Backrooms è un film del 2026 di genere horror, diretto da Kane Parsons, con protagonisti Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve. La pellicola uscirà solo in sala a partire dal 27 maggio, distribuita da I Wonder Pictures.
-Articolo di Michele Scarperia
Quest’opera è basata sull’omonima leggenda metropolitana e creepypasta dalla quale è stata tratta la webserie omonima di YouTube, girata dalla stessa regista.
Backrooms
Il film parla di Clark (Chiwetel Ejiofor), proprietario fallito di un negozio di mobili che scopre nel seminterrato un passaggio per un labirinto di stanze gialle.
Il trailer del film
Un horror psicologico dal web molto ambizioso
Backrooms è uno di quei film che sembrano nati per restare solo su internet, e che invece riescono a trasformarsi in evento cinematografico. Diretto dall’esordiente Kane Parsons, famoso su YouTube, prende la mitologia creepypasta delle “backrooms” e la trasforma in un horror ambizioso e straniante.
Un film che ti trascina dentro una sensazione di vuoto. Di fatti la cosa più impressionante del film è l’atmosfera. Il regista capisce che la paura non deve derivare dal mostro di turno, ma dall’idea di trovarsi in un tempo completamente sbagliato. Corridoi troppo silenziosi, moquette infinite, stanze senza uscita: il film lavora sul disagio psicologico.
Backrooms è un incubo liminale incredibile. La fotografia e scenografia trasformano luoghi apparentemente banali in qualcosa di alienante. Evidenti le influenze dal mondo videoludico, ma al contempo con una forte identità cinematografica grazie al grande utilizzo del falso fan footage alla The Blair Witch Project.
Backrooms – Punti imperfetti
Non tutto però funziona alla perfezione. Il limite principale è rappresentato dalla sceneggiatura: l’idea di base funziona, ma dilatare un concept web corto nato come virale in un film non era facile. Di fatti a tratti risulta una certa ripetitività narrativa e personaggi troppo superficiali. Il film cerca di concentrarsi troppo sul senso di smarrimento che un vero sviluppo emotivo e narrativo.
In questo senso può anche essere visto come un qualcosa di nuovo: il primo vero horror generazionale costruito da un autore cresciuto tra YouTube, videogiochi e lore online.
Conclusioni
Il risultato finale è divisivo ma affascinante. Chi cerca una trama tradizionale potrebbe trovarlo frustrante, chi invece ama l’horror atmosferico e sperimentale probabilmente lo amerà. Non un film perfetto, ma uno di quei rari casi in cui un fenomeno nato sul web riesce davvero a evolversi in un cinema senza perdere la propria identità.
Backrooms è un horror che funziona più come esperienza sensoriale che come racconto classico: un viaggio claustrofobico nell’ansia contemporanea, dove la paura nasce dal sentirsi intrappolati in uno spazio che semrba infinito e senza significato.
