Toy Story 5 è un film del 2026, di casa Disney-Pixar, co-scritto e diretto da Andrew Stanton. La pellicola uscirà, solo in sala, a partire dal 18 giugno distribuito da Walt Disney Picture.
-Articolo di Michele Scarperia
Quest’opera rappresenta il quinto film del franchise “Toy Story” e il sequel diToy Story 4 (2019), nonché 31esimo lungometraggio Pixar.
Toy Story 5
Dall’addio di Woody, Jessie ha preso il comando dei giocattoli di Bonnie insieme a Buzz Lightyear. Ma tutto verrà sconvolto quando alla bambina viene regalato un tablet di nome Lilypad, che ridefinirà gli equilibri.
Il trailer del film
Toy Story torna a colpire
Quando venne annunciato Toy Story 5, era inevitabile che molti spettatori storcessero il naso. Dopo un quarto capitolo che aveva diviso parecchio, soprattutto per alcune criticità legate alla caratterizzazione dei personaggi storici, il timore era quello di assistere a un altro sequel claudicante. Eppure no, il nuovo film riesce nell’impresa più difficile: trovare qualcosa di nuovo, e attuale, da dire senza tradire l’identità della saga.
Il tema cardine è quello dell’avvento della tecnologia per i bambini, viene affrontato con un approccio sfumato. Toy Story 5 non condanna la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata, parlando così più a un genitore che ai bambini. Era prevedibile che il discorso prendesse questa direzione, anche se in alcuni momenti, la riflessione tende a diventare troppo semplice e rassicurante. In questo senso, sarebbe stato interessante un approccio più cinico e meno accomandante verso le contraddizioni del presente, la prima Pixar probabilmente lo avrebbe fatto.
Ma oltre questo, il film utilizza la tecnologia per parlare di molto altro, per parlare di tanti temi universali: la paura del giudizio, il timore di restare indietro in un mondo che corre sempre più veloce e la sensazione di non essere all’altezza delle aspettative altrui. Una storia che racconta cosa significa confrontarsi con persone che forse non meritano il nostro sforzo di adeguamento, ma delle quali continuiamo comunque a cercare approvazione.
Uno degli aspetti più riusciti è proprio il suo discorso sulla socialità contemporanea. Il film si chiede cosa stiamo perdendo e cosa invece guadagnando in un’epoca dominata dalle nuove tecnologie, evitando quasi sempre facili nostalgie, anzi. Per questo riesce a parlare a spettatori di tutte le età: ai più giovani, che vivono questi cambiamenti sulla propria pelle, agli adulti, che spesso faticano a riconoscersi in un presente così rapido e mutevole.
Il grande ritorno di Jessie e la coppia Woody-Buzz
In questo nuovo Toy Story spicca Jessie, vera protagonista dell’opera. Attraverso il suo percorso, il film costruisce un interessante discorso intergenerazionale e, in maniera molto naturale, anche femminista. Non c’è bisogno di slogan o dichiarazioni manifeste: basta osservare il modo in cui il personaggio cresce e le scelte che compie. La decisione finale che riguarda Buzz è emblematica.
Woody e proprio Buzz, pur avendo meno spazio rispetto al passato, risultano comunque funzionali all’economia della storia. Woody, in particolare, appare talvolta una presenza simbolica più che un vero motore narrativo, unica cosa è metafora di vecchiaia contrapposta all’evoluzione di Buzz, che invece è protagonista di un’intuizione geniale che utilizza il personaggio per analizzare il rapporto tra individui e tecnologia. Entrambi risultano sicuramente gestiti meglio rispetto al quarto capitolo. Plauso poi ai nuovi personaggi introdotti, tutti perfetti e memorabili.
Toy Story 5 – Piccole note stonate
All’interno di questo splendido spartito, abbiamo qualche nota stonata. Alcuni passaggi narrativi risultano ripetitivi e in certi casi si percepisce una costruzione piuttosto pretestuosa degli eventi. Si tratta però di difetti marginali, che mai compromettono il coinvolgimento emotivo o l’efficacia complessiva della storia.
Piano tecnico e conclusioni
Sul piano tecnico, invece, Pixar continua a confermarsi una garanzia. L’animazione è di altissimo livello, la regia accompagna con sicurezza sia i momenti più spettacolari che quelli intimi, e l’intero comparto visivo mantiene quello standard qualitativo che da sempre è marchio di fabbrica dello studio.
Alla fine, Toy Story riesce dove il suo predecessore aveva fallito: recupera l’essenza dei personaggi senza rinunciare a interrogarsi sul presente. Pur scegliendo talvolta scorciatoie narrative e una visione forse troppo conciliatoria della tecnologia, il film trova temi autentici e universali. Un racconto che parla di cambiamento, di identità, di rapporti umani e della paura di non trovare più il proprio posto nella società. E proprio per questo riesce, ancora una volta, a parlare davvero a tutti.
