La grazia

La Grazia – Film di apertura di Venezia 82

La Grazia è un film del 2025 scritto, diretto e co-prodotto da Paolo Sorrentino, con protagonista Toni Servillo. La pellicola distribuita da PiperFilm uscirà solo in sala a partire dal 15 gennaio 2026.

Articolo di Michele Scarperia

Quest’opera rappresenta il film d’apertura dell’82 esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia presentato il 27 giugno in concorso, e l’undicesimo lungometraggio del regista.

La grazia

La Grazia

Il Presidente della Repubblica Mariano De Santi (Toni Servillo) è anziano e a fine mandato, quando gli viene chiesto di concedere la grazia a due condannati e approvare la legge sull’eutanasia. Lui da ex giurista profondamente religioso si troverà davanti al più grande dilemma morale della sua vita.

Il trailer del film

La Grazia – Un Sorrentino diverso ma non troppo

Paolo Sorrentino dopo aver presentato lo scorso anno il suo Parthenope (2024) al Festival di Cannes, si presenta al Lido con la sua personale versione del Presidente della Repubblica interpretato dal suo solito ed amato Toni Servillo.

Quest’opera conferma Sorrentino come uno degli autori più riconoscibili del cinema contemporaneo italiano. Dal punto di vista tematico, il film appare come uno dei suoi lavori più compiuti: una pellicola che riesce a riflettere brillantemente su dubbi morali, umanità, politica, religione, amore e gelosia con una leggerezza apparente, giocosa e allo stesso tempo profondamente stratificata. Un film che intrattiene e stimola, che fa sorridere e pensare.

La grazia

Sorrentino costruisce un racconto brillante, sorretto da dialoghi affilati e da una scrittura che sembra divertirsi a mettere alla prova lo spettatore, invitandolo a perdersi tra ossessioni e improvvise illuminazioni. In questo senso La Grazia riesce quasi a essere un film perfetto sul piano delle idee, ogni tema si intreccia con l’altro, restituendo una visione dell’Italia complessa sotto ogni punto di vista.

Stile e piccoli difetti

E’ però sullo stile che emergono piccoli difetti. I, seppur pochi, elementi grotteschi tipici del regista sono sempre fini a se stessi risultando di troppo, come anche i simbolismi che rischiano a tratti di appesantire un racconto che non ne aveva bisogno. Si ha la percezione che Sorrentino abbia inserito questi suoi espedienti tipici per ribadire la sua firma autoriale, senza riuscire ad adattarli bene alla narrazione. Fortunatamente, questi eccessi sono pochi e maggiormente concentrati nella prima parte, lasciando poi spazio a un film più misurato.

Impossibile non citare poi l’abbondanza dei primi piani su Toni Servillo, quasi da regista totalmente innamorato del suo attore. Magnetico come sempre ma talvolta inquadrato secondo soluzioni ormai abusate, stucchevoli. Nonostante ciò, la sua presenza è centrale e carismatica, capace di tenere insieme ironia e malinconia.

La Grazia – Conclusioni

La Grazia è senza dubbio un’opera che si iscrive tra i migliori lavori di Sorrentino. Un film ricco e stimolante, che conferma il talento quanto i limiti di uno dei più grandi registi del panorama cinematografico italiano contemporaneo.

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