La corrispondenza: esercizio di forma

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Arriva nelle sale italiane domani, 14 Gennaio, il nuovo film del Premio Oscar Giuseppe Tornatore che, dopo La migliore offerta (2013), decide di continuare ad esprimere l’amore in tutte le sue forme e venature e, se nel precedente veniva rapportato al mondo dell’arte, qui verrà accostato al mondo della scienza e dell’astrofisica ne La corrispondenza, con due attori d’eccezione.

La corrispondenza

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Amy, una giovane studentessa universitaria (Olga Kurylenko; 007 – Quantum of Solace, To the wonder), ha intrecciato da alcuni anni una relazione con Ed (Jeremy Irons; Treno di notte per Lisbona, Margin Call), un uomo sposato e suo professore all’università. Quando Ed parte per un viaggio e sembra essere sparito nel nulla, Amy inizia ad indagare per scoprire dove sia finito l’uomo e perché continua ad inviarle messaggi in ogni istante della giornata.

Trailer del film

Tornatore 2.0

Ad un certo punto della sua carriera, dopo La leggenda del pianista sull’oceano (2000), Tornatore si prese una lunga pausa dal grande schermo per tornare poi, nel 2006, con il più intimo La sconosciuta. Quest’opera, come il precedente La migliore offerta, sono sicuramente i due suoi lavori che più si rispecchiano nella struttura narrativa di questa nuova opera del regista di Bagheria che, è giusto dirlo sin da adesso, non riesce ad avere lo stesso mordente delle sue opere migliori come Una pura formalità (1994) o L’uomo delle stelle (1995).

Con La corrispondenza torna un Tornatore che recupera un suo vecchio soggetto e lo ricompone in una realtà attuale che, se Sicilia non è, è ovviamente una realtà mitteleuropea, Edimburgo nello specifico. Si tratta di un esercizio di stile, una penna affilata nella forma ma non nella sostanza, una metafora sull’amore, ma ancor più sull’accettazione della distanza e della separazione, che funziona nella premessa ma non nella resa conclusiva.

Carne e Parole

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Una scena del film La corrispondenza

Ancora una volta ritroviamo tutti i temi cari a Tornatore: c’è il cinema, ma un cinema qui disincantato rispetto a Nuovo Cinema Paradiso (1989) o allo stesso L’uomo delle Stelle. La protagonista Amy ne fa parte come controfigura, mostrando un sistema arido, legato al profitto, quantitativo e non qualitativo.

Un Tornatore che in La corrispondenza, più che mai, sembra attaccare la modernità, la stessa tecnologia tanto presente qui, che tanto ci lega e che così tanto ci distanzia dalla realtà e dalle persone. Un Tornatore accusatore e per questo fedele comunque ad un racconto classico, vicino al suo forte rapporto con la carne e la pelle (fondamentale la scena d’apertura), e al cinema come mezzo attraverso il quale lo spettatore ridensifica questo rapporto presente sin dalla nascita.

Attori e Personaggi

Ancora una volta, il regista siciliano decide di affidarsi ad un cast internazionale e affida le parti di Ed e Amy rispettivamente ad un affascinante e tenebroso Jeremy Irons e ad una bellissima ed intensa Olga Kurylenko che, dopo Malick, mai era stata fotografata con tanta grazia, grazie al direttore alla fotografia Fabio Zamarion, che continua il sodalizio con Tornatore dal precedente film, riproponendone una fotografia cupa seppur più uggiosa e spenta rispetto a La migliore offerta.

Problema sostanziale de La corrispondenza, oltre forse ad una eccessiva durata che, ad un certo punto, sembra inceppare e ripetere fin troppo spesso il meccanismo del racconto senza farlo evolvere, forse stavolta è l’eccessivo amore che Tornatore (che ancora una volta cura anche soggetto e sceneggiatura) ha per entrambi i personaggi: se nel precedente film riesce a scindere l’essenza dei due, avendo chiara la distinzione tra ‘vittima’ e ‘carnefice’, qui la ‘tridimensionalità’ di Amy e Ed si perde dentro ai fiumi di parole e romanticismi raccontati con coraggio, inseriti in un ottimo rapporto con l’astrofisica e riuscendo, da ottimo osservatore e fotografo quale Tornatore è, a sottolineare il tema principale della sua intera filmografia: la distanza, la separazione, il solco profondo che ogni essere vivente in questa pellicola ha con chiunque vada a rapportarsi.

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Analisi

È un Tornatore che analizza e che si auto-analizza, all’interno di un’immagine digitalizzata ‘brutta’ e lontana da quella proiettata nel cinema Paradiso, un racconto barocco e sontuoso (come le bellissime musiche del maestro Morricone) ma che, ad un certo punto, s’inceppa e diventa sempre meno probabile e lontano da qualsiasi verosimiglianza.

Un Tornatore che in Baaria (2009) non voleva adeguarsi alla realtà del tempo e tornava ad un passato arcaico e romanzato e che adesso tenta, senza riconoscersi ed identificarsi, di raccontare dell’universale, riuscendo a farlo a volte in modo più acuto (La migliore offerta), a volte con una confusione dentro ad una lucidità di autore, certamente, ma non di osservatore rispetto al verosimile che ci circonda. Un meccanismo dentro la cui minima riflessione si potrebbe trovare una falla che, diversamente dal Virgil Oldman interpretato da Geoffrey Rush, il pubblico potrebbe invece riconoscere subito.

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