I soliti ignoti: Un capolavoro del grande Monicelli

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Fine anni Cinquanta: Mario Monicelli arruola un manipolo di attori all’apice del successo per realizzare un audace colpo al botteghino. Ma il successo de “I soliti ignoti” continua a perpetuarsi anche dopo cinquant’anni…

Un film di squadra














Probabilmente Mario Monicelli non immaginava che il suo film sarebbe entrato nella storia del cinema italiano. Mettendo insieme una serie di attori molto popolari di diverse età anagrafiche dall’anziano Carlo Pisacane ( il mitico Capannelle) passando per il cameo di Totò e i ruoli a tutto tondo di Vittorio Gassman, finalmente a suo agio sul set in una interpretazione scanzonata e meno gigionesca come nelle sue passate performances cinematografiche, e di Marcello Mastroianni e con le giovanissime Carla Gravina ( ex valletta televisiva del “Musichiere”) e Claudia Cardinale, il regista toscano è riuscito a imbastire un intrigante gioco di squadra alla stregua di un grande allenatore di calcio regalando una commedia interessante che vanta imitazioni anche all’estero. ( Il riferimento è a Collinwood interpretato da George Clooney e uscito nel 2003).

Tra il giallo e il rosa

Il film di Monicelli appartiene al genere del cosiddetto caper movie, vale a dire un sottogenere cinematografico del thriller che si occupa di storie in cui una banda di individui organizza e mette in atto un grande furto in maniera accurata. Di fatto il canovaccio rispecchia i momenti canonici del genere: preparativi, colpo e conclusione con eventuali conseguenze.
I protagonisti sono dei poveri diseredati che vivono ai margini della legalità e che vorrebbero risollevarsi tentando il colpaccio simboleggiando sia pure in maniera negativa il desiderio dell’italiano medio del tempo di migliorare la propria condizione sociale.
I preparativi al furto sottolineano la sostanziale incapacità a delinquere dei partecipanti e non mancano gli aspetti teneri perché i due “belli” della vicenda , vale a dire Gassman e il più giovane Renato Salvatori, intrecciano delle relazioni sentimentali con le protagoniste.
Finale imprevisto e comico che riporta la pellicola dal genere giallo a quello più tranquillo di commedia.
Colonna sonora thriller che finisce con l’avere un effetto comico soprattutto quando rimarca le gesta dei meno abili: l’anziano Capannelle e il siciliano Ferribotte, un uomo tutto d’un pezzo, bassetto e dal baffo impomatato, interpretato dal sardo Tiberio Murgia che da allora fu costretto a cambiare isola professionalmente parlando.

Una pellicola sempre attuale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono passati ormai più di cinquant’anni dall’uscita sugli schermi del film, ma la pellicola continua ad avere successo nei suoi passaggi televisivi grazie all’attualità dei contenuti e alle interpretazioni moderne e coinvolgenti. La produzione l’anno dopo, affidando la regia a Nanni Loy, girò una seconda parte con buona parte dei protagonisti e a metà anni Ottanta, affidata a un regista poco noto, Amanzio Todini uscì la pellicola I soliti ignoti venti anni dopo con alcuni vecchi interpreti del progetto iniziale, ma l’operazione nostalgica si rivelò un flop.
Consigliamo ai lettori di vedere l’originale diffidando delle imitazioni o perlomeno analizzandole con cura.

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