Benvenuti nella città dei matti: Le terapie spietate degli anni settanta

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“Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale”. Per la seconda volta parliamo di manicomi chiudendo l’argomento con: “c’era una volta la città dei matti”. C’era una volta Franco Basaglia, psichiatra fautore della legge volta alla chiusura dei manicomi che riuscì a rivoluzionare le misure repressive applicate negli ospedali psichiatrici degli anni Sessanta. Affollati da medici intenti a dominare gli impulsi dei pazienti con  trattamenti di elettroshock, celle di isolamento e camicie di forza, i manicomi venivano additati a lager.

Istituti alienanti e non certo curativi, che rimuovevano i soggetti dalla condizione di umana normalità e li cristallizzavano in un percorso estraniante e con poche vie d’uscita.

Disperazione e disorientamento confinate nelle stanze dove autonomia ed esistenza si consumavano con lentezza. L’ immaginazione era chiusa nelle celle e la libertà agognata si disperdeva nell’essenza di uno squilibrio soffocato. Il tutto fino all’arrivo di uno psichiatra stanco di rimanere inerme davanti a pazienti sedati la cui integrità psicologica e fisica era allo stremo delle forze.

Gifuni Fabrizio alias Franco Basaglia

Basaglia, una volta divenuto direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, cambia rotta e regole con l’aiuto della moglie Franca (Sandra Toffolatti). Invece di fronteggiare la situazione mantenendo intatto lo status istituzionale, reagisce con proposte che mirano all’aggregazione e alla familiarità tra internati e medici. Abolisce le distanze tra gli uomini e le donne, organizza assemblee democratiche per dar voce alle fantasie, senza limiti e restrizioni alcune, crea delle cooperative di lavoro ed elimina elettroshock e lobotomie. Tematiche simili sono affrontate nel film: “si può fare”.

Diventa quindi promotore dell’esperienza antistituzionale che libera gli segregati dalle “catene”degli istituti rinnovando la naturalezza dei rapporti umani. Il tutto attraverso la collaborazione della moglie e di altri personaggi, che lo sostengono in tutte le fasi della rigenerazione. Così Boris, Furlan, Nives, Margherita, alcuni “matti del manicomio”, nonostante le prime difficoltà di riadattamento, inizieranno un loro percorso formativo alla vita.

I personaggi

Margherita (Vittoria Puccini). Ragazza dal carattere dinamico  si trova a dover competere fin dal principio, con una madre autoritaria che le riversa addosso tutti i suoi rimorsi, compreso quello di averla concepita con un soldato americano che è successivamente fuggito. A scuola dalle suore, la ragazza reagisce agli ordini con un carattere indisciplinato e ribelle e alle prime pulsioni sessuali, viene sistemata in manicomio. Il trasferimento nel lager risulta un rimedio palliativo. Il tentativo di reprimere i suoi impulsi e pulsioni, fallisce miseramente fino all’arrivo di Basaglia (interpretato da Fabrizio Gifuni).

Vittoria Puccini alias Margherita

Boris (Branco Djuric). Veterano di guerra, torna a casa privo di parola. Muto,indisciplinato e ribelle. Segregato nel suo silenzio sarà costretto ad un ulteriore prigionia,  incatenato e in isolamento per quindici anni, fino all’arrivo di Basaglia.Furlan (Maurizio Fanin). Vittima dell’alcol, decide volontariamente di chiudersi in manicomio nonostante la contrarietà della moglie, obbligata, dopo il suo abbandono, ad accudire i due figli. Verrà sottoposto a trattamenti disumani e nutrito con un imbuto.

Nives è l’infermira che lavora nel manicomio. Le sue convinzioni riguardo i pazienti sono cristalline e radicate: “loro, non sono come me, sono semplici cose”. Il suo incarico consiste nel vestirli, lavarli, dare loro da mangiare. Come nella pellicola di “matti da slegare” ,non reagirà alle richieste di aiuto. Sarà l’unica ad obiettare le soluzioni di Basaglia. Cicca-Cicca (Federico Bonaconza) è un bambino nel corpo di un ventenne, terrorizzato dalle figure dei medici.

Tematiche

Niente a che vedere con un istituzione curativa, ne abbiamo già parlato. I lager erano celle di isolamento vestite da manicomio che procedevano attraverso torture medievali.  I pazienti erano emarginanti alla solitudine e rassegnazione. Attraverso l’ostinazione del Dottor Franco Basaglia, il 13 maggio 1978, i pazienti sono tornati a vedere una luce naturale non distorta dalla grata di ogni cella. Da ghettizzati a umanizzati. Una liberazione terapeutica concepita attraverso l’acquisizione della naturale umanità.

Il film mostra in maniera dettagliata tanto le atrocità subite dai pazienti, tanto il volto disumano delle infermiere, naturalmente capaci di malvagità come se stessero lucidando il pavimento. La fiction, ha palesato il carattere chiuso delle persone del tempo, cosi impegnati a mantenere opinioni di massa. Allo stesso tempo, però, ha reso possibile la riflessione, successivamente maturata in decisione aperta alla rigenerazione e al miglioramento.

Gradualmente l’Italia ha preso coscienza degli effettivi miglioramenti dei pazienti, non più dichiarati pericolosi. Abbandonando le convinzioni segreganti, e favorendo un reinserimento dei pazienti nella realtà si è giunti ad oggi.  Il 13 maggio 1978 qualcosa è cambiato, ma la situazione attuale è ancora incerta e controversa.

2 Comments

  1. Silvia

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