Con Igor – l’eroe romantico del calcio, il regista Luca Dal Canto firma un’opera che va oltre il racconto sportivo per trasformarsi in una riflessione più ampia sull’identità, sulla fragilità e sul significato di “successo”. Il film si inserisce nel filone delle storie calcistiche, ma sceglie una prospettiva diversa: non quella del mito, bensì quella dell’uomo.
Il film è stato presentato in anteprima al BIF&ST 2026 ed è in questi giorni in tour nei cinema con proiezioni speciali accompagnate dalla presenza del regista e di ospiti in sala.
Igor – l’eroe romantico del calcio
Al centro del film c’è Igor Protti, figura che incarna un’idea di calciatore lontana dagli stereotipi contemporanei. Non è l’eroe vincente a tutti i costi, né il simbolo del successo mediatico: è piuttosto un personaggio complesso, attraversato da dubbi, slanci emotivi e contraddizioni. Il termine “eroe romantico” non è casuale, ma definisce un protagonista che vive il calcio come passione autentica, quasi viscerale, più che come carriera.
Dal Canto costruisce così un racconto che utilizza il calcio come linguaggio universale, ma che parla soprattutto di scelte di vita, di sacrifici e di occasioni mancate. Il campo diventa metafora dell’esistenza, uno spazio in cui si misurano ambizione e limite.
Uno sguardo intimo e realistico ed il tema dell’eroe romantico
La regia privilegia un tono sobrio e diretto, evitando l’enfasi tipica di molti film sportivi. Non ci sono celebrazioni retoriche né costruzioni epiche: il racconto si sviluppa attraverso momenti quotidiani, silenzi e dettagli che restituiscono autenticità al protagonista.
Questo approccio permette allo spettatore di entrare in sintonia con Igor Protti non tanto per le sue imprese sportive, quanto per la sua dimensione umana. Il film suggerisce che il vero conflitto non è tra vittoria e sconfitta, ma tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere.
Il concetto di “eroe romantico” è il cuore dell’opera. Igor Protti rappresenta una figura quasi anacronistica in un calcio sempre più orientato al business: un uomo che mette al centro i valori, le emozioni e una certa idea “pura” dello sport.
In questo senso, il film diventa anche una riflessione critica sul calcio contemporaneo, contrapponendo autenticità e spettacolarizzazione. L’eroe romantico non è perfetto, non è sempre vincente, ma è profondamente umano, ed è proprio questa imperfezione a renderlo interessante.
Igor – l’eroe romantico del calcio – Conclusione
Con questo film, Luca Dal Canto propone un racconto misurato e sincero, capace di distinguersi all’interno del genere sportivo. Igor – l’eroe romantico del calcio non cerca di impressionare con grandi effetti o narrazioni eroiche, ma conquista per la sua autenticità e per il cuore del suo protagonista.
Un’opera che invita a guardare oltre il risultato, ricordando che, nello sport come nella vita, ciò che conta davvero è il percorso.
Intervista al regista Luca Dal Canto
Luca cosa ti ha spinto a raccontare la storia di Igor e perché definirlo “eroe romantico”?
Quasi due anni fa io e Alberto Battocchi, l’altro autore, ci siamo domandati: ma come è possibile che a un’icona del calcio degli anni Novanta come Igor Protti, per noi un mito essendo tifosi del Livorno, non sia mai stato dedicato un documentario cinematografico. E allora ci siamo messi a buttar giù un’idea che ci ha portato subito verso la definizione di eroe romantico. Considerando l’aggettivo romantico sia nell’accezione più generale del termine, ovvero malinconia e nostalgia per il passato, in questo caso gli anni Novanta decennio della nostra adolescenza, sia come Romanticismo ottocentesco.
Igor, con la sua gentilezza, con la sua caparbietà e la sua passione ci ricordava infatti un eroe letterario d’altri tempi che non sempre trionfa, ma che cerca di realizzare i sogni delle collettività piuttosto che i propri. E’ anche per questo che visivamente nel documentario mi sono spesso ispirato alla pittura romantica – soprattutto di Friedrich – con le sue figure mostrate di spalle, immerse nell’immensità della natura mentre scrutano l’orizzonte.
Secondo te dal documentario vien fuori più il calcio di Igor Protti o l’uomo dietro il calciatore?
Beh, il suo modo di vivere il calcio è sicuramente lo strumento con cui volevamo raccontare l’uomo e secondo me alla fine dopo la visione del film rimane più quello rispetto allo sport in senso generale. Non c’è campione senza umanità. E ho cercato di farla venire fuori il più possibile. Igor è stato molto disponibile in questo senso.
Quali aspetti della personalità di Igor ti hanno colpita di più durante la lavorazione?
La gentilezza e la lealtà. E’ un personaggio dalle mille sfaccettature, ma tutte improntate verso la signorilità e il rispetto.
Qual è stata la sfida più grande durante la realizzazione del film?
Riassumere la sua carriera incredibile e molto prolifica. Anche perché Igor era molto attento nel dare lo stesso spazio e la stessa importanza a tutte le città e squadre in cui ha giocato. Anche questo vuol dire tanto e raramente si percepisce questo senso di appartenenza così forte in un calciatore, soprattutto ai giorni nostri. Alla fine abbiamo scelto di utilizzare una costruzione piuttosto lineare, per creare il crescendo emotivo dato dalla caratterizzazione del suo personaggio e dalle sue scelte sportive.
C’è una scena a cui sei particolarmente legato e perché?
Quella in cui lo riportiamo oggi nello stadio di Treviso davanti a quella rete divisoria del settore ospiti dove segnò il gol più importante della storia del Livorno, quello che lo riportò in serie B dopo 30 anni di sconfitte e umiliazioni. E’ stata veramente un’emozione, Treviso ha cambiato il senso di identità di un’intera generazione di livornesi, e tra quelli ci siamo noi. E’ il trionfo dell’eroe, la catarsi del suo personaggio, cinematograficamente parlando.
Il film parla non solo di calcio ma anche di sogni, fallimenti e identità. Cosa significa per te oggi essere un “eroe romantico”?
Significa sognare e lottare per un obiettivo cercando di anteporre l’onestà e la finalità collettiva piuttosto che i bisogni personali. Significa avere il coraggio di osare, di fallire e di imparare dagli errori e dalle delusioni. L’eroe piange e soffre nel suo incedere, ma deve avere sempre una finalità. E’ colui che non si adegua passivamente al destino ma cerca di modellarlo sui suoi sentimenti. Amo molto i racconti di formazione sia in letteratura che al cinema e mi ha sempre affascinato il romanticismo dei personaggi che li abitano, indipendentemente dal genere narrativo.
Il film è stato presentato in anteprima al BIF&ST di Bari, città a cui Igor Protti èmolto legato e di cui ha ricevuto la cittadinanza onoraria. Qual è stato il riscontro di pubblico di quella serata? E il ricordo più bello?
E’ stata un’anteprima molto emozionante, con la sala piena, il video-collegamento di Igor nonostante il difficile momento che sta vivendo. Il BIF&ST è uno dei festival più importanti nel panorama cinematografico italiano e ottenere una selezione con un progetto indipendente così piccolo ma ambizioso, prodotto da un’associazione culturale (Bredenkeik, distribuito da PianoB) è stato per noi un risultato incredibile. Tutto questo è stato poi amplificato dal fatto che si svolgesse in una delle città di Igor, dove ancora oggi, a più di 30 anni dal suo passato calcistico, i tifosi gli regalano abbracci, stima e affetto. Tutto ciò è l’essenza del romanticismo.
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