Dal 16 ottobre all’8 dicembre 2026, il Teatro Margherita di Bari ospita la nuova edizione della World Press Photo Exhibition, uno degli appuntamenti internazionali più importanti dedicati al fotogiornalismo. Per il tredicesimo anno consecutivo, la mostra arriva in città grazie a CIME, portando nel cuore di Bari immagini capaci di raccontare conflitti, ingiustizie, emergenze umanitarie e trasformazioni sociali, ma anche storie di coraggio e di speranza.
World Press Photo 2026: storie in immagini
Sono 144 le fotografie esposte negli spazi del Teatro Margherita, realizzate da 42 autori selezionati tra 57.376 immagini presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Il percorso riunisce fotografie singole e reportage, linguaggi differenti attraverso i quali i fotoreporter documentano gli avvenimenti e le storie che spesso rischiano di rimanere ai margini dell’informazione. Dalle guerre alle migrazioni, dalle crisi umanitarie alla difesa dei diritti, fino alle conseguenze dei cambiamenti climatici, le immagini compongono un racconto corale del mondo contemporaneo.
Il filo conduttore dell’esposizione, giunta alla 69esima edizione è racchiuso nel principio Connecting the world to the stories that matter: connettere il mondo alle storie che contano. Non si tratta soltanto di mostrare ciò che accade, ma di offrire al pubblico strumenti per comprendere realtà lontane, mettere in discussione le proprie certezze e guardare oltre il flusso incessante delle notizie. Accanto alle immagini più drammatiche, questa edizione propone anche Visioni di speranza, una sezione che apre uno spazio alla resilienza, alla solidarietà e alla possibilità di cambiamento, ricordando che il presente non è fatto soltanto di crisi, ma anche della capacità delle persone di reagire e ricostruire.
Separated by ICE: la fotografia dell’anno
A rappresentare il senso più profondo di questa edizione è Separated by ICE, lo scatto della fotoreporter statunitense Carol Guzy, premiato come World Press Photo of the Year 2026 e realizzato per il Miami Herald.
La fotografia documenta un momento di dolore familiare all’interno di un edificio federale di New York, il 26 agosto 2025. Luis, un migrante ecuadoriano, viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) dopo un’udienza per l’immigrazione, mentre la moglie Cocha e i loro tre figli, di 7, 13 e 15 anni, assistono alla separazione. Secondo quanto riferito dalla famiglia, Luis non aveva precedenti penali ed era l’unico sostegno economico del nucleo familiare.
Accanto alla fotografia vincitrice sono esposti i due lavori finalisti: Aid Emergency in Gaza, del fotoreporter palestinese Saber Nuraldin per EPA Images che documenta la disperata ricerca di cibo nella Striscia di Gaza e nella quale alcuni palestinesi si arrampicano su un camion di aiuti umanitari nel tentativo di procurarsi farina. E poi The Trials of the Achi Women, realizzato dal fotografo statunitense Victor J. Blue per il New York Times Magazine, il cui reportage racconta la battaglia giudiziaria delle donne indigene Maya Achi del Guatemala, sopravvissute alle violenze sessuali commesse durante la guerra civile. Dopo una lunga lotta per ottenere giustizia, le donne diventano protagoniste di una storia di resistenza e riscatto: non più soltanto vittime, ma persone capaci di affermare la propria dignità e di trasformare il dolore in una rivendicazione collettiva.
Perché il fotogiornalismo è ancora fondamentale
L’inaugurazione del 16 ottobre ha riunito rappresentanti delle istituzioni e organizzatori della mostra, a conferma del valore culturale che il World Press Photo riveste per Bari e per il suo panorama espositivo.
In questo video Vito Cramarossa, direttore di CIME, ha richiamato l’importanza di fermarsi davanti a una fotografia, comprenderne il contesto e conoscere la storia che racconta.
La presenza della rappresentante della World Press Photo Foundation di Amsterdam Babette Warendorf offre inoltre l’occasione per sottolineare la dimensione globale del progetto: una mostra itinerante che porta le immagini premiate in diverse città del mondo, mettendo in relazione pubblici, culture e sensibilità differenti attraverso il linguaggio universale della fotografia.
Accanto a loro il sindaco di Bari, Vito Leccese, e l’assessore alla Cultura della città, Paola Romano.
In un mondo in cui le immagini si moltiplicano senza sosta, il valore del fotogiornalismo non risiede soltanto nella capacità di documentare un evento, ma nella responsabilità di renderlo comprensibile. Una fotografia giornalistica nasce da uno sguardo, da una scelta e spesso da un lavoro svolto in condizioni difficili, talvolta pericolose. Dietro ogni scatto ci sono un luogo, un contesto, persone che accettano di raccontarsi e professionisti che assumono il compito di testimoniare ciò che accade.
Il World Press Photo ci invita proprio a questo: rallentare, osservare e riconoscere nelle immagini qualcosa di più di una notizia destinata a essere dimenticata il giorno successivo. Perché dietro ogni fotografia ci sono vite reali, storie che meritano di essere ascoltate e realtà che non possiamo permetterci di ignorare.
