Frankenstein è un film del 2025 scritto e diretto da Guillermo Del Toro, con protagonisti Jacob Elordi e Oscar Isaac. La pellicola uscirà nei cinema selezionati il 22 ottobre, per poi andare direttamente su Netflix a partire dal 7 novembre.
-Articolo di Michele Scarperia
Il film rappresenta l’ennesimo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1818 di Mary Shelly e verrà presentato in anteprima mondiale in concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il 30 agosto 2025.
Frankenstein
Passati quarant’anni dalla morte del dottor Victor Frankenstein tra i ghiacci dell’artico, il dottor Pretorius (Oscar Isaac) va in cerca della sua creatura (Jacob Elordi).
Il trailer del film
Frankenstein – Una grande opera di Del Toro
Con Frankenstein, Guillermo Del Toro realizza il suo progetto più intimo ed ambizioso. Non un semplice adattamento del romanzo di Mary Shelly, ma una vera e propria indagine sull’essenza dell’umano, sulla fragilità della creazione e sull’abisso che separa chi dà vita e chi la riceve. Da anni il regista messicano desiderava realizzare quest’opera e la sua versione non delude: un film denso, visivamente travolgente, capace di coniugare filosofia e sentimento, corpo e metafisica.
Sin dai primi fotogrammi si vede la firma di Del Toro, il gotico non è più semplice ornamento estetico ma materia viva pulsante. L’universo di Frankenstein è fatto di castelli immersi nella nebbia, laboratori barocchi, ghiacci artici che diventano paesaggi interiori. Tutto vive di un’estetica sontuosa, dove ogni location riflette la condizione dei personaggi: splendore, decadenza, bellezza e orrore che convivono come due facce della stessa medaglia. La fotografia e la colonna sonora solenne quasi liturgica, amplificano il tutto, rendendo il film un’esperienza sensoriale e spirituale.
Le riflessioni del regista
Ciò che rende davvero potente quest’opera è la riflessione di Del Toro sull’inadeguatezza e sul “complesso di dio”. Victor Frankenstein, interpretato da un’intenso Oscar Isaac, è un uomo che tenta di sfidate la morte e di avvicinarsi al divino, ma nel farlo rivela tutta la propria miseria umana. La sua creatura incarnata da uno straordinario Jacob Elordi, è allo stesso tempo figlio e specchio, vittima e carnefice, un corpo che muta e si trasforma, portando su di sé i segni del rifiuto e della ricerca d’amore.
Del Toro gioca in maniera magistrale con i corpi, li osserva, li plasma, li fa evolvere lentamente, come se la carne stessa fosse linguaggio filosofico. La metamorfosi del mostro diventa così percorso di consapevolezza, una riflessione profonda su chi sia davvero il mostro: l’essere imperfetto che desidera amare o colui che nel tentativo di creare rifiuta la propria creatura? In questo dualismo si innesta il senso del film: amore e dolore, genesi e distruzione, in un continuo scambio di ruoli che non lascia spazio a risposte definitive.
I due protagonisti
Jacob Elordi offre una performance sorprendente, fisica e struggente, restituendo al mostro un’anima tragica e dolente. Non mi sorprenderei di vederlo candidato all’Oscar, sicuramente questa prova attoriale rappresenta l’affermazione di un astro nascente. Oscar Isaac dal canto suo, interpreta un Victor divorato dal senso di colpa e dal delirio di grandezza. Tra i due si crea un dialogo di sguardi e silenzi che attraversa l’intero film, diventandone il cuore emotivo.
Frankenstein – Difetti e conclusioni
Le modifiche di Del Toro al romanzo originale risultano funzionali alla sua visione, tuttavia potrebbero lasciare perplessi i puristi dell’opera originale. Unici effettivi piccoli difetti sono una messa in scena dei primi minuti meno elegante del resto, e un’ultima parte che corre troppo arrivando con il fiatone alla conclusione. Imperfezioni che però riescono a non intaccare la forza complessiva dell’opera.
Frankestein è una riflessione visiva e filosofica sulla condizione umana. Del Toro non si limita a spaventare o commuovere, ci costringe a guardare, a domandarci cosa significhi davvero essere vivi, amare, creare, morire. Un film che parla di solitudini e ossessioni, di amore negato e desiderio di redenzione, di corpi che cambiano e anime che non trovano pace. Trova un linguaggio universale per dire ciò che Mary Shelly aveva intuito più di due secoli fa.
Un’esperienza che ti entra dentro dialogando direttamente con chiunque si sia sentito un mostro negli occhi di altri e abbia provato a tenersi insieme, vivendo con il cuore a pezzi ponendosi costantemente la domanda sul senso di andare avanti o se finirla lì.
