Amarga Navidad è un film del 2026,scritto e diretto da Pedro Almodovar, con protagonisti Barbara Lennie e Leonardo Sbaraglia. La pellicola uscirà a partire dal21 maggio solo in sala, distribuito da Warner Bros.
-Articolo di Michele Scarperia
Il lungometraggio è stato presentato in concorso durante la 79esima edizione del Festival di Cannes.
Amarga Navidad
La protagonista è una regista pubblicitaria di successo che precipita in una crisi emotiva dopo la morte della madre, traferendosi poi a Lanzarote per un periodo. Questa è la storia che vediamo, scoprendo poi che è una sceneggiatura che sta scrivendo il protagonista.
Il trailer del film
Uno dei film più personali di Almodovar
Dopo la parentesi americana di Almodovar con La stanza accanto, il regista torna nella sua Madrid. Amarga Navidad è probabilmente il film più autobiografico e apertamente meta-cinematografico della sua carriera da Dolor y Gloria. Un’opera che sembra nascere da una domanda tanto semplice quanto crudele: quanto dolore altrui può usare un artista per raccontare sé stesso?
Per rispondere a questa domanda il regista usa ancora una volta i suoi temi più ossessivi: il dolore represso, le madri assenti, i corpi fragili, l’arte come forma di sopravvivenza. Però qui c’è qualcosa di diverso. Amarga Navidad non cerca il melodramma facile o la vitalità anarchica delle opere precedenti, è invece un film stanco, quasi esausto, attraversato da una malinconia consapevole.
Anche l’ironia, che pure riaffiora in qualche dialogo tagliente, sembra diventare più nera, più amara. Come afferma lo stesso Almodovar dicendosi “stanco di sé stesso”, e questo lungometraggio sembra proprio costruito attorno a questa affermazione.
Visivamente, però, il regista resta inimitabile. I colori non sono mai decorativi: il rosso, il blu, il giallo, il verde acido degli interni diventano strumenti emotivi, quasi indicatori morali dei personaggi. Qui è estrema la cura dei costumi e delle location sotto il punto di vista della palette cromatica.
Il film, oltre lo straordinario impianto visivo, funziona soprattutto quando smette di proteggere il suo autore. La parte più forte arriva infatti nel finale, quando diventa un processo contro il suo stesso protagonista: Raul viene accusato di vampirizzare la vita degli altri per trasformarla in arte. E’ lì che il film smette di essere esercizio di stile e autocommiserazione e diventa una dolorosa riflessione sulla responsabilità del cinema. Si passa quasi da un autocommiserazione ad un autoaccusa di Almodovar stesso.
Piccoli difetti e conclusione
Oltre le piccolezze notate prima, funziona poco la struttura a spicchi che a tratti rischia di implodere su sé stessa, e alcuni passaggi sembrano più interessati al meccanismo emotivo che all’emozione. Inoltre l’eccessiva autoreferenzialità di Almodovar potrebbe stuccare molti.
Eppure è proprio questo a rendere Amarga Navidad uno dei suoi lavori più sinceri. Non è un film perfetto, né uno dei più emozionanti del regista, ma forse è tra i più umani. Il regista guarda la sua carriera come si guarda una vecchia casa: con nostalgia, orgoglio e un filo di vergogna. E mentre mette in scena personaggi che non riescono più a distinguere vita e rappresentazione, sembra chiedersi se esista ancora qualcosa di autentico dopo una vita passata a trasformare il dolore in immagini.
Un’opera imperfetta, celebrale, a tratti persino respingente. Ma al contempo uno dei più coraggiosi e personali del cinema di Almodovar.
