Digger _ Il caso surreale del mondo reale

Digger, ultimo film per la regia di Alejandro Gonzalez Inarritu con Tom Cruise. Il film dura circa 130 minuti e sarà al cinema dal 1 ottobre 2026.

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Digger, il signor Rockwell

Al centro della storia c’è Digger Rockwell (Tom Cruise), un magnate del petrolio abituato a credere che il proprio potere possa risolvere qualsiasi problema. Quando le sue attività innescano una catastrofe ambientale che minaccia il pianeta, si ritrova a dover dimostrare di essere il salvatore dell’umanità. Anche se è stato proprio lui a metterla in pericolo.

Il trailer del film

Salvarsi la faccia sempre

Alejandro Gonzalez Inarritu due volte premio Oscar (Birdman e Revenant-Redivivo), torna al cinema con Digger. Osserva quanto siamo disposti a deformare la realtà pur di continuare a considerarci gli eroi della nostra storia. Lo fa attraverso un film forte, che a tratti può infastidire, ma che, per quanto folle e irriverente, ho trovato estremamente reale. È proprio nell’esagerazione che la sua satira trova forza. Iñárritu esaspera comportamenti, contraddizioni e rapporti di potere fino a renderli grotteschi, eppure riconoscibili.

Si ride, ma sotto quella risata rimane il disagio di qualcosa che ci riguarda più di quanto vorremmo ammettere.
Tra i temi affrontati, il film mostra anche come l’uomo, nel tentativo di soddisfare i propri interessi, finisca per danneggiare l’ambiente e mettere in pericolo persino se stesso. E qui emerge tutta la nostra ipocrisia: siamo pronti a criticare i danni e chi li provoca, ma facciamo più fatica a guardare quanto il nostro modo di vivere dipenda da consumi, elettricità, benzina e comodità alle quali spesso non sappiamo rinunciare.

Questo non significa che tutte le responsabilità siano uguali, ma ci rende meno estranei al problema di quanto vorremmo credere. Il film tocca anche questa contraddizione in un momento in cui Digger viene accusato di ciò che ha fatto al mondo: la sua risposta ci mette davanti a quanto sia facile condannare un sistema e, allo stesso tempo, continuare a farne parte.

Digger, un uomo con troppo potere

Altrettanto riconoscibile è il ritratto del potere politico. Dietro le cariche e le grandi dichiarazioni restano esseri umani, con fragilità, limiti e paure. Il film esaspera l’immagine di una classe dirigente anziana, nella quale le debolezze personali si mescolano alla convinzione di poter controllare tutto. Ed è questo incontro a inquietare: cosa accade quando un uomo, con tutti i suoi limiti, dispone di un potere capace di condizionare il destino del mondo?
Nelle dinamiche raccontate dal film, persino la catastrofe sembra essere misurata soprattutto attraverso il suo costo economico. La sofferenza umana passa in secondo piano rispetto agli interessi da difendere, alle perdite da contenere e agli equilibri da preservare. È una delle osservazioni più amare di Digger: anche davanti all’urgenza, andare avanti diventa difficile quando il cambiamento minaccia chi trae vantaggio dalla situazione presente.

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Uno spettacolo nello spettacolo

A livello visivo, quello che mi ha colpito di più sono sicuramente le scene. La fotografia di Emmanuel Lubezki è splendida: le immagini sono curate, potenti e alcune rimangono nella memoria anche dopo essere usciti dalla sala. È uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente, perché riesce a dare forma a tutta la follia del film.

A tratti la storia è un po’ confusionaria, ma ci sono anche dei bei colpi di scena. Senza fare troppi spoiler, alcuni vengono svelati quasi subito e ti fanno pensare di aver già capito il gioco. Poi, però, tutto torna a mescolarsi, fino a diventare una sorta di spettacolo nello spettacolo. Questa cosa mi ha colpito: è come se anche il modo di raccontare rispecchiasse il caos che attraversa il film, per poi riportarti, alla fine, alla realtà. Il come preferisco lasciarlo scoprire a voi.

Digger, un futuro così impossibile?

Ho trovato Digger un film ben fatto, ambizioso e capace di lasciare qualcosa dopo la visione. Non so se sia un film da Oscar. So però che dà fastidio, e che parte della sua riuscita sta proprio lì: nel metterci davanti, attraverso la satira e l’esagerazione, un mondo che riconosciamo.
E ripensando al multiverso di tutti i futuri possibili, quello raccontato da Iñárritu sarebbe davvero così impossibile?

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