Her: Non l’hai ancora visto?

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La rubrica “Evergreen: non l’hai ancora visto” ci porta alla scoperta di film intramontabili. Scopri il perché, almeno una volta nella vita, bisogna vederli. Oggi parliamo di Her.

Andiamo alla scoperta di Her pellicola vincitrice, tra gli altri premi, dell’Oscar come miglior sceneggiatura originale 2014. Il film è scritto e diretto da Spike Jonze (Essere John MalkovichJackass…) che rivoluziona il suo modo di fare cinema, offrendoci un qualcosa da lui inaspettato, andando oltre le aspettative.

Her: Non proprio la classica storia d’amore

di Giuseppe d’Angella

Her film

Theodore è uno scrittore che ha un lavoro un po’ particolare: compone lettere di natura estremamente personale per conto terzi. Si informa delle loro vite, cerca di immedesimarsi in altre persone e, al posto loro, mette su due righe destinate a qualcuno di cui non sa nemmeno dell’esistenza, che conosce attraverso il proprio committente, a suo modo anch’egli uno sconosciuto.

Siamo nel futuro prossimo e grazie alla tecnologia che ci permette di condividere qualsiasi cosa alla velocità della luce, il fatto che un impiego del genere possa realmente esistere è plausibile. Il nostro protagonista vive una vita solitaria, soffre per una relazione finita male (la più importante della sua vita) e vive in una specie di limbo tra passatempi solitari ed una patetica asocialità.

Un giorno la sua attenzione viene attratta da una nuova tecnologia: una specie di intelligenza artificiale definita estremamente umana. E’ allora che instaurerà una relazione con questa entità virtuale.

Her è un film che rischia a più riprese di essere banale. La relazione platonica con un computer è una cosa vista e rivista in precedenti pellicole, ma quello che fa del lavoro di Spike Jonze un’opera importante è senza alcun dubbio la sua elaborazione.

In Her sono presenti diversi fattori che contribuiscono a renderlo interessante e maturo: le riflessioni sulle relazioni umani e non, l’esame di coscienza di ognuno quando si viene dalla rottura di una storia, il modo di stare da soli, a cosa andiamo incontro con la tecnologia e soprattutto come cambiano e cambieranno i rapporti umani in relazioni ad essa.

Tra le tante tematiche che si potrebbero sollevare, vogliamo sottolineare le differenze presentate che ci sono tra un amore “astratto”, virtuale e irreale, e uno tangibile, visibile e quindi reale. Ma Her non è, e non deve essere solo questo. Attraverso le vicissitudini di Theodore, il film ci racconta di quello che viene dopo essersi lasciati dietro una storia, quando al termine di una relazione lasciamo con essa qualcosa di noi, qualcosa che ci appartiene.

Prima ci mostra un ritratto di entrambi i tipi di relazione (Theodore e la sua ex attraverso dei flashback e Theodore e Samantha nel proseguo della vicenda), mischiandole per rendere il tutto facilmente confrontabile, e poi ci lascia alle nostre riflessioni. La bravura di Spike Jonze sta nel non essere stato presuntuoso. Nel non aver voluto dare delle risposte alle domande dalla pellicola sollevate. A quest’ultime dobbiamo pensarci noi, dobbiamo trovarle noi.  Ognuno di noi avrà le sue risposte e saranno prettamente personali.

<<Innamorarsi è una cosa folle. È una forma di follia socialmente accettabile.>>

La voce di Samantha (l’entità virtuale) è stata affidata alla stupenda Scarlett Johansson e doppiata in italiano da Micaela Ramazzotti. La scenografia, moderna e artificiosa, è curata nei minimi dettagli. Si è catapultati in un mondo estremamente tecnologico e la sensazione è quella che non ci vorrà ancora molto per arrivare a vivere in un ambientazione simile.

Nel cast presente anche Amy Adams (nominata lo scorso anno per l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista in American Hustle) e la bellissima Olivia Wilde.

Spike Jonze, che ci aveva diversamente abituato nelle precedenti sue pellicole, firma un capolavoro assolutamente originale nei dialoghi e nelle idee. La relazione sentimentale narrata è piuttosto complessa e allo stesso tempo unica nel suo genere. Tra i tanti spunti che si possono estrarre da quest’ultima sua fatica, ne vien fuori maggiormente quell’aspetto umano che ci differenzia dall’intelligenza virtuale e i suoi surrogati.

Her non solo ci insegna che noi, in quanto essere umani, abbiamo dei limiti, ma soprattutto ci insegna ad amarli.

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