E’ al cinema dal prossimo 8 ottobre L’Estranea del pugliese Paolo Strippoli. Il film, che vede come protagonisti Valeria Bruni Tedeschi, Adriano Giannini e Jasmine Trinca è stato selezionato a rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar per il Miglior Film Internazionale.
L’estranea
L’Estranea, diretto da Paolo Strippoli, racconta di Anna, una madre che si presenta all’improvviso a casa della figlia Alice per rivelarle un segreto custodito per vent’anni. Quando Alice era bambina, Anna aveva stretto un patto con una misteriosa donna per salvarle la vita dopo un grave incidente. Un accordo apparentemente risolutivo che, negli anni, ha trascinato la famiglia in una spirale di conseguenze oscure e dolorose. Ora quel passato torna a presentare il conto.
Il trailer del film
L’Estranea – quando l’amore materno diventa una condanna
Con L’Estranea, Paolo Strippoli conferma di essere uno degli autori più promettenti del nuovo cinema di genere italiano. Dopo l’ottimo risultato de La valle dei sorrisi, il regista compie un ulteriore passo avanti dimostrando una crescente maturità nel governare una materia narrativa complessa dove l’orrore non è mai fine a se stesso ma diventa lo strumento per esplorare le zone più oscure dei sentimenti umani.
A colpire è innanzitutto l’atmosfera, costruita attraverso una messa in scena accurata, capace di generare inquietudine senza affidarsi esclusivamente agli espedienti tipici del genere. Muovendosi tra Bari e Roma Strippoli lavora sulle immagini, sugli spazi, sui silenzi e sulla tensione, accompagnando lo spettatore in un universo in cui il confine tra realtà e soprannaturale si fa sempre più sottile. L’orrore si insinua nella quotidianità, prende forma tra le mura domestiche e trasforma quello che dovrebbe essere il luogo della protezione per eccellenza, la famiglia, in uno spazio di paura e prigionia.
Ma il cuore del film è soprattutto il rapporto tra maternità e controllo. L’Estranea interroga uno dei sentimenti più profondi e contraddittori: l’amore di una madre per i propri figli, capace di spingersi fino al sacrificio estremo, ma anche di trasformarsi in un’ossessione. È la paura di perdere chi si ama a innescare una spirale in cui il desiderio di proteggere finisce per diventare volontà di possesso, nel tentativo disperato di sottrarre i figli al dolore, al destino e persino alla loro stessa libertà.
A sostenere questa costruzione ci sono tre interpreti davvero straordinarie: Jasmine Trinca affronta un personaggio attraversato da inquietudini e contraddizioni, restituendo la complessità di una madre che si confronta con la paura e con il peso delle proprie scelte. Valeria Bruni Tedeschi porta sullo schermo una presenza magnetica e perturbante, capace di muoversi tra ambiguità, ironia e minaccia. Accanto a loro, Romana Maggiore Vergaro offre un contributo importante agli equilibri emotivi del film, partecipando alla costruzione di un universo in cui le relazioni familiari sono attraversate da tensioni profonde e irrisolte.
Dalla Puglia a Venezia agli Oscar
Il film è stato presentato al festival di Venezia dimostrando la volontà di superare le tradizionali gerarchie tra cinema d’autore e cinema di genere, rivendicando per l’horror la possibilità di affrontare temi universali e di ambire a un pubblico sempre più ampio. E il fatto che il film entri ora nella corsa agli Oscar aggiunge un ulteriore elemento di interesse, proiettando il lavoro di Strippoli in una prospettiva internazionale.
Strippoli dimostra di saper utilizzare gli strumenti dell’horror con consapevolezza, trasformando la paura in una lente attraverso cui osservare le relazioni umane. Il risultato è un film che cerca il perturbante non soltanto nei suoi elementi soprannaturali, ma soprattutto nelle pieghe dell’amore familiare, là dove il desiderio di proteggere può diventare la forma più insidiosa della prigionia.
