La sposa! – Una nuova rilettura di un classico gotico

La sposa! è un film del 2026scritto, diretto e prodotto da Maggie Gyllenhaal. Con protagonisti Jessie Buckley e Christian Bale. La pellicola uscirà solo in sala a partire dal 5 marzo, distribuita da Warner Bros.

La pellicola è liberamente ispirata al classico del 1935 La Moglie di Frankenstein di James Whale. Nel ricco cast troviamo anche Jake Gyllenhaal, Penelope Cruz e tanti altri.

-Articolo di Michele Scarperia

La sposa!

La sposa!

Nella Chicago degli anni ’30, il mostruoso Frank (Christian Bale) soffre di solitudine e per risolvere il problema chiede alla dottoressa Euphronious di creargli una moglie. Ella accetta e da lì partirà un escalation di follia.

Il trailer del film

Caos, jazz e identità oltre il mostro

Dopo il meraviglioso Frankenstein di Del Toro, un’opera romantica e gotica che abbracciava il mostro con struggente umanità, La Sposa! arriva come una deflagrazione. Non prosegue quel discorso lì, decostruisce totalmente l’opera originale e nel farlo crea un nuovo mito.

La prima scelta geniale è l’ambientazione, niente castelli gotici, niente laboratori immersi nell’ombra. Siamo nell’America Jazz del 1936, tra Chicago e New York City. Fumo, gangster, locali clandestini, feste di celebrità e un’energia sporca. Abbandonare l’immaginario gotico libera la storia dalle sue catene visive e simboliche.

Il film ribalta apertamente La moglie di Frankenstein di James Whale del 1936 (non a caso ambientato nel 1937 questo): la sposa, figura marginale e quasi muta nell’originale, qui diventa voce, corpo, desiderio e soprattutto caos.

Caos come parola d’ordine e l’emancipazione

Caos è proprio la parola chiave del film. Non cerca mai l’ordine, non costruisce una parabola rassicurante. Vive e fa vivere sullo schermo il tumulto interno ed esterno dei suoi due protagonisti: due anime distrutte, ma per motivi totalmente diversi.

Qui la sposa è apparentemente creata per completare l’uomo, ma diventa subito un mistero in cerca di se stessa. Un’identità che non vuole essere definita, né posseduta.

Il film non punta mai sull’horror: il mostruoso non è il centro. Il centro è l’identità, totale totalizzante, e il momento in cui si spezza quel ruolo di donna-oggetto. Ed è lì che il film raggiunge il suo culmine, quando la bugia strutturale su cui si poggia il suo destino viene finalmente smascherata.

Il discorso sull’emancipazione femminile è evidente, necessario, purtroppo ancora attuale, perfetto anche in vista della Festa della donna imminente. Tuttavia, soprattutto nel finale, attraverso un altro personaggio femminile che esplicita il messaggio, il film rischia una leggera didascalia di troppo. L’intenzione è forte, ma forse un tocco di maggiore eleganza e meno dichiarazione avrebbe reso il tutto ancora più potente.

Altra piccola nota stonata sono troppe pretesti narrativi per muovere i personaggi, alla lunga stucchevoli. Ma questo non toglie forza a un’opera che vibra di rabbia e consapevolezza.

La sposa! – Due protagonisti incredibili

Al centro di tutto, una magnetica Jessie Buckley (già promessa all’Oscar per Hamnet), che porta sullo schermo un simbolo di insubordinazione pura. La su Sposa è un icona mediatica temuta e desiderata, un contagio che si diffonde tra le altre donne. E’ sovversiva, irregolare, imprevedibile. Dove Joker tentava di fare la medesima cosa, ma inciampava nel suo stesso compiacimento, La Sposa! riesce alla perfezione.

Il film ha anche chiari richiami all’energia disordinata e romantica di Bonnie and Clyde: amanti contro il mondo, ma senza eroismo patinato. Solo sopravvivenza emotiva e fame di identità.

Forma, materia e conclusioni

La messa in scena è potente, sporca, vibrante, sempre coerente con il contesto. La colonna sonora è uno degli elementi più riusciti, capace di trasformare il caos in ritmo, di dare forma al disordine emotivo. Ottimo anche il lavoro di trucco, che accompagna la trasformazione dei protagonisti senza mai farne semplice estetica horror, ma linguaggio identitario.

La Sposa! non è un film ordinato, e non vuole esserlo. E’ un’opera che implode ed esplode, che smonta il mito per ricostruirlo attorno a una donna che non accetta più di essere definita. Un’opera imperfetta si, ma viva, radicale e necessaria che nel caso trova la sua verità.

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