Jumpers – Un salto tra gli animali è un film del 2026 Disney Pixar, diretto da Daniel Chong. La pellicola uscirà solo in sala a partire dal 5 marzo, distribuita da Walt Disney pictures.
-Articolo di Michele Scarperia
Quest’opera rappresenta il 30esimo film Pixar e festeggia il 40esimo anniversario della casa di produzione, nata il 3 febbraio 1986 a Richmond.
Jumpers – Un salto tra gli animali
Un gruppo di scienziati riesce a trovare una tecnologia che trasferisce le menti umani negli animali. Una giovane studente universitaria di nome Mabel Tanaka lo verrà a scoprire, utilizzandola per salvare l’ecosistema animale minacciato dall’essere umano.
Il trailer del film
Una piccola gemma Pixar che parla di contemporaneità
Dopo l’ingiusto flop di Elio, un film delizioso incompreso che meritava molta più attenzione, e dopo il successo straordinario di Inside Out 2, la Pixar torna con Jumpers – Un salto tra gli animali, un’opera che dalla sinossi poteva sembrare già vista e sentita. Animali parlanti, un uomo che vuole distruggere il loro habitat, solita contrapposizione natura contro umanità. Il classico racconto ecologista in salsa animata.
Invece Jumpers – Un salto tra gli animali sorprende, decidendo di evolvere questa base in qualcosa di molto più contemporaneo e stratificato. Quest’opera prende il conflitto tra uomo e animale e lo trasforma in una riflessione che richiama chiaramente la situazione geopolitica attuale. Come aveva già fatto la Disney con Zootropolis 2, anche qui la metafora diventa uno specchio della nostra realtà. L’uomo che vuole appropriarsi di un territorio che non gli appartiene non è soltanto un antagonista generico, ma il simbolo di una dinamica di occupazione e sopraffazione. Gli animali, dal canto loro, si riuniscono in un vero e proprio concilio per decidere come reagire proponendo una risposta violenta che innesca una spirale bellica.
Ed è in questo momento che il film compie il suo passo più coraggioso, attraverso i protagonisti condanna ogni forma di violenza. Il messaggio è tanto chiaro quanto potente: non si può rispondere ad una violenza con altra violenza, non si può rispondere ad un occupazione con la vendetta. Eppure tutto questo viene raccontato senza retorica pesante, ma attraverso simpatici espedienti.
Molto interessante è anche la parabola della protagonista, che parte da una forma di attivismo sterile, molto simile a quello performativo e di moda che vediamo spesso sui social ad oggi, per arrivare a una consapevolezza più profonda e concreta. Una riflessione sottile ma centrata, che aggiunge ulteriore spessore al racconto.
Gli splendidi personaggi e lato estetico
Uno dei punti di forza maggiori di Jumpers – Un salto tra gli animali sono i personaggi. Tutti simpatici, teneri, dal design accattivante e immediatamente empatici, ma allo stesso tempo ben caratterizzati e portatori di visioni diverse sul conflitto. Chi spinge per la guerra, chi per la diplomazia, chi è paralizzato dalla paura. Questa pluralità rende il concilio degli animali uno dei momenti più riusciti del film. Geniale, inoltre, la scelta visiva di cambiare leggermente l’aspetto degli animali a seconda dello sguardo da cui vengono osservati.
A differenza di Elio, che puntava molto sull’estetica e su un’immaginario visivo spettacolare, Jumpers – Un salto tra gli animali si concentra maggiormente sulla scrittura. L’animazione sia chiaro è sempre perfetta, ma non cerca il virtuosismo. Altra nota positiva è che è un’opera che non cerca mai la lacrime facile, pur potendolo fare a più riprese, prediligendo un perfetto equilibrio tra emozioni e comicità (punto di forza assoluto), che trova il suo punto massimo nella scena finale.
Unica piccola stonatura è una sequenza che anticipa il finale, che risulta leggermente delirante, quasi fuori tono dal resto del film. Inciampo marginale.
Jumpers – La risposta Disney al Robot Selvaggio e conclusioni
Il paragone con il recente film Dreamworks Il robot selvaggio viene naturale, oltre che per le tematiche, per una scena sul finale che lo richiama apertamente. Eppure Jumpers – Un salto tra gli animali va oltre, meno contemplativo, più politico e diretto. Se Il robot selvaggio puntava su una poesia più intima e silenziosa, Jumpers sceglie di esporsi, di prendere posizione e rischiare.
Alla fine si può considerare una sorta di risposta Disney a quel film, come si usava negli anni d’oro delle due case di produzione, ma per certi versi risulta più stratificato e innovativo, meno scontato e banale. Jumpers dimostra che la Pixar sa ancora partire da un racconto semplice per trasformarla in una riflessione adulta sulla guerra, sull’occupazione, sulla responsabilità individuale e collettiva. Un film che resta, che fa riflettere e che dimostra come l’animazione possa sempre parlare con forza del nostro presente.
