Prima danza, poi pensa _ alla ricerca di Beckett

Prima danza, poi pensa, regia di James Marsh, con Gabriel Byrne, Sandrine Bonnaire, Maxine Peake. Dal 1 febbraio 2024 al cinema.

prima danza poi pensa

Prima danza, poi pensa. Anche se nel film non si balla

Stoccolma, 1969.
Samuel Beckett è tra il pubblico, in attesa di scoprire chi vincerà il Premio Nobel per la letteratura. La busta si apre, e nel silenzio generale il premio viene assegnato a… Samuel Beckett!
Ma lui non sembra felice, anzi. Sale sul palco, strappa la busta dell’assegno dalle mani del presentatore e si incammina su una ripida scala a pioli dietro le quinte, fino ad arrivare a una grotta, e poi a un luogo non luogo dove ad aspettarlo c’è lui stesso. Ebbene si, inizia così un confronto tra lui e lui, in cui loro ripercorrono le tappe della loro vita, con la scusa di scegliere a chi donare i soldi vinti, cercando in questo modo di espiare le colpe di una vita.
Flashback, a iniziare dalla sua infanzia, con il rapporto complicato con la madre, per passare poi agli idoli della sua vita e le donne che ne hanno fatto parte.

Un film su una vita fatta di parole, ma non sempre quelle giuste

Il film inizia col botto, il che mi ha fatto subito sperare in un film ironico pungente e sul pezzo… Beh, diciamo che la parte ironica pungente e sul pezzo si è un po’ fermata all’inizio. 
Prima danza, poi pensa si rivela essere un biotopic un pò insolito, ma nemmeno troppo.

Gabriel Byrne, il protagonista Beckett è bravissimo, ironico, saccente, pieno di domande, ma ancor più di risposte che si pone e si risolve da solo, in uno scambio a due con la rappresentazione esteriorizzate di se stesso. In poche parole, c’è lui sdoppiato sullo schermo, che fa questi discorsi a due, che io vedo come quando noi parliamo con le voci nella testa, e ci raccontiamo da soli le cose, facendo anche noi con noi stessi quei lunghi e immensi discorsi in cui ci facciamo domande e poi ci diamo risposte da soli.

Come si chiamano? Ah si, i film mentali. Ecco io Prima danza, poi pensa lo vedo come un interminabile film mentale in cui Beckett si confronta con se stesso, ripercorrendo tutte le tappe della vita che l’hanno portato ad essere quello che è oggi.

Il trailer del film


Un film che tutti noi possiamo girare nella nostra testa, sulla nostra vita. Basta ripensare al nostro passato, a quelle scelte che abbiamo fatto che ci hanno condotto a essere quelli che oggi siamo. Ma non il gioco del “e se”. E se quella volta fossi saltato dal treno per Parigi per dire a quella donna che l’amavo? (vedi Tutti tranne te). Semplicemente il gioco del ripercorre le nostre scelte, quelle giuste e quelle sbagliate, ma non giocando al gioco del massacro dove ci autoaccusiamo, semplicemente perdonandoci per gli errori che abbiamo fatto, per le scelte sbagliate che abbiamo fatto.

Un film, Prima danza, poi pensa, che alla fine, dopo che il film si è sedimentato, ci fa sul serio pensare.
Però io ve lo dico… Non è un film adatto a tutti, è un film che gioca molto con immensi silenzi, e quasi monologhi, dove la storia avanza, ma a tratti si interrompe e fa dei salti. Un film non per tutti e di sicuro non un film per chi vuole rilassarsi una serata senza pensieri. Ma nonostante questo, un film che (se siete nel mood giusto di introspezione) vi consiglio.

One Response

  1. Eufrosine Piras

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