“Gli Amori Folli” di Alain Resnais

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Di Alain Resnais bisogna parlare per forza bene, anche perché ha 88 anni ed ogni suo film potrebbe essere l’ultimo. Infatti sui giornali ci sono recensioni molto rispettose ed ammirate sul nuovo “Gli Amori Folli” attualmente sugli schermi, e li capisco. Non si può mica rischiare di dare dispiaceri ad un maestro assoluto del cinema francese: al quale peraltro sarò sempre riconoscente per avere girato due capolavori assoluti come Hiroshima mon amour e L’anno scorso a Marienbad.

Vero è però che da allora sono passati 50 anni pieni, e insomma parliamo sempre di uno che fece il suo primo cortometraggio nel 1936: e nel guardare “Gli Amori Folli” (uscito in Francia nel 2009) ho avuto l’impressione che il Grande Vecchio si sia divertito un mondo, a prendere in giro i suoi personaggi, la vita, il mondo, e pure noi spettatori.

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Il pretesto alla base del film è uno dei più banali che si possano immaginare: lei (Sabine Azema) viene scippata all’uscita da un negozio, lui (André Dussolier, meraviglioso) ritrova il suo portafoglio abbandonato in un parcheggio, la chiama, si conoscono e… Sembrerebbe un meccanismo scontatissimo, ed infatti Resnais lo previene mettendo già in testa al protagonista l’idea di conoscere la derubata e farsi “ricompensare” con l’amore. Insomma non ci saranno le difficoltà e gli equivoci che nella commedia tipica ritardano il momento nel quale i due protagonisti si baceranno: sono i personaggi stessi ad essere completamente squinternati, strambi, fuori di testa, complicandosi la vita da soli in tutti i modi possibili.

L’idea in fondo è carina, ma va detto che – magari sarà anche voluto, non so – la sceneggiatura è davvero inesistente. Il film infatti si perderebbe nel nulla dopo dieci minuti, se non fosse per le gioiose trovate del regista: la cui classe, va detto, risalta ancor più perché tutto sembra fatto senza il minimo sforzo né la voglia di dimostrare nulla. Alla fine è un gioco raffinato, ma che lascia l’impressione di una certa vacuità.

Una scena però me la ricorderò senz’altro: quella in cui Dussolier esce dal cinema, e lei (che sta per andare ad incontrarlo quando lui meno se l’aspetta) dice tra sé “Non ci si può mai stupire di cosa ti succede quando esci da un cinema”. E posso testimoniare che è vero: mentre stavo tornando a casa, ho incontrato uno per strada che mi ha chiesto dove poter trovare una chiesa aperta perché doveva “confessarsi con urgenza”.

Boh, chissà che aveva combinato. Se lo sapesse Resnais, magari ci tirerebbe fuori un altro film. E magari anche un po’ migliore di questo.

Per approfondire

Leggi la recensione di Amori Folli di Paolo Mereghetti sul Corriere.

Leggi la recensione di Amori Folli su Il Messaggero.

Leggi la recensione di Amori Folli su Micromega.

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