Speciale intervista: Simona Izzo parla di ‘Il padre e lo straniero’

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Dopo aver parlato del film Il padre e lo straniero, dallo scorso venerdì al cinema, è con molto piacere che pubblico la chiacchierata fatta in esclusiva per cinemio con Simona Izzo, sceneggiatrice del film insieme a Giancarlo De Cataldo (autore del libro) Graziano Diana e Ricky Tognazzi (regista del film). Nell’articolo anche le parole del regista sul film.

Simona Izzo ha firmato la sceneggiatura de Il padre e lo straniero, unica donna insieme a tre uomini, cercando di dare un aspetto femminile e materno ad una storia che è quasi del tutto maschile e che vuole raccontare l’amicizia e l’amore paterno. Dopo averla già intervistata durante il BIF&ST (il video è in fondo all’articolo), Simona ha accettato molto gentilmente di rispondere alle mie domande.

Intervista a Simona Izzo

Simona, com’è nata l’idea di trarre un film dal libro di Giancarlo De Cataldo?

Giancarlo De Cataldo lo avevamo conosciuto con Romanzo criminale: ci aveva molto affascinato e volevamo farne un film ma Placido aveva già preso i diritti. Ci eravamo innamorati dell’autore e abbiamo cercato altre cose che avesse fatto.

In realtà Graziano Diana, cosceneggiatore del film, che è molto amico di De Cataldo, aveva letto questo libro e già 10 anni fa ci aveva suggerito che avremmo dovuto farne un film. Allora però i tempi non erano maturi perchè non era facile trovare un produttore che accettasse un libro così intimista di un giovane autore semisconosciuto. Invece poi con il successo di Romanzo Criminale è stato molto più facile.

Simona Izzo e Ricky Tognazzi al BIF&ST

Nel film si affronta il tema della malattia di un figlio e si mostrano senza vergogna, bimbi con handicap. Come avete affrontato questo tema? Vi siete confrontati con genitori che vivono queste difficolta, oltre che con la moglie di De Cataldo?

Io sono sempre a contatto con persone che hanno problemi di questo tipo, intanto perchè ho un diploma infermieristico, amo assistere i malati. Forse è un fatto pischiatrico, forse voglio confermare la mia sanità, sta di fatto che ho assistito per 4 anni mio padre gravemente colpito da un medico che lo ha quasi ucciso.

Il mio approccio con la malattia è molto forte, ho studiato e mi aggiorno continuamente. L’affrontare il film dopo aver parlato con Tiziana, moglie di De Cataldo, grande avvocato, donna di grande piglio che per 14 anni ha seguito questa bambina che putroppo è venuta a mancare, mi ha confermato che le madri hanno un naturale istinto salvifico, possono essere stanche morte ma avranno sempre il tempo per aiutare il proprio figlio.

Penso che il film vada visto dagli uomini, dai padri, perchè si rendano conto che i figli vanno presi da piccoli, perchè spesso loro entrano in contatto con i propri figli in un’età più matura, quando iniziano a parlare. Ma interpretare il segnale di un bambino che non parla può essere una grandissima soddisfazione.

foto sul set

Com’è avvenuta la scelta di Alessandro Gassman e Ksenia Rappoport?

Alessandro è tutto tranne che un uomo ripiegato su se stesso, apparentemente. Come se i belli, con le facce scolpite come fossero medaglie non possano soffrire. Non volevamo entrare nell’immagine canonica della sofferenza e quindi volevamo una famiglia di belli colpita duramente che però reagisce, uno con la nevrosi, l’allontanamento, e l’altra con una oblazione totale: l’oblazione materna è l’immagine della Madonna che è sotto la croce e non abbandona il proprio figlio.

Mi piace dare un’immagine: io dico sempre che lui è convesso lei è concava, lui è duro lei accoglie.

L’opinione di Ricky Tognazzi

Questo è quanto ha detto il regista Ricky Tognazzi al BIF&ST 2011 in occasione della presentazione del film:

I temi principali del film sono il dolore e la diversità (o anche, se vogliamo, la normalità). Il dolore in particolare è un mare che unisce ma può anche dividere: divide all’inizio una famiglia devastata e unisce i due protagonisti maschili, due padri.

Un’altra attrattiva del film era l’idea di raccontare una storia di padri. Sono ancora oggi figlio, nel senso che mi salutano come il figlio di Ugo, ma sono anche diventato papà da qualche anno e nonnigno dei nipoti di Simona. Il tema della paternità mi piaceva molto: la maternità è qualcosa di naturale, di biologico invece la paternità la devi comprendere, capire, conquistare.

foto sul set

Questa è la storia di una conquista, di una conoscenza della paternità che è un bene tutto da scoprire, non è regalato come la maternità. Una donna paradossalmente nasce che è già madre, biologicamente portata a diventarlo. Un padre invece lo deve diventare, nasciamo tutti figli ma padri non sempre riusciamo ad esserlo.

Ci abbiamo messo molto a fare questo film perchè è stato complesso convincere i produttori, scriverlo, riuscire ad essere all’altezza delle nostre aspettative e di quelle dell’autore Giancarlo De Cataldo. Un film non è mai pronto, una volta devi dire basta altrimenti vai avanti all’infinito.

Il video dell’intervista

Questo invece il video dell’intervista fatta durante il BIF&ST 2011 a Ricky Tognazzi e Simona Izzo

3 Comments

  1. rita

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