Dio ride, il nuovo film di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Francesco Gheghi. Il film sarà al cinema dal 29 ottobre 2026, distribuito da PiperFilm ha una durata di 114 minuti.
Dio ride: la trama
Nel cuore del Seicento, Fra Leopoldo da Casamacchia racconta il Vangelo con parole semplici e una gioia capace di conquistare chi lo ascolta. Il suo è un Dio vicino agli uomini, con il quale è possibile condividere anche un sorriso. La sua predicazione richiama un seguito sempre più numeroso, ma il successo del frate finisce per insospettire le autorità ecclesiastiche.
Il Papa affida il caso al cardinale Maculani e Leopoldo si ritrova al centro di un processo nel quale vengono messe in discussione convinzioni apparentemente incrollabili.
Il trailer del film
Dio Ride – Favino fa tutto. E sa fare tutto.
Ormai si scherza sul fatto che, nel cinema italiano, faccia tutto Favino. E forse è anche vero, ma davanti a Dio ride viene da aggiungere che Favino, tutto, lo sa proprio fare.
Questa volta indossa il saio di fra Leopoldo da Casamacchia e restituisce un personaggio spontaneo, credibile, capace di conquistare attraverso il modo in cui parla e si avvicina agli altri. Anche l’accento diventa parte dell’interpretazione: naturale, mai esibito, perfettamente inserito nella costruzione del personaggio.
A colpire è soprattutto la capacità dell’attore di reinventarsi anche all’interno dello stesso film. Favino accompagna i cambiamenti del racconto passando dalla leggerezza all’intensità, senza perdere quella verità che rende il suo frate così umano. Si finisce per ascoltarlo con la stessa curiosità delle persone che si raccolgono attorno a lui.
Silvio Orlando e Francesco Gheghi: un cast che convince
Accanto a Favino, Silvio Orlando conferma la capacità di trovare la misura giusta per i suoi personaggi.
Il suo cardinale Maculani è composto, rigoroso, impostato nel modo di presentarsi e di parlare, ma conserva una credibilità che permette di cogliere l’uomo dentro il ruolo che ricopre.
È un’interpretazione da apprezzare proprio per questo equilibrio: la formalità del personaggio rimane sempre abitata da una presenza vera. Merita una menzione anche Francesco Gheghi, nei panni del giovane frate che affianca Leopoldo.
La sua interpretazione convince per la naturalezza con cui si inserisce nel racconto e nel rapporto con il protagonista. Anche accanto a un interprete della forza di Favino, Gheghi riesce a dare al proprio personaggio una presenza riconoscibile.
Il Vangelo attraverso un sorriso
Dio ride apre una riflessione interessante sul peso che, a volte, viene associato alla religione. Leopoldo propone una vicinanza a Dio che passa anche dalla possibilità di sorridere, di riconoscersi nelle parole di chi predica e di sentirsi accolti.
La leggerezza diventa uno strumento per raggiungere le persone, affrontando questioni profonde con un linguaggio comprensibile.
È un’idea che il film sviluppa attraverso il rapporto tra il frate e chi sceglie di ascoltarlo, mostrando quanto la gioia possa contribuire a rendere la fede un’esperienza condivisa.
Il sorriso permette a Leopoldo di entrare in contatto con gli altri e di offrire loro una prospettiva nella quale trovare conforto e speranza.
Dio Ride – Quanto conta chi racconta la fede
Uno degli aspetti più convincenti del film è l’attenzione al ruolo di chi trasmette il messaggio religioso. La stessa parola può suscitare paura oppure offrire conforto, a seconda di come viene pronunciata e del rapporto che si costruisce con chi ascolta.
Leopoldo riesce ad avvicinare le persone perché parla una lingua nella quale possono ritrovarsi. Il film porta a interrogarsi su quanto questa capacità di comunicare possa incidere sul rapporto con la Chiesa. Nel tempo il linguaggio religioso è cambiato, ma resta attuale la domanda su come rendere la fede un’esperienza vissuta e condivisa.
È proprio il consenso raccolto dal frate a rendere il suo messaggio scomodo. Nel contesto rappresentato dal film, il suo modo di predicare mette in discussione un’autorità abituata a esercitare il proprio controllo anche attraverso il timore. Da qui nasce un confronto che riguarda la libertà di esprimersi, la disponibilità ad ascoltare e il coraggio di mettere in dubbio le proprie certezze.
Una regia che merita attenzione
Accanto alle interpretazioni, merita un riconoscimento anche la cura visiva del film. Le inquadrature sono ben costruite e l’ambientazione seicentesca trova una restituzione convincente nella messa in scena. La regia di Veronesi accompagna il racconto con immagini curate, dando forza ai suoi passaggi e lasciando spazio alla presenza degli attori.
È un lavoro che contribuisce alla riuscita del film e rende il mondo nel quale si muove Leopoldo credibile, capace di accogliere tanto la leggerezza della sua predicazione quanto la durezza delle reazioni che provoca.
Un film da consigliare a tutti
Dio ride è un film che consiglierei a chiunque. Il titolo e l’argomento potrebbero far pensare a un’opera rivolta soprattutto ai credenti, ma fermarsi a questa prima impressione significherebbe perdere l’occasione di confrontarsi con temi che riguardano tutti.
La fede è il cuore della vicenda, e attraverso di essa il film parla anche di comunicazione, potere, libertà e rapporti umani. Non occorre condividere il credo di Leopoldo per comprendere il suo desiderio di avvicinarsi agli altri o per interrogarsi sulle resistenze che incontra.
Si esce dalla visione con diversi spunti sui quali riflettere e con l’impressione che il modo in cui scegliamo di parlare alle persone possa fare una differenza enorme. E Favino, ancora una volta, riesce a dare a questa idea un volto nel quale è facile credere.
