La piccola Amélie

La piccola Amélie – crescere è una questione filosofica

La piccola Amélie: crescere è una questione filosofica, diretto da Maïlys Vallade e Liane-Cho Han.

di Antea Cukon

Ci sono film d’animazione che raccontano storie, e poi ce ne sono altri che riescono a trasformare l’infanzia in un’esperienza quasi mistica. La piccola Amélie appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Amélie Nothomb, il film è un delicato viaggio nei primi anni di vita, osservati con uno sguardo sorprendentemente lucido, ironico e profondo.

Un’infanzia vista dall’interno

Amélie nasce in Giappone da genitori belgi e, nei suoi primi anni di vita, sembra quasi non appartenere al mondo. Immobile, silenziosa, apparentemente distante dalla realtà, osserva ciò che la circonda come una piccola divinità in contemplazione. È solo attraverso un evento semplice ma decisivo – il contatto con il gusto del cioccolato – che Amélie “entra” davvero nella vita.

Questa premessa, che potrebbe sembrare bizzarra, diventa invece il cuore poetico del film: la scoperta dell’esistenza attraverso i sensi, delle emozioni attraverso il corpo, del mondo attraverso lo stupore.

Un’animazione essenziale e poetica

Dal punto di vista visivo, La piccola Amélie sceglie uno stile di animazione morbido e minimale, che lascia spazio alle emozioni più che all’azione. I colori sono delicati, spesso pastello, e restituiscono un Giappone intimo e contemplativo, lontano dagli stereotipi. Ogni inquadratura sembra pensata per accompagnare il flusso dei pensieri della protagonista, più che per impressionare lo spettatore.

Il ritmo è volutamente lento, quasi meditativo. Non è un film che corre: invita a fermarsi, a guardare, ad ascoltare.

Il trailer

Filosofia per piccoli (e grandi)

Uno degli aspetti più affascinanti del film è la sua capacità di parlare di concetti complessi – identità, esistenza, dolore, amore – con la voce di una bambina. La narrazione è attraversata da riflessioni che sfiorano la filosofia, ma senza mai risultare pesanti o pretenziose. Anzi, è proprio l’ingenuità dello sguardo infantile a rendere queste domande universali e profondamente umane.

La piccola Amélie non è solo un film per bambini. È un film sull’infanzia, pensato soprattutto per gli adulti che hanno dimenticato quanto fosse strano, intenso e assoluto sentire tutto per la prima volta.

Un film che lascia il segno

Alla fine della visione, resta una sensazione rara: quella di aver assistito a qualcosa di fragile e prezioso. La piccola Amélie non cerca il colpo di scena né la risata facile, ma conquista con la sua sincerità emotiva e la sua dolcezza disarmante.

È un film che parla di crescita, di radici, di perdita e di meraviglia. Un piccolo gioiello d’animazione che ci ricorda che, in fondo, diventare grandi è imparare a convivere con lo stupore.

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