Le cose non dette è un film del 2025 diretto da Gabriele Muccino, con protagonisti Stefano Accorsi, Claudio Santamaria e Miriam Leone. Le pellicola uscirà solo in sala a partire dal 29 gennaio, distribuita da 01Distribution.
-Articolo di Michele Scarperia
Le cose non dette
Il film racconta la storia di una coppia apparentemente perfetta, composta da un professore universitario e una giornalista di successo. Il loro equilibrio sembra rodato, ma ci sarà un viaggio a Tangeri a sconvolgere tutto.
Il trailer del film
Il dramma delle relazioni umane raccontato alla perfezione
Esordirò con parole forti, Le cose non dette è probabilmente il miglior film di Gabriele Muccino. In quest’opera il regista romano finalmente riesce a calibrare alla perfezione il suo stile. Tutto ciò che nel suo cinema è sempre stato eccesso, urgenza, emotività portata al limite, qui trova una forma compiuta. Muccino trona al dramma borghese classico, ai conflitti sentimentali e familiari, ma lo fa con una consapevolezza nuova: usare i suoi stilemi non solo per urlare tematiche stucchevoli, ma per osservare, per parlare di noi e per una volta in modo estremamente credibile.
Quest’opera parla di amore e amicizia, ma soprattutto di dubbio, del dubbio che si insinua quando una relazione sembra funzionare, quando la stabilità diventa terreno fertile per la paura di perdere ciò che si ha. Ed è proprio qui che emerge uno dei concetti più interessanti del film, quello del kamikaze: la tendenza, profondamente umana e insita in tanti, a sabotare le cose nei momenti in cui sembrano andare bene. Non per cattiveria, ma per incapacità di reggere la complessità della felicità, della responsabilità affettiva, del dire davvero chi siamo. E così si incappa in errori che feriscono anche le persone a cui si tiene più di se stessi e sensi di colpa che tormentano per tutta la vita, nella pellicola il così detto prima e dopo Tangeri.
Il titolo, Le cose non dette, non è mai un concetto astratto ma Muccino riesce a declinarlo ad ogni tematica presente. Nel rapporto di coppia, dove il non detto diventa spazio di proiezione e fraintendimento; nell’amicizia, dove il silenzio spesso protegge da giudizi e equilibri più fragili della verità; e soprattutto nella genitorialità. Il regista riflette su cosa significhi crescere un figlio, proteggerlo si, ma anche strapparlo dalla bolla dell’infanzia, trovare il coraggio di dire quelle cose che “non si possono dire”, che rompono l’idea rassicurante del mondo ma permettono di affrontarlo davvero. In questo senso, il non detto è sempre una forma di rimando, mai una soluzione.
Cast e lato tecnico
Il cast lavora su un’intensità misurata. I già rodati con il regista Claudio Santamaria, Stefano Accorsi e Carolina Crescentini sono solidi, riconoscibili, capaci di eccedere solo quando il film lo richiede, senza mai rompere il tono complessivo. Ma il vero centro emotivo del film è Miriam Leone, la sua è una recitazione complessa, tutta di sottrazione: mai esplosiva, trattenuta, costruita su sguardi, pause, silenzi. Diventa lo sguardo stesso del regista, il punto di osservazione privilegiato attraverso cui il film prende forma. Una protagonista che non impone, ma assorbe, non ci sono aggettivi per definire la bravura di Miriam Leone nell’interpretare alla perfezione questo complesso personaggio.
Molto convincente anche la giovanissima Margherita Pantaleo, naturale e credibile, mai caricata di un simbolismo eccessivo, le si prospetta un futuro roseo. L’unica nota leggermente stonata è Beatrice Savignani nei panni di Blue, che sembra muoversi su un registro meno integrato rispetto al resto del cast, risultando talvolta più meccanica che necessaria.
Sul piano tecnico, Le cose non dette, è un film in cui musica e montaggio sono fondamentali e perfettamente asserviti alla narrazione. Il ritmo è costantemente guidato dall’emotività dei personaggi, fino a un finale a tinte thriller, dove il dramma esplode e trova una forma fisica.
La fotografia, in simbiosi con la regia, trasforma Tangeri in un vero e proprio personaggio aggiunto: una città che non fa da sfondo, ma che vive e si respira, labirintica e sensuale, perfetto teatro per le contraddizioni emotive dei personaggi. La colonna sonora utilizza la musica classica per amplificare l’impatto delle scene, ma senza mai perdere uno sguardo alla contemporaneità passando da Guccini alla chiusa con il grandissimo brano di Mahmood.
Le cose non dette – Conclusioni
Alla fine, Le cose non dette, resta dentro. Non come colpo basso emotivo, ma come una domanda che continua a rimbalzare dentro, anche dopo i titoli di coda.
Un’opera che parla di noi, parla di me. Della nostra incapacità di dire in tempo ciò che conta, del nostro talento involontario nel complicare l’amore, l’amicizia, la vita, proprio mentre stiamo cercando di tenerle insieme. Nell’ultima frase del personaggio di Stefano Accorsi si concentra tutto: l’assunzione totale della colpa, senza alibi, senza scaricarla sugli altri o sulle circostanze. Ed è lì che il regista trova la verità più limpida domandandosi, e domandandoci, cosa sarebbe successo se, invece di rovinare tutto, avessimo avuto il coraggio di dire le famose cose non dette. In diverse scale ma tutti abbiamo un prima e dopo Tangeri. Una riflessione tanto semplice quanto devastante, che definisce quest’opera come una gemma di rara bellezza nella filmografia di Gabriele Muccino.
