In occasione del 35º anniversario del film La Stazione opera prima di Sergio Rubini è stata proiettata al BIF&ST 2026 la versione restaurata in 4K seguita dall’incontro con Margherita Buy e Domenico Procacci, attrice protagonista e produttore del film.
La Stazione – Il successo inaspettato
Domenico Procacci, presidente di Fandango, aveva già prodotto Il grande Blek, ma è con La stazione di Sergio Rubini che, per lui e per Margherita Buy, qualcosa cambia: il film avrebbe segnato non soltanto le loro carriere, ma anche la storia di Fandango, diventando il primo grande successo della casa di produzione. Nel corso dell’incontro i due protagonisti hanno ripercorso quel momento degli inizi, quando era difficile immaginare il lungo percorso che li avrebbe attesi.
Per Margherita Buy La stazione è stato un film importantissimo: il successo ottenuto in Italia, seguito dal viaggio a New York e dall’accoglienza internazionale, rappresentò una svolta decisiva per la giovane attrice. Per Procacci fu invece un progetto capace di dare una precisa identità alla neonata Fandango e di aprire la strada a una delle più importanti esperienze produttive del cinema italiano.
Il film fu proiettato anche a Venezia nella settimana della critica e raccolse un grande consenso di pubblico perché in quel momento fotografava rapporti e conflitti all’interno della società mantenendo i toni più leggeri della commedia.
Domenico Procacci, La Stazione e il valore del cinema indipendente
Domenico Procacci ha ricordato l’anno dell’uscita de La stazione, soffermandosi anche sulla particolarità dei David di Donatello di quella stagione, assegnati ex aequo, e sul riconoscimento che, a suo giudizio, il film avrebbe meritato ma che non arrivò. Un passaggio che restituisce il clima di quegli anni e il valore di un’opera che, pur nata nel terreno del cinema indipendente, riuscì a raggiungere un pubblico ampio e a imporsi all’attenzione della critica.
La stazione è, del resto, un esempio emblematico di come una produzione indipendente possa riuscire a superare i confini del circuito più ristretto e arrivare al grande pubblico. È una strada che Procacci ha continuato a percorrere nel corso della sua carriera, investendo su nuovi talenti, accompagnandoli negli esordi e dando spazio a registi e interpreti destinati a lasciare il segno nel cinema italiano.
Da qui la riflessione sulla situazione attuale del cinema italiano, attraversato da una fase di profonda trasformazione e difficoltà, ma anche da nuove energie e dalla volontà di molti giovani autori di trovare strade diverse e liberarsi da modelli e vincoli consolidati.
La magia de La stazione: dalla scena teatrale al set
Tornando con la memoria a quel set, Domenico Procacci e Margherita Buy hanno ripercorso la nascita de La stazione. Il progetto nasce dalla pièce teatrale di Umberto Marino, che Sergio Rubini aveva interpretato in scena insieme a Margherita Buy. Da lì prende forma l’idea di trasformare quella storia in un film e di affidare proprio a Rubini anche la regia.
I due protagonisti hanno ricordato il clima di quelle giornate di lavorazione, quando ancora nessuno poteva sapere che quel piccolo film sarebbe diventato un successo: l’intesa tra gli attori, la sintonia con il regista, la forza della storia e persino le difficoltà della lavorazione possono trasformarsi in un’energia capace di arrivare fino allo spettatore.
Il mestiere dell’attore e la scelta del cast
Si è parlato anche del mestiere dell’attore e di quanto spazio ci sia, nel cinema, per partecipare alle scelte che riguardano un film. A Margherita Buy, chiamata a ricordare la propria esperienza dietro la macchina da presa, è stato chiesto quanto sia stata libera, da regista, nelle scelte degli attori. Un’esperienza che le ha permesso di guardare al mestiere da una prospettiva diversa e di comprendere ancora più profondamente quanto la scelta di un interprete possa incidere sulla costruzione di un personaggio e sull’identità complessiva di un film.
A Domenico Procacci è stato chiesto quanto un produttore intervenga nella scelta degli interpreti e quanto, invece, lasci questa responsabilità al regista. Una domanda che ha offerto l’occasione per riflettere sull’equilibrio tra le diverse figure che concorrono alla realizzazione di un film e sull’importanza di costruire un cast in sintonia con la storia che si vuole raccontare.
Margherita Buy, la fedeltà al cinema italiano e l’esordio alla regia
A Margherita Buy è stato poi chiesto cosa significhi, per lei, essere fedeli al cinema italiano. Un legame che ha caratterizzato tutta la sua carriera: l’attrice ha infatti scelto di lavorare prevalentemente con registi italiani, una scelta che, come ha raccontato, ha avuto anche a che fare con una certa paura dell’ignoto, con il timore di allontanarsi da un ambiente e da una lingua cinematografica che sentiva propri.
La prova è arrivata quando ha deciso di affrontare un territorio per lei completamente nuovo: la regia. Con Volare, il suo primo film dietro la macchina da presa, si è confrontata con responsabilità e dinamiche che fino a quel momento aveva vissuto dall’altra parte del set. Una scelta che, nonostante il naturale timore di misurarsi con l’ignoto, ha affrontato con coraggio e curiosità.
Cinema e piattaforme
Al termine dell’incontro non poteva mancare una riflessione sull’esplosione delle piattaforme e la crescita della serialità. Anche Margherita Buy e Domenico Procacci hanno avuto modo di confrontarsi con questo nuovo scenario, seppure con percorsi differenti: l’attrice ha scelto con grande parsimonia i suoi lavori per la serialità, mentre Procacci si è aperto anche alla produzione di serie televisive. Ma il cinema continua a occupare un posto speciale nel loro percorso.
Procacci ha sottolineato come cinema e serialità siano, innanzitutto, due mestieri diversi, con tempi, modalità produttive e forme di racconto differenti. L’avvento delle piattaforme ha modificato profondamente il modo di produrre e di fruire le storie, creando nuove possibilità per autori e produttori. Questo, però, non significa necessariamente dover scegliere tra un mezzo e l’altro.
Per concludere Domenico Procacci e Margherita Buy hanno parlato di quanto sia difficile dare consigli a chi sta costruendo il proprio percorso lavorativo nel cinema.
Termina qui l’articolo dedicato al film La stazione. Continua a leggere tutti gli articoli dedicati al BIF&ST 2026. Hai già letto l’articolo dedicato all’incontro dell’attrice Luisa Ranieri?
