La casa delle donne, nuovo film di Melisa Godet, con Karin Viard, Lætitia Dosch, Oulaya Amamra. Il film sarà nei cinema italiani dal 29 ottobre 2026 e dura circa 110 minuti.
La casa delle donne, la luce nel buio
Periferia parigina, 2016. La casa delle donne è un progetto in via sperimentale, che mira a d essere una struttura di ascolto, accoglienza e aiuto per donne che hanno subito violenze. Non solo violenze fisiche, ma anche psicologiche. Un team di medici e professionisti, accoglie queste donne e le aiuta nei modi più disparati, cercando di guarire ferite fisiche e psicologiche. A capo c’è la dottoressa dottoressa Diane Khoury (Karin Viard), esperta in ricostruzione genitale, che si batte in ogni modo possibile ed immaginabile epr permettere a questo centro, a questa casa non solo di continuare il suo operato, ma anche di espandersi. Nella sua visione, questo modello di centro multisettoriale dovrebbe diffondersi in tutta Parigi, per permettere a più donne possibili di trovare rifugio e poter iniziare una nuova vita. Ma i fondi governativi stanziati per questo progetto sono sempre più agli sgoccioli, e ogni giorno potrebbe essere l’ultimo per questo progetto di aiuto e di ascolto…
Il trailer del film
La casa delle donne, un punto per rinascere
La casa delle donne tratta un tema centrale della nostra società. Un tema che ha diversi sfaccettature, ognuna complicata e delicata. Si va dalla violenza domestica, ai matrimoni combinati fino ad arrivare alla mutilazione genitale femminile. E in questo film, tutti questi temi vengono messi sul piatto della bilancia. Un “film sociale”, un film che cerca di far emergere e portare al grande pubblico temi di cui si parla forse poco. Temi delicati e temi in cui è facile potersi riconoscere.
La missione è molto nobile. La riuscita forse un pò meno. Perchè come spesso accade viene messa troppa carne al fuoco, si cerca di far vedere la vita di troppe donne, per dare una panoramica a 360° dei problemi, senza quasi soffermarsi su nessuno di essi.
Il tema ovviamente è molto delicato, e il film presenta uno spaccato di vita vera, di casi veri, di problemi veri. Potrebbe essere tranquillamente il centro sotto casa nostra, in cui ogni giorno medici e professionisti lottano contro la burocrazia, per cercare di aiutare e dare un’opportunità a donne che hanno subito ogni genere di cosa.
La casa delle donne, la speranza in un mondo di violenza
Molto chiaro è anche la continua lotta giornaliera, per trovare fondi che permettano a questo centro di continuare il suo operato, unica fonte di una possibile via d’uscita per donne intrappolate dentro mura di violenza domestica.
Però, a mio avviso dura troppo, ci sono troppi casi, ci sono troppe cose, ci sono troppe storie. Capisco l’intento, ma troppa carne al fuoco. Il finale del film poi, è un finale che non arriva mai, il film prosegue e prosegue, come se si volesse sfruttare ogni minuto per mettere sul piatto nuove tematiche, nuovi problemi, sembra quasi uno sfogo. E purtroppo secondo me, pur avendo un’importanza d’intenti, alla fine si ha l’impressione che troppe cose siano successe. Come voler lanciare addosso al pubblico la frustrazione dei medici che si ritrovano in overbooking di pazienti. E anche lo spettatore viene bombardato da continue richieste, continue tematiche.
Un film importante, non lo metto in dubbio, ma forse un pò troppo pieno.
