori? O forse i buoni incassi ottenuti dai suoi ultimi film, che gli hanno permesso qui di co-scrivere e dirigere questo suo ultimo lavoro Crimson Peak. Ed è qui che ritroviamo il Del Toro de La Spina del diavolo (2001) o de Il labirinto del fauno (2007), quello che riusciva nell’incontro tra immaginario e reale, addentrato nei primi due casi in un contesto inevitabilmente spagnolo e invece qui nell’incontro-scontro con la forza nuova dell’America razionale e l’invecchiata e cupa Europa, a seguito certo del filone di film che, da Hellboy a Blade 2, sino alla stesura dei copioni de Lo Hobbit, hanno allontanato il regista di Guadalajara da un certo suo modo di raccontare.

crimson peak

Una scena di Crimson Peak

E qui, seppur non riesce come nei casi precedenti, dove la forma e l’estetica rimane la forza più dirompente, ritroviamo invece nella storia un continuo e perpetuo citare e omaggiare tutto un cinema vicino anche agli elogi che Tim Burton ha fatto durante tutta la sua filmografia: troviamo il Roger Corman che raccontava Edgar Allan Poe che, insieme a Lovecraft, rimane il richiamo letterario per eccellenza (intravediamo anche Byron nella figura di Thomas, forse?). E c’è inevitabilmente la produzione inglese della Hammer tra quelle mura e un certo richiamo alla chiusura imposta nello Shining di Kubrick.

Ma soprattutto c’è Del Toro, con una musica sontuosa, con costumi e scenografie meravigliose e devastanti, con un utilizzo dei cromatismi azzeccatissimo e con una voglia di non distaccarsi mai del tutto con la materia seppure ha mai imparato (forse in alcuni casi pure troppo) ad utilizzare il digitale tanto osannato ad Hollywood. Siamo lontani dal make-up e dalla costruzione de Il labirinto del Fauno ma si apprezza molto la voglia di Del Toro di mantenere un legame tra materia e CGI, come tra storia e finzione, tra amore e ossessione. Sono solo alcuni dei temi suoi cari, tutti riscontrabili in questo piccolo gioiellino che si ricorderà più per l’omaggio ai grandi e per la confezione attorno al racconto che per una storia che tende ora a dilatarsi fin troppo, ora a cadere nel ridicolo più del previsto.

crimson peak

Una scena di Crimson Peak

Clip e featurette dal film

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