Visioni differenti: Seven Boxes

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Asuncion, 2005. Victor, 17 anni, sogna fama, ricchezza e pure un bel cellulare, nel frattempo sopravvive facendo il facchino in uno dei mercati della città. Non può rifiutare l’offerta di trasportare 7 scatole misteriose, che gli viene quasi per caso da alcuni loschi figuri. Ovviamente gli eventi precipiteranno a rotta di collo, tra bancarelle e vicoli puzzolenti.

Seven Boxes

Paraguay, rivelazione agli ultimi Mondiali

Questo è il primo film proveniente dal Paraguay a scorrermi davanti agli occhi, e l’ovvia riflessione “anche il Paraguay sta meglio dell’Italia” non mi provoca la minima amarezza. Ormai è talmente basso il livello cinematografico del nostro paese, le poche eccezioni sono talmente bistrattate e ghettizzate, che resta solo da aspettare la fine dell’agonia per gioire come pazzi isterici al definitivo funerale del cinema italiano.

Intanto, invece di restare come avvoltoi a fare ombra al futuro cadavere, voliamo in Sudamerica, curiosi e affamati di cinema come sempre. E dal Sudamerica ripartiamo con gli occhi cerchiati di lacrime, commossi dal capolavoro che è 7 Boxes (titolo originale 7 Cajas, regia di Juan Carlos Maneglia & Tana Schémbori). Un’opera da esportazione negli intenti dichiarati dai registi, una sorta di Manetti Brothers sudamericani: realizzata con un budget ovviamente risicato, attori inevitabilmente approssimativi, con un plot che segue le regole sacrosante del noir-action-crime-social-dark comedy-drama. E nonostante tutto ciò, è un’opera immensa, candidata fin d’ora ad entrare nella top ten del nostro 2014.

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Tiempos violentos

Fare il nome di Tarantino è diventato irritante, lo so, ma è inevitabile citarlo perchè la sceneggiatura, semplice e fortissima, con diversi twist geniali che ci hanno lasciato a bocca aperta per la suspense indotta, rimanda al suo stile, ed in parte anche alla scrittura di Inarritu. Anche Guy Ritchie viene in mente, sopratutto guardando i primi minuti di film. La coppia di cineasti ha dato al film un ritmo indemoniato, riprese acrobatiche efficacissime, con le telecamere appiccicate a qualsiasi cosa si muova, e capaci di far dimenticare al pubblico la limitatezza dei mezzi a disposizione. Ci siamo letteralmente inginocchiati in adorazione davanti ad una delle migliori scene di inseguimento di sempre, nella quale il fuggiasco e i suoi inseguitori non sono a bordo di auto truccate o moto acrobatiche, ma:

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si, guidano rudimentali carriole.

Uno di questi carretti è il mezzo di sostentamento principale di Victor, pischello che gironzola per il Mercado 4 di Asuncion (che è teatro principale della vicenda, straripante di corpi e vite intrecciate, si conoscono tutti) alla ricerca di consumatori dalle borse della spesa pesanti, offrendo di trasportare per loro la merce sul carrello. E guadagnando così qualche soldo.

Get rich or die trying

Pochi, troppo pochi,  per l’acquisto di un telefonino con videocamera incorporata, il sogno di Victor (e non solo suo: siamo nel 2005, in Paraguay l’oggetto in questione era una lussuosa novità). Che poi è il sogno del cinema: Victor si ferma imbambolato davanti ad ogni tipo di schermo, dalle telecamere per la sorveglianza ai televisori che in mezzo al mercato proiettano i dvd pirata dei film americani, recitando le battute a memoria.

Ma niente paura, qui di metacinema non c’è traccia.

Tutti hanno fame di soldi: il rivale di Victor è un padre disperato, disposto a tutto pur di comprare le medicine per il suo figlioletto malato; un macellaio losco traffica (anche) il cadavere di una vittima accidentale; un commerciante arabo organizza il rapimento della propria moglie per chiedere il riscatto ai suoi ricchi genitori; il ristoratore coreano pretende massima efficienza dalle sue dipendenti locali, che ovviamente non capiscono una parola e lo deridono.

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Ascoltiamo la telefonata tra Victor e un suo coetaneo, che ha appena rubato il cellulare al losco macellaio che ha ingaggiato Victor per una losca consegna:

-Hello.

-Hello, Mr. Dario?

-Questo non è più il numero di Mr. Dario.

-Cosa intendi con non è più il suo numero?

-Beh, è stato appena derubato del suo cellulare.

-E tu chi sei?

-Io sono il ladro.

-Ah, ok. …Io devo parlargli, è questione di vita o di morte.

-E’ parcheggiato in Dr. Francia Avenue, ha un camioncino verde e bianco, vicino ad un chiosco di hot-dog.

-Grazie, grazie mille amico. Ok, ciao.

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In patria ha ovviamente battuto ogni record d’incassi, in questi mesi è nei cinema statunitensi e continua a girare per i festival di mezzo mondo. In Italia uscirà il…ahahahahahahahahahah!

dikotomiko

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