Mercy: Sotto Accusa è un film del 2026 diretto da Timur Bekmabetov, con protagonisti Chris Pratt e Rebecca Ferguson. La pellicola distribuita da Sony Pictures e Eagle Pictures uscirà solo in sala a partire dal 21 gennaio.
-Articolo di Michele Scarperia
Mercy: Sotto Accusa
In un futuro distopico un detective (Chris Pratt) è sotto accusa per aver ucciso la moglie. Ha solamente 90 minuti per provare la sua innocenza di fronte ad un giudice guidato dall’intelligenza artificiale (Rebecca Ferguson).
Il trailer del film
Una buona riflessione sulla giustizia e il panorama contemporaneo
Mercy: Sotto Accusa è un’opera dal potenziale evidente, ambizioso nelle tematiche e tanto attuale nello sguardo, che sceglie di raccontare le fallacie di un sistema giudiziario americano che rappresenta tutte le contraddizioni del Paese. L’impianto narrativo scelto è tanto semplice quanto efficace: quasi tutto in una stanza, in cui l’azione ci viene restituita mediata da schermi, interfacce e flussi di dati. Un scelta che non è solo stilistica, ma profondamente coerente con il discorso del film.
La regia e soprattutto il montaggio lavorano bene per tenere alta la tensione, trasformando la staticità apparente dello spazio in un racconto dinamico. Proprio grazie a questo lavoro Mercy riesce a funzionare nella sua parte migliore, mostrando in sistema che pretende infallibilità essendo costruito esso stesso sull’errore. La pellicola è chiara nel suo assunto: tutti possono sbagliare, anche l’intelligenza artificiale, soprattutto se inserita in un contesto umano e politico già profondamente contraddittorio.
Al centro abbiamo un’America giudiziaria che ha costantemente bisogno di capri espiatori, di colpevoli rapidi e rassicuranti, più che di verità. L’AI diventa così non tanto il nemico, quanto lo specchio di un sistema che delega la responsabilità morale a un algoritmo per non assumersene le conseguenze.
Mercy: Sotto Accusa – Protagonisti e limiti del film
Chirs Pratt offre una delle sue prove più convincenti, misurata e tesa, lontana dall’eroismo più facile, mentre Rebecca Ferguson conferma ancora una volta una presenza magnetica e autorevole. Insieme formano un’ottima coppia, emotivamente solida, che riesce a sostenere il peso drammatico della narrazione anche nei momenti più fragili.
Ma non è un film perfetto, i suoi limiti vengono fuori soffermandosi sul lato della sceneggiatura. Molti passaggi narrativi risultano pretestuosi e poco logici, forzature evidenti che indeboliscono la struttura complessiva. In un’opera che fa del mistery uno dei suoi motori principali, queste falle sono difficili da ignorare e finiscono per minare la sospensione dell’incredulità.
Conclusioni
Mercy: Sotto Accusa è un film imperfetto, fallace proprio come l’intelligenza artificiale e il sistema giudiziario che mette sotto accusa. Ma è anche un’opera necessaria, che pone domande urgenti sul presente e sul futuro della giustizia. Con una sceneggiatura più solida e qualche accortezza in più nei meccanismi narrativi, avrebbe potuto trasformarsi in un piccolo gioiello del cinema contemporaneo. Così com’è, resta un film stimolante, che vale la visione più per ciò che tenta di dire che per come riesce davvero a dirlo.
