#MedfilmFestival2018 Intervista alla regista algerina Meryem Benm’Barek in Italia per il film Sofia

Meryem Benm’Barek è una giovane regista algerina, cresciuta in Belgio. E’ a Roma per presentare la sua opera prima Sofia,  presso la 24° edizione del Medfilm Festival, in concorso  nella sezione ufficiale.

Sofia di Meryem Benm'Barek

Sofia di Meryem Benm’Barek

Sofia

Sofia (Sara Elmhamdi Elalaoui) narra della storia di una ragazza che vive a Casablanca. Rimane incinta e deve nasconderlo alla propria famiglia, perché esiste una legge di stato, l’articolo 490 del codice penale marocchino, che vieta i rapporti sessuali all’infuori del matrimonio. Pena da un mese ad un anno di carcere. Sarà sua cugina Lena (Sarah Perles),  medico di professione e ricca di famiglia, ad accorgersi della sua gravidanza e trovare il modo di aiutarla.

Il film ha vinto il premio alla Migliore Sceneggiatura al Festival di Cannes.

Intervista alla regista algerina Meryem Benm’Barek

All’inizio del film appare una scritta  che riporta la dicitura di una legge marocchina.  Chi ha rapporti sessuali al di fuori del matrimonio viene condannato ad un anno di carcere. Come si pone il popolo rispetto a questa legge ?

Questo è un dibattito che scalda molto la società da parecchi anni, anche se è ancora molto attuale. I conservatori, che sono al governo, sono  quelli più restii a cambiare questa legge. E’ importante sottolineare che questo provvedimento non impedisce alle persone di avere una vita sentimentale e sessuale al di fuori del legame matrimoniale, il problema e che non è vissuto nella più totale serenità, perché è illegale.

Ovviamente tutto questo sistema non tocca chi è ricco e fa parte dell’alta borghesia, perché loro troveranno sempre il modo per stare tranquilli,  avendo la possibilità economiche di vivere fuori dalla casa familiare e di allungare una mancia ai portieri per ottenere il loro  silenzio, come avviene purtroppo in tutte le società.

Meryem Benm'barek

Meryem Benm’barek regista di Sofia

Ci sono molte persone che sono finite in prigione per questo motivo?

La giustizia funziona su due binari diversi. Se hai i soldi ed un nome non accade mai. Il caso di Sofia è  particolare, ma non si può generalizzare per tutti e quanto meno non si hanno notizie di quante persone siano finite in carcere o hanno pagato le multe per questo motivo.

Per  la scrittura della sceneggiatura, per cui hai vinto il premio al Festival di Cannes,  ti sei ispirata ad una storia vera o hai completamente scritto un film di finzione?

Sofia non è ispirato ad una storia in particolare, ma è l’insieme di tantissime storie che ho letto e ascoltato. Il primo spunto è arrivato dalla storia di un’amica molto vicina a me, e da quel momento in poi ho iniziato ad informarmi, a leggere tantissimi articoli su questo argomento ed ho iniziato a parlare anche con i medici e le ostetriche, e altre persone coinvolte in relazioni clandestine. Il cuore del film non è la storia di una gravidanza fuori dal matrimonio, ma come funziona il sistema di potere, che è rivelatrice di come funziona la società.

Accade spesso che ci siano segreti di famiglia che rivelano questi orrori?

La cosa interessante è che quello che l’idea iniziale che purtroppo riguarda molto il contesto marocchino, l’ho riscontrato anche con persone che provengono dalla Spagna, dalla Grecia e dall’Italia.  Quindi purtroppo ha a che fare anche con la cultura mediterranea, che ha un fondo di ipocrisia del nucleo familiare, fatta di molti non detti. Sono delle dinamiche malate che lei ha cercato di esprimere attraverso dei dialoghi, che sembrano quasi delle farsi teatrali. Purtroppo si sa che molti fatti che avvengono al’interno delle case non vengono raccontati.

Hai avuto difficoltà a realizzare Sofia che è il tuo primo film? 

In realtà non ho trovato grandi difficoltà per ottenere le autorizzazioni a girare. L’unica cosa che mi è dispiaciuta e di non essere riuscita a trovare più soldi ed ho dovuto rinunciare a filmare alcune scene che per me sono importanti e spero che in futuro non accada più

Come hai scelto la protagonista e come hai lavorato con lei per la preparazione del personaggio?

Fin dal momento del casting, appena ho visto Sara mi sono resa conto che era l’incarnazione di Sofia, e che non ci sarebbe stato bisogno di una grossa preparazione del personaggio, ed anche già dalla prima ripresa era perfetta. Lei ha delle qualità molto speciali, e ciò è dovuto al fatto che non è un attrice professionista, e quindi di molti vezzi che appartengono a quelli di chi lo fa per mestiere. Per lei è molto più facile ed emotivo.

Mi è piaciuto molto questo aspetto della sua psicologia, il fatto che lei sia vittima ma anche carnefice della persona che sposerà.

Hai detto una cosa molto giusta, che è esattamente il cuore del film. Quello che lei sentiva e le sembrava mancare nella rappresentazione dei personaggi femminili nel cinema arabo è qualche sfumatura in più rispetto alla semplice rappresentazione della donna vittima. Non si nega il fatto che la società marocchina sia dal punto di vista legale un patriarcato, ma avevo bisogno di andare a contrasto. Se quello che capita a Sofia fosse capitato alla cugina, che è di una estrazione sociale più ricca, le cose sarebbero andate in modo completamente diverso. Quello che decide di fare Sofia, che è la chiave più interessante del film e quello che lei rifiuta di essere una vittima, perché è un privilegio che lei non si può permettere.

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