Verity, ultimo film per la regia di Michael Showalter con Dakota Johnson e Anne Hathaway. Il film dura circa 2 ore e sarà al cinema dal 1 ottobre 2026.
Verity, la verità sta nel mezzo?
Lowen Ashleigh (Dakota Johnson) è una scrittrice di non così evidente successo. Quando le cose sembrano andare per il peggio, le arriva la proposta della vita: diventare la ghost writers di Verity (Anne Hathaway), una delle scrittrice più lette del pianeta.
Aggiungiamo che a fare la proposta è il marito (belloccio) di Verity, e mezzo milione di dollari di compenso e otteniamo una risposta positiva immediata. Certo, accettare significa andare a vivere in una casa sul lago in mezzo al nulla, e scoprire anche il motivo per cui serve una ghost writer.
Verity ha subito un’incidente d’auto ed è rimasta completamente paralizzata, dipendente in tutto e per tutto dall’infermiera o dal marito. Ma i libri devono continuare ad uscire, l’editore non ammette ritardi e quindi serve qualcuno in grado di rispettare consegne e garantire parole.
Ma cosa si nasconde in questa casa isolata da tutti e tutto? Qual è la verità, cosa si nasconde nelle scatole di appunti disordinati e caotici che Verity ha lasciato? Un nuovo best seller… O qualcosa di inquietante e profondo?
Il trailer del film
Verity, partito bene ma poi…
Il film parte nei migliori dei modi, c’è il giusto grado di mistero, il giusto pizzico di inquietudine… Una storia misteriosa, una scrittrice che più la si conosce più pare una psicopatica che scrive di psicopatici, il marito innamorato e fedele…
Ma poi… Iniziano a esserci come dei campanellini, come delle cose un pò troppo forzate, un pò troppo prevedibili e un pò tanto fastidiosette. Come Dakota, che il ruolo di Anastasia in 50 sfumature di grigio, non riuscirà mai a levarselo di dosso. E in questo film è totalmente (e insopportabilmente) fuori personaggio.
Ha passato più di metà film con le mani sulla bocca.
Stupore? Mani sulla bocca.
Terrore? Mani sulla bocca.
Sorpresa? Mani sulla bocca.
Alla fine diventa proprio una macchietta caricaturale del personaggio, più che un gesto per esprimere emozioni. Passiamo poi a dei dialoghi, di un livello di banalità che nemmeno i biscotti della fortuna. Non c’è pathos, ci sei solo tu che pensi… Ma chi ha scritto questa cosa?
Per arrivare alla quasi inespressività totale di Josh Hartnett. Perchè diciamocelo. In questo film quella più espressiva risulta Anne Hathaway che nel film è catatonica e paralizzata. Il risultato visivo fa sembrare tutti i personaggi di questo film un pò plasticosetti e inespressivi. Come i fumetti anni 80 delle Barbie (e questo è divisivo nel pubblico, perchè chi conosce ha capito, chi non conosce è troppo giovane. Andate a farvi una cultura su google).
Molto rumore per poca Verity
Poi ci sono dei momenti di imbarazzo nel film, ma imbarazzo totale. Non è uno spoiler, ho controllato e la scena c’è nel trailer. Di che scena parlo? Ma della scena alla Twilight, dove lei, in preda alla passione, morde il legno della testata del letto, lasciando l’arcata dentale (notate bene i canini, signori e signore) impressa nel legno. Roba che una persona normale, non dico non farebbe, ma non potrebbe lasciare. Ma poi tecnicamente com’è possibile che abbia lasciato il segno? A parte la durezza del legno, ma proprio come ha fatto a mordere? Ma poi questa scena di un cringe pazzesco (e qui non faccio spoiler, ma peggiora) ma a che scopo? Ma perchè?
Poi non parlo (altra scena che vedete nel trailer quindi no spoiler) del lasciare che un bambino metta in bocca un coltello intero. Ma regia, tutto bene? Ai miei tempi si chiamava il telefono azzurro per molto meno.
Verity è un film con un enorme potenziale, completamente gettato alle ortiche, tra recitazione, doppiaggio e dialoghi. Credo sia uno di quei tipici casi di “molto rumore per nulla” e “il libro era meglio”. Per non parlare poi del finale dopo il finale. Che sembra proprio inserito a forza oltre il finale e poi non finisce.
Infine una piccola nota:
Un applauso tutti insieme all’infermiera che nel film si occupa di Verity, la sua presenza, proprio del suo personaggio è la cosa che pone più interrogativi di tutti. Del tipo, dai a fine film abbiamo capito che sei lì solo per lo stipendio e non ti può interessare di meno di tutto quello che ti succede vicino. Assurdo come certi personaggi che potrebbero/dovrebbero avere un ruolo magari anche importante, alla fine riescono ad avere lo spessore dell’insalata in un hamburger.
Il libro è meglio
Verity Crawford. Non una scrittrice qualsiasi. LA scrittrice per eccellenza.
Lowen Ashleigh, una scrittrice sull’orlo della bancarotta, che si vede offrire una proposta che non può rifiutare. Diventare la ghost writer di Verity, scrivere i suoi libri, trasferirsi nella sua casa. Perché? Perché Verity è paralizzata, incapace di muoversi e parlare, dopo un incidente d’auto. E il marito ha deciso di trovare in Lowen la voce di Verity e di affidarle questo compito, ospitandola a casa, dandole totale accesso agli appunti della moglie… Ma più Lowen conosce la mente di Verity, del marito e del figlio, più rimane perplessa e spaventata…
Verity, scritto da Colleen Hoover, pubblicato in Italia da Sperling&Kupfer. Uno dei classici casi in cui il libro è decisamente meglio del film! Un libro in cui da ogni pagina trasuda inquietudine, mistero, e un libro che quando lo inizi tendenzialmente non vorresti staccarti più, per capire cosa succede. E soprattutto capire chi stà dicendo la verità, chi è il “colpevole” e chi invece è stato incastrato in questa storia. Perchè non sempre il colpevole è quello che sembra e troppe volte chi sembra innocente non lo è così tanto guardando da vicino.
Verity, vi aspetta in libreria! O al cinema, se preferite… Dopotutto, la verità non ha che una maniere di essere, ma qui forse le maniere sono più di una…
