Registi emergenti: ‘Ombre’ di Emanuele Pica – Prima Parte

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Ritorno ancora una volta ai cortometraggi selezionati all’interno del BIF&ST 2012 per parlare di Ombre, un interessante corto con un cast d’eccezione diretto dal regista Emanuele Pica che, dopo tanti anni passati in Australia ha deciso di tornare in Italia per girare i suoi lavori.

Emanuele Pica è nato a Roma nel 1981 e dopo essersi laureato con lode presso il DAMS di Roma Tre si trasferisce in Australia, dove segue un Master biennale in regia presso la Griffith University di Brisbane. All’estero ha diretto diversi cortometraggi e partecipato a numerosi festival internazionali.

Tornato a Roma ha lavorato come assistente alla regia ai film La vita facile di Lucio Pellegrini e Scialla! di Francesco Bruni. Ombre è il suo primo cortometraggio italiano che è stato selezionato per il concorto al RIFF, Rome Independent Film Festival, al BIF&ST, al CinemAvola (premiato come Miglior Corto) e al Cittadella Film Fest (premiato come Miglior Regia).

Ombre

Angelo (Vinicio Marchioni) attende minacciosamente fuori dalla tipografia di Mario (Thomas Trabacchi) e alla chiusura lo segue a distanza. Mario è turbato, si sente seguito. Mentre Mario cena con la sua famiglia, Angelo si reca in un night club, dove incontra Laura (Daniela Virgilio). I due, dopo aver ballato romanticamente passano la notte insieme. La mattina dopo Angelo si rende conto di aver fatto un errore, va a cercare Mario ma…

Perfettamente girato come un thriller che pian piano svela un finale inaspettato, Ombre, con la maestria di un ottimo girato e di una intensa fotografia, attira e incuriosisce lo spettatore. Molto interessante la storia e bravissimi tutti i protagonisti dai volti più noti a quelli meno.

Le domande al regista

Ciao Emanuele e benvenuto su cinemio. Ombre è incentrato su un originale incrocio tra la vita e la morte. Com’è nata l’idea del corto?

Il soggetto è di Gian Luca Chiaretti, il quale dopo aver visionato i miei lavori australiani mi propose di produrmi un corto con un alto livello produttivo. Nello sviluppo della sceneggiatura, e soprattutto in fase di ripresa, ho cercato di esprimere il mio immaginario e di giocare con le convenzioni di genere, eludendo (senza tradire) lo spettatore e conducendolo lungo un falso thriller a tinte naturaliste, che pian piano semina indizi di sottotesto fino a rivelare il percorso umano di uno spettro che opera tra vita e morte, la cui distinzione è sottile e in cui un refolo di vento basta a spostare gli equilibri.

L’aspetto fotografico assunse una funzione cruciale, e ringrazio Gogò Bianchi di aver capito la mia visione, e soprattutto di averla arricchita con il suo enorme talento.

Come sei arrivato alla scelta dei protagonisti Vinicio Marchioni, Thomas Trabacchi e Daniela Virgilio? E com’è stato lavorare con loro?

Conoscevo Vinicio Marchioni da Scialla!, dove ho lavorato come assistente alla regia. Rimasi impressionato dalla sua dedizione, da come preparava le riprese e dal modo in cui riusciva a contribuire alla creazione del personaggio, con un garbo ed una generosità non comuni. Forse anche in modo incosciente gli chiesi di prendere parte al progetto e Vinicio accettò di partecipare ad Ombre all’istante e con vivo entusiasmo.

Con Thomas è stato amore a prima vista, non lo conoscevo di persona ma ero sicuro che avrebbe impreziosito la storia. Ci incontrammo ed avemmo una lunga conversazione, al termine della quale accettò la mia proposta prima ancora di leggere la sceneggiatura. Durante il nostro incontro venne fuori l’ipotesi di coinvolgere Carlotta e Teo, pensai che sarebbe stato interessante mettere in scena il dramma familiare con un nucleo reale, soprattutto perché intendevo creare un momento di leggerezza e di distensione nella storia, e in questo il contributo sia di Carlotta che di Teo rende il corto completo e provoca una forma di empatia verso il personaggio di Mario da parte del pubblico.

Il personaggio femminile mi ha creato qualche grattacapo, non riuscivo ad averne chiara l’immagine e mentre eravamo già pienamente in preparazione, ancora non riuscivo a sciogliere le riserve. Mi ricordo che un giorno Federico Nuti, il mio aiuto regista, mi mostrò le foto di un paio di attrici, e appena vidi il volto di Daniela rimasi fulminato, avevo trovato Laura!

La conobbi e venni colpito dal suo fascino, dalla sua spontaneità, il suo linguaggio del corpo produceva una certa grazia e mi permise di cogliere l’essenza del personaggio, aiutandomi moltissimo nel preparare le riprese; ancora una volta l’attore mi permetteva di chiudere il cerchio, era come se Daniela fosse già Laura e che mi desse dei consigli su come rivolgersi a lei.

Vorrei spendere una parola per Gianluca Morini, l’attore che impersona il dipendente di Mario. Il suo ruolo era in origine una figurazione, ma conoscendolo e vedendolo in azione sul set volli dargli un peso superiore. Ha grande talento e non ho dubbi che troverà sempre più spazio.

Lavorare con loro è stato eccitante. La mattina del primo giorno di riprese non riuscivo a smettere di ridere per la felicità e l’orgoglio di poter lavorare con attori di valore non comune sia tecnicamente che per qualità umane. In qualche modo ho dovuto adattarmi, con professionisti di questo calibro bisogna essere molto precisi ed essenziali, e per questo ricordo di aver speso molto tempo a preparare la direzione degli attori in modo puntiglioso.

Con loro sono stato molto esigente, Vinicio era reduce da un’operazione e io lo sollecitai molto dal punto di vista fisico. Per una serie di motivi dovemmo cambiare un paio di volte il piano di lavorazione, eppure tutti si sono resi più che disponibili.

Il tutto venne impreziosito da un’atmosfera sul set fantastica, la fine delle riprese fu uno struggimento, avrei voluto andare avanti ancora a lungo e non posso che ricordare con gioia e gratitudine anche la troupe, ricca di alcuni tra i migliori talenti del nostro panorama.

Com’è andata la fase di preparazione del corto? Ci sono degli aneddoti che ti va di raccontare?

La preparazione filò via liscia come l’olio. Il produttore, Gian Luca Chiaretti, mise su una squadra incredibile per un cortometraggio e organizzò ogni aspetto nel migliore dei modi. Sul set mi sentii coccolato anche in modo eccessivo, nei miei lavori australiani catalizzavo su di me quasi ogni aspetto, e lavorando ad Ombre mi resi conto dell’importanza di concentrarsi sulle proprie funzioni. La mia mente era lucida ad ogni istante e fui in grado di fronteggiare le possibili insidie con reattività.

Un aneddoto che posso raccontare è legato alle condizioni atmosferiche. Girammo nei ultimi giorni di novembre e a fine autunno Roma regala solitamente giornate tutto sommato miti. Fummo invece travolti da giornate gelide, le più fredde dell’anno, e un acquazzone tropicale si abbatté incessante per diversi giorni rischiando di compromettere le riprese. Fortunatamente l’ultimo giorno la pioggia cessò e ci permise di ultimare il programma con piena soddisfazione. Il clima è l’unico elemento che realmente mi generò tensione ed apprensione, emozioni stemperate dal contributo fondamentale di Federico, qualcosa di più di un aiuto regista.

Il regista Emanuele Pica

Termina qui la prima parte dell’intervista. Continua a leggere la seconda ed ultima parte. All’interno anche l’intervista esclusiva al protagonista Vinicio Marchioni.

2 Comments

  1. rita

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